DELLY.
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LA LAMPADA ARDENTE.
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1961. A. Salani Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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 la storia della lotta della bella Paola nella scelta tra le lusinghe della vanit e le attrattive di un vero amore. Paola  debole e cede alla vanit. Ma un vero amore  forte e tenace e non cede di fronte ai pi ardui ostacoli quando si tratta di conquistare la felicit.
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CHI E' DELLY.
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Delly  uno pseudonimo collettivo adottato dai fratelli Jeanne-Marie (Avignone, 13 settembre 1875, Versailles, 1947) e Frdric Petitjean de la Rosire (Vannes, 1876, Versailles, 1949).
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire.
Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione.
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria, la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi, ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925, e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica.
L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello.
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca. Si tratta quasi sempre di drammi, spesso con divagazioni, in castelli e foschi paesaggi, tra intrighi, complotti, fanciulle candide ed innocenti vittime di congiure o di tradimenti e macchinazioni di amanti o parenti diabolici e cose del genere, molto in linea con il Feuilleton ottocentesco.
Lo stile  considerato piatto dalla critica, gli intrecci ripetitivi e costruiti su un modello immutabile: l'opposizione fra una protagonista che simboleggia la purezza ed altri personaggi che cercano di ostacolare la sua ricerca dell'amore perfetto. Tutta l'opera di Delly porta l'impronta della struttura sociale e della moralit degli inizi del secolo, restando impermeabile ai mutamenti sociali e culturali che attraversarono l'epoca in cui vissero i due autori.
Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly".
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LA LAMPADA ARDENTE.
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PARTE PRIMA.
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Capitolo 1.
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Con pochi tratti rapidi Raimondo termin il disegno, poi alz gli occhi e guard a lungo lo schizzo del paesaggio che aveva disegnato.
Si trovava sopra uno spiazzo roccioso circondato da pini e da betulle. Fissava lo sguardo nella forra in fondo alla quale, invisibile, gorgogliava un fiumicello impetuoso.
Dinanzi a lui, tra gli abeti e i faggi che crescevano dovunque non fosse nuda roccia, si ergeva un'enorme rupe color fumo striata di rosso.
Sul finire di quel grigio pomeriggio apparve qualche raggio del sole che era sceso all'orizzonte dietro una lunga nuvola perlacea.
Quel lieve chiarore lambiva appena la vetta della grande rupe, carezzava gli arbusti piegati verso l'umido fresco del fiume, il versante della forra dove si trovava il piccolo spiazzo dalla ringhiera di legno di abete fiorita da gerani rosa.
In quella solitudine il silenzio non era turbato che dal brontolio del torrente; ma dopo pochi istanti Raimondo sent il rumore di un passo. Si volt e vide una ragazza avanzarsi nel viale di pini che saliva fino allo spiazzo. L'ombra circostante faceva apparire pi chiara la snella figura vestita di un leggero abito color spigo, la carnagione delicata, i capelli biondi. Le scarpette di daino grigio sembravano sfiorare il suolo coperto da aghi di pino.
Raimondo le sorrise e domand: Vieni a cercarmi, Paola?
No, caro. Sono soltanto le sei. Venivo a cercare Arianna che deve essere da queste parti.
Eppure non l'ho vista!
Verr certamente qui. Aspettiamola, vuoi?
Sicuro. Mi basta tornare a casa un po' prima di desinare per mettermi lo smoking.
Mentre parlava la ragazza saliva i pochi scalini rustici che portavano allo spiazzo.
Raimondo le porse la mano per aiutarla a superare l'ultimo scalino, ed ella vi appoggi la sua ringraziandolo con un sorriso.
Disegnavi la Rupe dell' Inferno?
S.  l'ora adatta. L'ombra sta per avvolgerla, ma i contorni sono ancora netti.
Guarda. Va bene?
Benissimo. Diventi sempre pi bravo, Raimondo. Il Foro annoverer tra i suoi membri un vero artista.
Risero entrambi.
A proposito di avvocati, ella soggiunse non ti pare che il signor Daubrey, dopo il suo successo, sia cambiato?
Raimondo scroll un po' la testa. S... forse si d pi arie del solito.
Si d delle arie? Che idea! Nella voce di Paola c'era una certa contrariet.
 cosciente del suo valore, innegabilmente grande. Dici cos per quel suo aspetto un po' freddo?... Eppure lo conosci abbastanza per sapere che, quando vuole, pu riuscire piacevolissimo.
Scusami, cara, ma non condivido l'entusiasmo tuo e di tua madre per lui. Riconosco senza alcuna obiezione il suo valore professionale; ma all'infuori di questo, le nostre idee, i nostri punti di vista, sono troppo divergenti perch io e lui possiamo intenderci.
Paola fece qualche passo verso la ringhiera e uscendo dall'ombra dei pini fu illuminata dalla tenue luce del sole. La sua carnagione aveva la trasparenza di una fragile porcellana rosea. Sebbene fosse piuttosto alta, c'era molta armonia nel suo personale snello, agile e graziosissimo.
Con gesto lento appoggi le mani lunghe e bianche al legno rustico della ringhiera.
Ti riferisci forse alla sua mancanza di fede, alle sue idee politiche, alla sua educazione tanto diverse dalla tua?
Parlava senza guardare Raimondo, Sembrava intenta a contemplare la rupe, che si ergeva davanti a lei come una gigantesca sentinella a guardia della forra.
Raimondo rispose brevemente: Pu darsi che sia cos.
Fece qualche passo e si ferm accanto a Paola. Neppure a un buon osservatore la rassomiglianza dei lineamenti avrebbe rivelato subito il loro legame di parentela, perch il viso di Paola era di una delicatezza eccezionale, mentre quello di Raimondo, con lo sguardo fermo, talvolta ardente e dominatore, era virile nonostante la regolarit dei lineamenti. Tuttavia il suo viso sapeva addolcirsi, e si addolciva anche in quel momento posandosi su Paola che, appoggiata con le mani alla ringhiera, sporgeva verso la forra la vita snella e flessuosa simile al lungo stelo di un bel fiore.
Pu darsi che sia cos... ma  anche perch i nostri caratteri sono troppo diversi.
Ho dei buoni colleghi, e anche un ottimo amico, che purtroppo non condividono la mia fede; le idee politiche di alcuni di costoro sono in contrasto con le mie; e pur biasimandoli, non ho per loro meno stima, perch li credo sinceri. A Daubrey invece rimprovero proprio la mancanza assoluta di convinzioni, qualunque esse siano, la sua innata amoralit, della quale ho avuto varie prove, il suo disprezzo per tutte le antiche frottole, come gli ho sentito qualificare tutto ci che noi rispettiamo, e che fa la forza e l'onore di una razza. , in tutta l'estensione del termine, un arrivista, capace, temo, di difendere la peggiore causa, purch vi trovi il suo tornaconto.
Credo che tu esageri! Non sono affatto della tua opinione. E neppure la mamma.
A volte sei troppo assoluto nei tuoi giudizi, caro.
Lo guardava e gli sorrideva, come per attenuare il rimprovero delle sue parole.
Bisogna essere indulgenti con lui, non ha avuto come te chi l'ha guidato al bene fino dai primi anni della vita.
Raimondo disse con dolcezza mentre posava una mano sulla spalla di lei, che si ritrasse leggermente: Sei una bimba, Paola. Certe cose non le puoi capire.
La giovane fece il broncio. Vuoi dire che sono una sciocca?
Il giovane si chin, baci i capelli biondi e ripet, con lo stesso tono pacato, pieno di tenerezza: Sei una bimba incantevole, e ti amo, Paola mia, mia fidanzata.
Ogni traccia di contrariet disparve dal bel viso. Paola reclin la testa e offr la fronte alle labbra di Raimondo. Egli la strinse a s con un gesto da padrone. Non gli apparteneva forse da sempre quella bionda cugina che aveva conosciuta fin da bambino e della quale gi allora si diceva: Sar la moglie di Raimondo? I loro padri erano cugini e le due famiglie erano sempre vissute nella pi affettuosa intimit. Tacitamente era deciso da anni che Raimondo avrebbe sposato Paola appena si fosse fatto una posizione.
Egli mormor: Tesoro mio, ci sposeremo alla fine dell'inverno. Mi hanno affidato diverse cause con le quali spero di farmi un nome che sar orgoglioso di offrirti. Fino a ora non ero che un povero avvocato poco conosciuto e i miei guadagni erano assai scarsi. Oh, sai bene che non c' da preoccuparsi di questo! Ho la mia dote, e la mamma sar generosa con noi.
Non voglio vivere con i denari di mia moglie, lo sai.
S, so che sei orgoglioso.
Lo guardava con tenerezza. I suoi occhi di un grigio cangiante avevano la dolcezza di una carezza, nell'ombra delle ciglia bionde che si abbassavano lentamente.
Egli domand, in un sussurro: Mi ami?
S, ti amo.
Come tutti gli innamorati, si compiacevano nel ripetersi a vicenda ci che gi sapevano. Paola si rannicchi ancor pi tra le vigorose braccia, le care braccia protettrici.
Il chiarore del pallido tramonto si diffondeva sui suoi capelli biondi senza accendervi alcun riflesso. Sotto di loro, lungo il pendio, le fronde erano immerse nella luce morente.
Vi fu un fruscio di foglie, e un grosso corpo velloso balz da un cespuglio sullo spiazzo. Paola si raddrizz, si volt, e disse sorridendo: Ecco Aby. Arianna non deve esser lontana.
Parlavi poco fa del cambiamento di Daubrey. Quello di sua sorella  ben pi sorprendente.
S, specialmente per te che non l'avevi vista da diverso tempo.  davvero molto carina.
Davvero! ripet Raimondo accarezzando il cane che gli si era avvicinato.
Un rumore di passi leggeri venne dall'erto viottolo che discendeva con numerose curve sino in fondo alla forra. Paola disse allegramente: Arianna  proprio intrepida! Ha gi esplorato tutti i nostri sentieri.
Sotto lo spiazzo apparve una ragazza vestita di grigio, col viso acceso dall'aria e dall'essersi inerpicata per sentieri difficili. Con pochi agili balzi si trov sullo spiazzo, accanto a Paola e a Raimondo.
Tornavo qui per vedere questa famosa Rupe dell'Inferno.  questo il momento in cui diventa pi cupa?
S, guardate, signorina.
La grande rupe grigia, infatti, non era che tenebre. La luce abbandonava la vetta. La forra diventava un nero abisso da cui saliva il brontolio dell'acqua gorgogliante. Appoggiata alla ringhiera Arianna chinava verso il fondo la testa dalla soffice chioma. Il raggio di sole vicino a sparire sembrava attardarsi compiacente sui riccioli di un castano dorato, sulla fronte eburnea cos ben modellata.
Quando la fanciulla si raddrizz, i suoi occhi violetti furono illuminati da quella pallida luce.
Questa lugubre rupe  degna del suo nome. Paola, mi dicesti che ha una leggenda?
Una leggenda che forse corrisponde alla verit. Un tempo una ragazza, presa dalla disperazione, si butt di lass nella forra, sotto gli occhi del fidanzato che l'aveva abbandonata e che, dicono, si trovasse proprio qui. Accasciato dai rimorsi costui fugg, err a lungo, e finalmente si rifugi in un monastero dove dopo anni e anni di dura espiazione mor tra grandi sofferenze che aveva chieste a Dio per ottenere la salvezza dell'anima della sua fidanzata.
Sulle labbra di Arianna, di un rosa vivo e fresco, apparve un sorrisetto ironico.
Povera ragazza! Morire per amore, che pazzia!
Vi pare che non ne valga la pena, signorina? disse Raimondo.
Osservava intanto quel viso il cui avvincente fascino non corrispondeva al ricordo che egli serbava della studentessa sempre allegra, dalle espressioni argute e mordaci, che vestiva malamente e rideva ella stessa del suo incedere dinoccolato, dei suoi gesti sgarbati, delle sue rudi fattezze.
Quando sar in toga e tocco al banco degli avvocati mi sbaglieranno con i miei colleghi maschi, soleva dire.
A quei tempi Raimondo condivideva tale opinione, specialmente quando vedeva Arianna accanto a Paola cos fine ed elegante e sempre cos femminile. Ma ora doveva cambiar parere.
Senza esser dotata di una bellezza regolare, Arianna aveva molto di pi: grazia nei movimenti, vivacit nell'espressione del viso, carnagione lattea che un giovane sangue vivo coloriva di rosa., e occhi che sembravano contenere un mondo di pensieri, ora gravi ora giocondi.
Alla domanda di Raimondo Arianna rise un po' beffarda.
Ah, no davvero! Per me l'amore merita poco.
Dici cos, ma un giorno...
Paola si appoggi al braccio dell'amica, e in pari tempo rivolse a Raimondo uno sguardo che voleva dire: Io so quanto sia dolce e desiderabile.
Arianna rise di nuovo. Per lo meno non credo che far pazzie del genere. Per ora il mio lavoro e la mia professione mi bastano. Quelli almeno non mi faranno soffrire o per lo meno non faranno soffrire il mio cuore. E io temo soltanto quelle sofferenze l.
Pieg un po' la testa per guardare un'ultima volta nel fondo della forra, e Raimondo osserv il bel colore dorato che prendeva la sua capigliatura in quel giuoco di luce.
Credo che sia l'ora di tornare a casa. Dopo essere passata per quei deliziosi viottoli dove i rami si attaccano senza complimenti ai capelli, bisogna che mi ripettini.
Sei perfettamente in ordine, disse Paola. Non sei pi la ragazzina disordinata di un tempo... te ne ricordi, Raimondo?
E come! disse lui sorridendo.
Squill una risatina. Una gaiezza giovanile brillava negli occhi di Arianna.
E io ho conservato il ricordo di un giovanottone compto che mi fece un'osservazione sul mio vestito trasandato. Fu sulla spiaggia di Cabourg, e avevo dodici anni. Ve ne serbai rancore per otto giorni, caro signore, poi dimenticai!
Un sorriso le schiudeva le labbra, le saliva fino agli occhi: un sorriso malizioso in cui s'insinuava una sfumatura di scherzo e una lieve ironia.
Raimondo rispose allegramente: Faceste benissimo. Mi impicciavo di cose che non mi riguardavano affatto, e siete molto buona a non serbarmene rancore.
Ella dette una scrollatina di spalle ed ebbe una certa strizzatina delle labbra, che voleva dire: Il fatto  che non me ne importava nulla, in fondo. Poi si chin per dare un'occhiata all'album che Raimondo aveva posato sopra una panca.
 vostro? Posso vedere?
Raimondo lo prese e glielo porse. Ella lo sfogli a lungo. Paola le era accanto, e si piegava per guardare insieme con lei. Formavano cos un gruppo incantevole nella cornice severa dei pini. Appoggiato alla ringhiera, con la schiena volta alla Rupe dell'Inferno, Raimondo le guardava.
Egli pensava: Quale delle due  la pi bella?
E il suo cuore innamorato rispondeva senza esitare: Paola, la mia Paola dai lineamenti delicati, dal colorito di fiore appena schiuso.
Arianna rialz gli occhi dicendo: Ma avete un vero talento, signore!...  quasi peccato che non abbiate scelto la carriera artistica, invece di quella del Foro! Vi lascio, adesso, poich  gi l'ora di andare a vestirmi. Non vieni, Paola?
No, sono gi pronta; rester qui ancora un po'. C' un frescolino delizioso dopo questa giornata cos calda. Ti accompagna Raimondo; torna a casa anche lui.
I due giovani, preceduti da Aby, s'inoltrarono nel viale di pini che discendeva con dolce pendio.
Arianna diceva che era molto contenta di conoscere a fondo quell'angolo del Prigord cos pittoresco, e quella vecchia casa di famiglia di Paola, dove si erano succedute diverse generazioni di Evennes. La sua voce era cos chiara ed espressiva, che Raimondo, ascoltandola, pensava: Con quella voce e quegli occhi, vincer tutte le cause.
In fondo al viale un giardino alla francese si stendeva davanti alla casa, vasto fabbricato del diciassettesimo secolo, la cui facciata spariva quasi sotto il fogliame rossastro. In piedi, vicino a un tasso tagliato a fungo un uomo di alta statura e dall'aspetto robusto guardava attentamente la casa. Al rumore dei passi si volse e and incontro ad Arianna e a Raimondo.
Sei arrivata stamani, e hai gi fatto conoscenza col parco, non  vero, Arianna?
Evennes, avete senza dubbio scoperto mia sorella in qualche sentiero da capre.
Parlava in tono scherzoso. Un sorriso aveva spianato il viso accuratamente rasato, dai lineamenti marcati, e un improvviso bagliore aveva attraversato gli occhi di un verde cangiante.
Ma no!... Ci siamo incontrati sullo spiazzo di faccia alla Rupe dell'Inferno.
Ah, la famosa rupe! Andr domani a vederla.
Con una leggera smorfia di disprezzo la fanciulla disse: Sono cose che non ti interessano.
Ferdinando Daubrey scoppi in una breve risata mentre gettava indietro una ciocca dei suoi folti capelli scuri.
Infatti non sono come te un entusiasta degli spettacoli della natura; ma un bel paesaggio mi piace assai: riposa lo spirito.
Evennes, a quando il processo Valliers? Verso dicembre o gennaio. Sto studiando ora tutti i documenti.
Si presta a una bella difesa.  una causa appassionante; ve la invidio.
Eppure ne avete delle interessanti anche voi. Mi hanno detto che Vernouroux vi ha scelto per difensore.
 vero. Eh! A quello l non sarebbe mai venuto in mente di rivolgersi a voi! Nel mondo dei bricconi di alta classe sono gi note le opinioni dell'avvocato Evennes.
Sorrideva appena e nella sua voce si sentiva un tono di lieve sarcasmo.
Raimondo disse con freddezza: Infatti disprezzo troppo quella gente per potermi dedicare alla loro difesa.
Arianna si divertiva a passarsi sul viso una dalia rossa che aveva colta. Il suo sguardo attento andava dal viso delicato ed espressivo di Raimondo, a quello di Ferdinando, dai lineamenti pi duri, ma non privo di una certa bellezza vigorosa, impenetrabile tanto per la impassibilit dell'espressione quanto per lo sguardo indecifrabile degli occhi sui quali spesso si abbassavano le palpebre orlate di morbide ciglia.
Alle ultime parole di Raimondo Arianna ribatt con tono tra scherzoso e beffardo: Eppure  appunto difendendo quel genere di persone che si pu farsi strada. Quei finanzieri, quei ladri di alta classe fanno la fortuna di un avvocato, gli procurano la notoriet. E non  forse questo lo scopo che ci proponiamo quando si sceglie una professione?
Ma deve rimanere uno scopo secondario, signorina. Il principale  il compimento del dovere cristiano e sociale, l'impiego delle proprie facolt per il maggior bene del prossimo e il proprio miglioramento morale. Premesso questo, non  escluso che si debba ricercare un largo profitto materiale e la notoriet, purch si resti nei limiti prescritti dalla coscienza.
Daubrey contrasse fuggevolmente le labbra e mormor con pacata ironia:
Miglioramento morale... coscienza... sono bellissime parole.
Bellissime, incalz Arianna con una risatina.
Si chin e infil la dalia nel collare del cane.
Andiamo a vestirci, Aby, altrimenti saremo in ritardo.
A tra poco, disse Daubrey vedendo che anche Raimondo si dirigeva verso la casa.
Sulla soglia della porta a vetri che si apriva sul vestibolo Arianna si volt alzando sul giovane uno sguardo che palesava una certa curiosit meditabonda.
Credete veramente a ci che dite?
Come, se ci credo?
Devo sembrarvi molto maleducata facendovi questa domanda, ma sono talmente scettica! Parole, belle parole, come dice Ferdinando, se ne sentono tante; ma  cos raro che le azioni vi corrispondano.
Forse ci accade pi spesso di quanto non pensiate, signorina. Ma  penoso sentirvi priva di illusioni alla vostra et.
Ella scosse la testa, mentre un'ombra velava la vivezza del suo sguardo.
Comunque, bisogna vedere le cose come sono. Mi piacerebbe credervi sincero; ma per ottener questo dovrei conoscervi meglio... cosa difficile, perch gli uomini ingannano con tanta facilit!
E noi, che cosa dobbiamo dire delle donne?
Ella scoppi a ridere.
Ah, s, le donne, le anime misteriose, la Gioconda, e via dicendo! No, potete essere sicuro che non racchiudiamo tanti enigmi!
 l'uomo che ci adorna di questa attrattiva supplementare; infatti, quale attrattiva  maggiore del mistero, vero o supposto che sia?...
Entr nel vestibolo e l'impiantito di mosaico rison sotto i suoi tacchi sottili.
Raimondo, seguendola, fu colpito dalla sua andatura sicura, che ben si addiceva alla grazia flessuosa dell'incedere e dei movimenti. Niente ricordava pi l'adolescente dinoccolata e neppure la giovinetta in fase di evoluzione che egli aveva incontrata da Paola l'anno precedente.
Sul pianerottolo del primo piano Arianna si volt e gli tese la mano.
Non mi serberete rancore per il mio dubbio scortese?
Nella penombra i suoi occhi ridevano. Raimondo strinse la mano tepida, rispondendo allegramente: No, perch amo la sincerit innanzi tutto.
Anch'io. Andremo d'accordo.
Disparve nel corridoio dove si trovava la sua camera, mentre Raimondo saliva al secondo piano.
Egli pensava: Che tipo ? Paola dice che  buona, leale e di una rettitudine perfetta; ma la mia cara Paola si lascia facilmente ingannare. Certo deve essere un tipo interessante e poco comune. Povera figliuola, avr la forza di passare indenne tra le insidie in agguato, giovane e graziosa com', senza appoggio morale e con l'anima priva di Dio?
Poi, ritornando con il pensiero a Ferdinando Daubrey, si rivolse ancora una volta questa domanda: Come mai ha accompagnato la sorella? Poich sebbene la signora Daubrey morta da dieci anni, fosse stata amica della signora Berta Evennes, sebbene Arianna e Paola fossero amiche intime fino dall'infanzia, Ferdinando aveva avuto con loro solo rapporti di pura cortesia. Quell'ambiente di persone perbene non poteva avere alcuna attrattiva per un gaudente come lui.
Raimondo, lo incontrava qualche volta al Tribunale, scambiava con lui qualche parola, una fredda stretta di mano, e basta. Inoltre Daubrey era pi anziano, ed era gi annoverato tra i nomi pi importanti del Foro, mentre Raimondo Evennes usciva allora allora dall'ombra. Come questi aveva detto alla cugina, erano troppo diversi tra loro perch potessero avere una certa simpatia l'uno per l'altro. Perci aveva provato una vera e propria contrariet il giorno precedente quando aveva saputo che Arianna e suo padre, il presidente Daubrey, invitati dalla signora Berta a passare il mese di settembre nella sua propriet I grandi Abeti, avevano annunziato per il giorno seguente il loro aprivo in compagnia di Ferdinando.
Va a Biarritz e si  offerto di accompagnarci in auto, diceva Arianna felice di avere l'occasione di salutarvi passando.
Naturalmente la signora Berta lo aveva invitato a trattenersi qualche giorno ed egli aveva accettato, con grande sorpresa di Raimondo.
Che piacere poteva dargli quel soggiorno, per quanto breve fosse, in quella dimora isolata, priva, anche nei suoi dintorni, delle distrazioni a lui care?
Dopo tutto, forse non gli dispiace stare un po' in riposo prima di riprendere la sua vita di gaudente a Biarritz, concluse Raimondo.
Ma si augurava che giungesse presto il momento in cui la macchina del suo collega avrebbe oltrepassato la cancellata dei Grandi Abeti per dirigersi verso il paese basco. Oltre a ci l'entusiasmo della signora Evennes per il giovane avvocato lo irritava.
Questo entusiasmo era sorto dopo una brillante difesa coronata da un'assoluzione imprevista che aveva portato ai sette cieli l'avvocato Daubrey. Alla signora Berta piacevano le persone acclamate; il giorno di quella famosa difesa aveva voluto essere presente, e aveva condotto con s sua figlia.
Dal banco degli avvocati Raimondo vedeva il bel visino adombrato da un cappello di velluto grigio. Paola non gli era mai apparsa cos fine, cos delicatamente elegante come sotto quelle volte austere, in mezzo a un uditorio misto che si accalcava per quel processo sensazionale. Ma a lui dispiaceva che ella si trovasse l, appunto per quell'uditorio.
La causa in se stessa non aveva retroscena scandalosi, e la signora Evennes ne aveva profittato per far sentire a Paola l'oratoria di Daubrey.
Quando Raimondo scese di camera, la signora Berta cantava un duetto con Ferdinando. Aveva ancora una bella voce, e il basso di Daubrey era piacevole. Il presidente, sprofondato in una soffice poltrona, ascoltava, girando i pollici.
Proprio nell'istante in cui Raimondo entrava nella stanza, da un'altra porta vi entravano anche Arianna e Paola. Le lodi di quest'ultima per la voce di Ferdinando furono eccessive; anche la signora Evennes gli fece mille complimenti; e lui li ricev con l'indifferenza di un uomo soddisfatto di s, cosa che urt segretamente Raimondo.
Come possono, madre e figlia, aver tanta simpatia per costui? pensava.
Durante il desinare parl poco, intento soprattutto a studiare i nuovi ospiti dei Grandi Abeti. Il presidente, poco loquace e dispeptico, beveva acqua e mangiava pochissimo.
Il suo viso magro, inquadrato da fedine brizzolate, esprimeva sempre amabilit e approvazione. Era notorio, in Tribunale, che il presidente Daubrey non era un'aquila, ma anche che non esisteva uomo pi accomodante, sempre del parere di ognuno e di tutti, e che profondeva liberalmente buone parole inconcludenti. Correva voce, inoltre, che solo alte aderenze lo avevano
fatto giungere alla carica, che ricopriva in modo assai mediocre, e che nessun merito gli avesse procurato una carriera cos brillante.
Tutto ci poco importava al signor Daubrey. Egli continuava a presiedere le udienze con la stessa amabile indifferenza, e a curare il suo stomaco che lo preoccupava.
Per sua moglie, carattere sensibile e temperamento malazzato, egli era stato uno di quei cari despoti il cui egoismo basta ad avvelenare un'esistenza. Quanto ai figli, egli lasciava loro libert assoluta e diceva soddisfatto ai suoi amici: Ne ho fatto delle coscienze libere. Niente disturber quei ragazzi nella vita!
Il sistema dava gi i suoi frutti in Ferdinando. Quanto ad Arianna...
Arianna era ancora un mistero. Raimondo la guardava ridere e parlare, seduta accanto a lui. Il rosa pallido del vestito rendeva ancor pi vellutata la sua pelle. Quando si animava i suoi occhi acquistavano un fulgore che abbagliava. La sua allegria era franca e giovanile.
Raimondo pensava: Deve essere ancora onesta e retta. Ma che cosa diventer, abbandonata a se stessa? Povera figliuola!
Di fronte a lui Ferdinando Daubrey metteva in mostra la sua robusta corporatura. Si d delle arie, aveva detto poco prima Raimondo a sua cugina.
Sapendosi ascoltato parlava molto e assai piacevolmente. Al contrario di sua sorella il cui viso era tutto espressione, i lineamenti di lui rimanevano impassibili. La sua fisonomia sarebbe apparsa glaciale se qualche bagliore, talvolta acuto talvolta carezzevole, non ne avesse animato lo sguardo intelligente al quale le palpebre sapevano dare, socchiudendosi, un'attraente espressione enigmatica.
La signora Berta, ascoltava il suo ospite con visibile piacere. E anche Paola. Ella sorrideva ai discorsi spiritosi del giovane avvocato, sorriso che non differiva affatto dai sorrisi che era solita rivolgere ad altri ospiti; ma Raimondo (non si spiegava perch), ne provava una insofferenza che confinava con l'irritazione.
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Capitolo 2.
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La luce morente avvolgeva i vecchi muri
anneriti della Cappella dei Santi e ravvivava
i fiori porporini delle digitali inerpicate
tra i crepacci cos numerosi da far
temere che l'antico santuario dovesse ben
presto crollare. L'ombra, per contrasto, sembrava
pi profonda sotto il portico ogivale
verso il quale si protendevano i rami di un
olmo secolare. La stretta facciata, adorna
di ingenue sculture, riceveva guizzi di luce
ogni volta che un soffio di vento spostava il
fogliame che cominciava a ingiallire.
Quei giuochi di luce e di ombre attraevano
Arianna, seduta sopra una delle enormi radici
scaturite dal suolo, molto pi del disegno
cominciato che teneva distrattamente
tra le mani.
Aby, che dormiva ai suoi piedi, si drizz
a un tratto, fiut il vento ed emise un roco
latrato al quale risposero altri latrati. Accorsero
due cani spagnoli seguiti a distanza
da Raimondo in abito da caccia.
Da lontano egli salut la ragazza che gli
grid:
La carniera  piena?
Pienissima!
Malissimo, feroce massacratore!
I cani si strusciavano a lei chiedendo delle
carezze. Ella ne distribu generosamente, ridendo
delle occhiate diffidenti che Aby lanciava
loro.
Raimondo pos a terra la carniera e le si
avvicin domandando allegramente:
State disegnando la Cappella dei Santi?
Mi provo. La facciata  graziosa nella
sua semplicit. Guardate.
Lo invit col gesto a sedersi accanto a lei
sopra un prolungamento della radice. Egli
sedette dopo aver appoggiato il fucile al
tronco dell'olmo. Dietro richiesta di Arianna
espresse il suo parere sul disegno e le dette
alcuni consigli. Poi le narr le vecchie leggende
della cappella con una divertente, poetica
originalit di cui intuiva che Arianna
sarebbe stata capace di comprendere il significato.
Con le mani incrociate sulle ginocchia la
ragazza lo ascoltava e lo interrogava. Quando
il fogliame si moveva, un guizzo di luce le
sfiorava i capelli, ne rischiarava il viso attento,
gli occhi che avevano la dolcezza vellutata
della corolla di un fiore.
Siete un buon narratore. Si sente che
amate questo paese e le sue vecchie tradizioni.
Dovete essere un convinto.
Egli sorrise un po' maliziosamente.
Non ne siete ancora persuasa?
Ella si strinse nelle spalle mormorando:
Non si sa mai!
Il suo sguardo si smarr per un istante
nella profondit oscura del piccolo portico.
Eppure sarebbe bello credere in qualcuno,
in qualche cosa, disse poi pensosamente
nella bont, nella giustizia, nell'amore;
in qualche cosa, insomma!
Raimondo la guard con viva sorpresa.
Ma come, signorina, siete a questo
punto?... Alla vostra et?
Con l'educazione che ho ricevuto, a
vent'anni abbiamo gi vissuto. Non ho pi
illusioni. L'umanit  una gran brutta cosa,
la vita  un continuo inganno, la morte...
Rabbrivid; la pelle rosea parve illividire,
e Raimondo credette di vedere i suoi occhi
velarsi di un'ombra tragica.
La morte  la meta, ed  la tenebra. La
tenebra, il niente, dopo aver vissuto, pensato...
dopo essere stata io.  terribile, non
vi pare?
Il disegno era scivolato dai suoi ginocchi,
sull'erba che copriva la terra intorno alla
cappella.
Congiunse le mani nervosa, e prima che
Raimondo avesse aperto bocca per replicare
soggiunse con vivacit:
Ma no, voi... voi ignorate tutto ci.
Per voi la morte non  la fine di tutto. Voi
sperate di vivere anche dopo, e di vivere
meglio.  una forza per sopportare l'esistenza.
Ma io non credo; perci mi domando
che cosa mai mi sosterr il giorno in cui un
grande dolore mi colpir.
Nei cinque giorni che Arianna aveva trascorsi
ai Grandi Abeti Raimondo non
aveva visto in lei che una ragazza allegra,
spiritosissima, amante del movimento e della
distrazione. Non si aspettava dunque di scoprire
l'anima ansiosa e gi stanca che ora
gli si rivelava.
La sua sorpresa non sfugg ad Arianna
che sorrise con malinconica ironia.
Vi stupisco? Ripensate alla mia consueta
allegria? E innata, in me, per mia fortuna;
ma non m'impedisce di riflettere molto
e di sentire questo non so che, questo vuoto,
questo ossessionante mistero di incertezze e
di tenebre. E neppure pu far s che abbia
delle illusioni sulla vita.
Raimondo sent a un tratto piet di quella
giovinezza in fiore gi stanca della vita prima
ancora di averla gustata, moralmente inaridita
da una educazione senza ideali e da una
conoscenza troppo precoce del mondo.
Vi compiango, le disse commosso.
Non avrei mai supposto che il vostro sorriso
celasse tanto disinganno.
Ella scosse la testa e alcune macchie di
luce le danzarono sui capelli.
Oh, molti altri sono come me, senza
dubbio! Non sappiamo donde veniamo, dove
andiamo. Frattanto viviamo, gustiamo alcune
brevi gioie, soffriamo: e tutto ci a
quale scopo? Decisamente la vita  incomprensibile!
Molto meno per me che per voi, poich
io vedo in essa la meta eterna.
S,  vero, voi non potete comprendermi.
Lo guardava, meditabonda. Quali seri e
profondi pensieri potevano racchiudere i suoi
occhi talvolta tanto ridenti!
Vi capisco, perch so che senza la fede
sarei come voi.
Perch neppur voi sapreste contentarvi
di gioie passeggere, di godimenti effimeri.
A voi occorre ci che  eterno. La vostra
fede promette di appagarvi; io invece non
mi aspetto che gioie fuggevoli, quelle che si
possono avere sulla terra.  troppo poco per
una natura come la mia che vorrebbe abbracciare
tutta la vita, che vorrebbe appoggiarsi
a qualche grande forza dello spirito per non
scivolare nelle bassezze terrene.
Si alz mentre parlava, e Raimondo fece
altrettanto. Davanti a loro la facciata della
cappella era tutta in ombra. Le digitali, appena
lambite dalla luce che svaniva, impallidivano.
Passando sulla landa la brezza portava l'effluvio
delle scope e tutti gli aromi della foresta
vicina, color dell'ambra e della ruggine,
oltre la quale tramontava il sole.
Quel riflesso, simile a oro fluido, arrivava
ora fino ad Arianna, si diffondeva sul vestito
bianco, sui capelli ricciuti, sul viso vivace
che si offriva all'aria della sera. Verso quella
luce vicina a sparire i suoi occhi si fissarono
in una patetica espressione di attesa, di desiderio.
Raimondo la osservava con intima commozione.
Intuiva in quella giovane anima un
valore morale ben pi grande di quanto non
avesse supposto; quella giovane che aveva
detto un giorno di temere solo la sofferenza
del cuore, doveva avere, sotto un superficiale
scetticismo, un'indole complessa e sensibile.
A un tratto ella alz le spalle e volse verso
il compagno un viso teso, dall'espressione
sardonica.
Che sciocchezza  non prendere dalla
vita soltanto la parte gradevole, senza preoccuparsi
del resto!  il sistema di mio fratello.
In fondo, ha ragione.
Non dite cos! Non lo pensate! disse
con fermezza Raimondo.
Che ne so?!
Dopo questa brusca risposta Arianna si
chin per raccogliere la grande borsa a fiorami
che aveva posata in terra prima di sedersi.
Raimondo la prevenne e gliela porse.
Ella lo ringrazi distrattamente e accenn
con la mano verso la cappella.
Sarei voluta entrare l. Chi ha la
chiave?
Il curato di Sverac. Domani potr chiedergliela.
Ma vi avverto che l'interno  in
uno stato deplorevole, quasi del tutto spoglio
delle sculture che un tempo l'ornavano.
Allora  inutile. Il vandalismo mi rattrista:
 come il marchio di uno spirito basso
e stupido esasperato dalla bellezza e dall'ideale.
Rimase un momento pensosa, con gli occhi
fissi sulla cappella; poi sorrise guardando
Raimondo.
Vi ho trattenuto e vi ho fatto perder
tempo mentre avevate certamente fretta di
andare a riposarvi e cambiarvi. Sono molto
egoista. Anche questo  un risultato della
mia educazione. Le belle parole ridondanti
di solidariet, di fraternit, restano prive di
senso per me, piccolo individuo che non si
riconosce alcun dovere, ma solo il diritto di
prendere ci che gli aggrada e dove lo trova.
 il logico punto di arrivo della strada
nella quale vi hanno avviata. Con la vostra
intelligenza lucidissima, il vostro discernimento
chiaro e sano, capite fin da ora dove
vi porter quella strada, e quali delusioni
vi riserba, bench apparisca agevole. Sapete
fin d'ora che il vostro individualismo rischia
di fare di voi una sconfitta... o una ribelle.
Una ribelle, piuttosto; sar pi nel mio
carattere. Intanto prendo dalla vita ci che
mi offre, e oggi mi ha procurato il piacere
di questa bella conversazione con voi... conversazione
un po' troppo seria, specialmente
sul finire di una giornata cos bella.
Fece quella risatina fresca e incantevole
che sfuggiva spontanea alla sua giovinezza.
Poi soggiunse:
Camminiamo presto. La signora Evennes
e Paola si domanderanno dove sono andata
a finire.
Raimondo prese la carniera, imbracci la
cinghia del fucile e raggiunse la ragazza che,
preceduta dai tre cani, si era avviata nella
landa. Il sole era sceso all'orizzonte; l'ombra
raggiungeva i declivi boscosi e strisciava
sulla landa dove le eriche impallidivano.
Lontano, un gregge di pecore rientrava all'ovile,
macchia chiara e mobile sul fondo
scuro dei boschi.
Arianna camminava di passo svelto, chiacchierando
allegramente. Sembrava non ricordasse
pi le parole pronunziate poco prima.
Ma gi Raimondo la giudicava troppo leale
per dubitare che non fosse stata sincera lasciandogli
intravedere il suo precoce disinganno.
Giovane, sana, cosciente della sua
intelligenza, bella, ammirata, conservava ancora
quella gaiezza che essa riconosceva esserle
innata; ma quando venisse la prova,
che accadrebbe di lei, cos vibrante, e forse
passionale? Cosa potrebbe fare quella giovane
anima che gi pareva dire alla vita:
Ti disprezzo perch non puoi darmi la felicit
che sogno?
Quando i due giovani, tagliando attraverso
i boschi, arrivarono alla villa, il sole si coricava
all'orizzonte tinto di viola. Un ultimo
raggio sfiorava ancora le cime ingiallite dei
tigli piantati a filari alternati davanti alla
casa. Seduti in comode poltrone, il presidente
e la sua ospite conversavano placidamente.
Da una delle porte a vetri della sala
giungeva il suono di un pianoforte e una
voce di uomo che cantava.
Vedendo sua figlia e Raimondo, il presidente
domand scherzosamente:
Ebbene, sei stata a caccia anche te,
Arianna?
No, babbo, non  affatto nei miei gusti.
Stavo disegnando una vecchia cappella
quando i cani del signor Evennes hanno fiutato
Aby e sono venuti a farmi visita, e cos
siamo tornati insieme.
Una simpatica compagnia, non  vero,
Raimondo?
La signora Berta volgeva verso il giovane
un viso di bionda ancora fresco, appena solcato
da qualche ruga. Aveva una fisonomia
poco espressiva, una intelligenza mediocre,
e una tendenza molto accentuata allo snobismo
che irritava interiormente Raimondo,
tanto pi che ne temeva il contagio per
Paola.
Prima che Raimondo potesse rispondere,
Arianna, con una risatina ironica, disse:
Simpatica davvero!... Non ho fatto che
parlargli di cose noiose. Che cosa sta cantando
Ferdinando?... Non conosco questo
pezzo.
And verso la porta a vetri, e istintivamente
Raimondo, dopo aver posato il fucile
e la carniera, la segu. La sala, data la vicinanza
degli alberi, era gi immersa nella
penombra, tuttavia Raimondo vide subito,
seduta al pianoforte, la figura chiara di
Paola, le lunghe mani bianche che scorrevano
sui tasti dai quali uscivano suoni sgradevoli,
e audaci dissonanze. Ferdinando Daubrey,
in piedi vicino a lei, finiva il suo
canto, su una nota bizzarra, e voltandosi
vide Arianna e Raimondo.
Che cos' quest'aria piuttosto... cacofonica?
domand ironicamente Arianna.
Ferdinando alz le spalle lanciando un'occhiata
sdegnosa a sua sorella.
Gi, tu non capisci la musica d'oggigiorno!
Sono sicuro che la signorina Paola,
invece, sa apprezzarla.
Paola si era girata a met sul panchetto.
I suoi occhi sorridenti e allegri si alzarono
su Ferdinando.
Per dire il vero la trovo un po' astrusa;
ma senza dubbio il mio orecchio vi si abituer
e finir con lo scoprirne le bellezze.
Abituartici? Spero di no! disse in
tono asciutto Raimondo. Questa stravagante
elucubrazione non merita che tu cerchi
di comprenderla.
Un po' retrogrado, eh, Evennes?
Una piega sardonica sollevava le grosse
labbra di Ferdinando. Raimondo ribatt con
lo stesso tono asciutto:
Punto snob, comunque. Non capisco
come sia possibile entusiasmarsi davanti al
brutto e all'incoerente.
Avete ragione! disse Arianna.
E tu, caro, non troverai qui degli ammiratori
per la tua musica da trib selvagge.
Paola predilige il genere sentimentale, il fiorellino
azzurro, la romanza al chiaro di luna,
eccetera, eccetera.
Guardava la sua amica con affettuosa malizia;
ma Paola arross un po' e prese un'aria
offesa.
So apprezzare anche altre cose, cara
mia. Effettivamente questa musica nuova in
un primo tempo sorprende; ma studiandola
si deve arrivare a trovarla interessante.
Voi, signorina, vi arriverete certamente,
disse Ferdinando. Troppa intelligenza,
troppa comprensione artistica avete, per rimanere
insensibile davanti a questa espressione
moderna dell'arte musicale.
Raimondo, che aveva i nervi parecchio irritati,
trattenne una risposta che gli saliva
alle labbra e che sarebbe stata giudicata
troppo mordace rivolta a un ospite; ma
Arianna rispose ironicamente:
Allora vuol dire che la mia intelligenza,
la mia comprensione artistica e quella del
signor Evennes sono molto limitate. Grazie
davvero, caro! Per lo meno ho la consolazione
di trovarmi in buona compagnia.
Ferdinando scroll le spalle e la guard
senza affabilit.
Oh! Tu poi, hai delle idee tutte particolari
! Sapete che cosa preferisce in fatto
di musica? Il canto gregoriano.
 impareggiabile!... disse Arianna
con slancio. Che sobriet, che ammirabile
semplicit! Voi con le vostre anime religiose
non dovreste poter ascoltare altra musica
che quella.
Ferdinando sogghign.
Che ne dite? Sar poco entusiasta, mia
sorella?... Ora per vi lascio: devo scrivere
una lettera perch l'autista possa portarla
via domattina, quando va in citt per conto
della signora Evennes. A pi tardi!
Queste parole furono rivolte pi che altro
a Paola, ed erano accompagnate da un amabile
sorriso che fu contraccambiato dalla
ragazza.
Anche Arianna si ritir e i fidanzati rimasero
soli. Paola, lasciando il pianoforte,
prese il quaderno posato sopra il leggio.
Il signor Daubrey lo compr ieri a Priguex
per farmi giudicare questo genere di
musica. Ha veramente una bella voce. Ma
lo preferisco quando canta altre cose.
Perch non glielo hai detto, invece di
deplorare la tua incomprensione?
Il tono un po' conciso parve sorprendere
Paola.
Di deplorare? Ho avuto l'aria di deplorare
qualcosa? Ti assicuro che ho parlato
cos per semplice cortesia.
Raimondo le prese la mano, che baci.
Lo credo, amor mio; ma con quel
Daubrey, cos pieno di s  meglio non aver
l'aria di condividere le sue idee, poich
potrebbe approfittarne per cercare di imporle.
Ancora una volta la sorpresa si dipinse
sul viso di Paola.
Credo che tu abbia una falsa opinione
di lui. Abbiamo parlato insieme a lungo,
oggi, e ho riscontrato che  pieno di tatto e
di idee elevate. E credo che sia dotato di una
forza intellettuale che s'impone.
Questo non lo contesto; ma in quanto
alle idee elevate di Ferdinando Daubrey...
no, Paola, non lasciarti ingannare da quella
lingua d'oro!
Ella fece una smorfietta chinandosi per
posare la musica sulla tavola.
Forse sei prevenuto contro di lui, Raimondo.
Dati i suoi successi, deve essere invidiato
da alcuni dei suoi colleghi, che probabilmente
lo calunniano. Di solito sei pi
indulgente.
Ci sono dei casi nei quali l'indulgenza
deve cedere il passo alla verit. Ti assicuro,
Paola, che sarei felice di poter avere un'altra
opinione di lui, ma, onestamente, non posso.
Ella alz su di lui uno sguardo tornato sorridente.
Ho piena fiducia nella tua opinione,
caro Raimondo. Ma  proprio un peccato che...
Lasci la frase a mezzo e si avvicin alla
porta a vetri. Gli alberi erano ora completamente
nell'ombra. La signora Berta e il
presidente erano entrati in casa., e solo Aby
rimaneva l fuori, sdraiato in terra, con la testa tra le zampe.
Bisogna che salga per domandare alla
mamma se ha da aggiungere altre commissioni
alla nota che devo dare a Barnaba domani.
Raimondo, che l'aveva seguita, si chin su lei dicendo sottovoce: Come sei bella stasera, amor mio!
Ella lo guard e sorrise ancora. Come mai ebbe l'impressione che il sorriso fosse stereotipato, come se il pensiero di Paola fosse altrove, e che il caro visino restasse insensibile sotto le sue labbra?
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
La signora Berta Evennes godeva fama di
dare piacevoli ricevimenti sia a Parigi, sia
nella sua villa I grandi Abeti, che veniva
impropriamente chiamata castello. Sopportava
quel soggiorno annuale in campagna,
solo se vi aveva costantemente degli
ospiti. Senza condurre una vita molto mondana,
le piacevano gli svaghi, le amicizie, i
complimenti che le venivano rivolti per la
sua ospitalit. Di natura superficiale, si interessava
poco alle questioni di una certa
seriet, e accettava facilmente le idee degli altri.
La sua figliuola non aveva una spiccata
personalit e subiva il suo influsso con segreto
disappunto di Raimondo. Un certo snobismo
notato talvolta in Paola, il suo piacere
nel sentirsi circondata, elogiata, la sua
tendenza ad appagarsi delle apparenze, e ad
accettare le opinioni altrui senza neanche
cercare di farsi un'opinione personale, tutto
questo, e anche una certa caparbiet che riscontrava
qualche volta in lei, veniva attribuito
da Raimondo al contatto continuo con
la madre. Tra la futura suocera e lui non
vi era molta simpatia. Ella riconosceva tuttavia
le rare qualit morali del giovane, ma
ne biasimava la intransigenza, perch chiudeva
facilmente gli occhi su certi compromessi
di coscienza che Raimondo riprovava energicamente.
Durante gli otto giorni della sua permanenza,
Ferdinando Daubrey fu da lei trattato
come ospite di riguardo, forse col segreto
pensiero di dare una lezione al suo nipote
e futuro genero, che si permetteva di
giudicare male quell'uomo piacevole, parlatore
affascinante, che le appariva circondato
dall'aureola dei suoi successi oratorii, e perci
al disopra dei comuni mortali.
Raimondo mand un sospiro di sollievo
quando una mattina il fratello di Arianna
lasci i Grandi Abeti. Il presidente e sua
figlia vi sarebbero rimasti un'altra quindicina
di giorni. Vi erano anche altri invitati,
relazioni parigine delle signore Evennes. Con
ci Paola era pi occupata del solito e Raimondo
la vedeva raramente da solo a solo.
Eppure gli anni precedenti ella riusciva a
uscire quasi ogni mattina con lui.
Andavano insieme per la campagna ancora
fresca dalla notte, visitavano qualche
casolare dove l'amabilit di Paola e la cordiale
bont di Raimondo portavano un po' di
sollievo, oltre a un aiuto pecuniario. Ma
quell'anno Paola trovava molto di rado il
tempo per quella passeggiata.
Andiamo a letto tanto tardi, e la mattina
ho tanto da fare! diceva.
Egli non insisteva, ma aveva l'impressione
che ella non desiderasse pi trovarsi sola
con lui.
Tuttavia era sempre affettuosa e innamorata.
Lo amava, quella dolce e bella Paola,
lo amava davvero, lo sapeva bene; bisognava
dunque che non fosse troppo esigente e non
la disturbasse nelle sue mansioni di padrona
di casa. Appena tornati a Parigi, pregherebbe
la zia Berta di annunziare ufficialmente
il loro fidanzamento, cosa che fino ad
allora essa non aveva voluto fare perch la
data del matrimonio non poteva essere fissata.
Una mattina, mentre si vestiva, Paola gli
fece dire che doveva andare al villaggio per
fare una commissione e che lo aspettava perch
l'accompagnasse.
La raggiunse in giardino, e se ne andarono
insieme nel fresco del mattino, verso
la vallata da cui saliva il tenue suono di
una campana.
Arriveremo in tempo per la Messa,
disse Paola. Dopo andr dalla Michelotta
per vedere se ha ancora di quelle pesche che
piacciono al presidente. Dice che il suo stomaco
non digerisce che quelle.
Mi pare che sia un maniaco, e per sua
figlia questo non deve essere molto piacevole.
S'intende! Ma lei non se ne lagna mai.
Arianna  molto coraggiosa e non parla mai
di ci che l'addolora; non credo che sia insensibile
come talvolta vuol far credere.
Oh, no di certo! Suppongo piuttosto che
voglia sembrarlo per non essere compianta;
forse  soltanto la bravata di un cuore giovane
davanti ai rigori della vita. Ha un
carattere interessante,  un vero valore morale,
ben diversa dal padre e dal fratello.
 proprio deplorevole che sia cresciuta senza
fede; e sembra che anche a lei dispiaccia!
Forse se sua madre fosse vissuta...
Credo che sarebbe stato lo stesso. La
signora Daubrey non avrebbe osato resistere
alla volont del marito. Mi domando da chi
Arianna abbia ereditata la sua forza di volont,
perch il presidente  semplicemente
caparbio e cede sempre davanti al figliuolo,
che ottiene da lui tutto quello che vuole.
Chiacchierando i due cugini erano arrivati
al villaggio le cui case dai giardini fioriti si
raggruppavano intorno a una piazzetta ornata
al centro da una vecchia fontana di
pietra. L si ergeva la chiesa, semplice e
antichissima, che offriva il rifugio del suo
portico romanico, vestibolo del santuario.
Nell'interno qualche donna pregava davanti
all'altare e un giovane sacerdote diceva la
Messa.
Dalle vetrate grigiastre filtrava il limpido
sole mattutino; uno dei suoi fasci luminosi
rischiarava il viso malaticcio del giovane curato
rivolto verso il messale che era stato
allora allora deposto alla destra dell'altare
da un contadinello dalle guance rosse, impacciato
nella tonaca sbiadita e nella cotta
spiegazzata e corta.
Quel giorno, durante la Messa, contrariamente
alle sue abitudini, Raimondo fu distratto.
Guardava Paola inginocchiata accanto
a lui in atteggiamento raccolto, e per
la prima volta si domandava:
Che cosa  per lei la religione? Ne fa o
no la regola della sua vita?
La sua mente si fermava a questo pensiero.
Rivedeva Paola bambina, fanciulletta,
adolescente, compita nell'adempimento dei
precetti, e anche pia, se con questa parola
s'intende la devozione esteriore. Ma Paola
affrontava la vita con animo attivo, generoso,
come faceva la madre di Raimondo,
possedeva quella linfa che si attinge alla sorgente
stessa di ogni perfezione, e di ogni
amore?
No, diceva una voce dentro di lui.
 sincera nella sua devozione, ma questa
non ha in lei salde radici.  caritatevole perch
 buona, e anche per tradizione; ma
darebbe molto di s e del suo cuore al prossimo,
come fa mia madre?
Come mai, oggi, rifletteva a tutto questo?
La conosceva da sempre, la sua cara
Paola; sapeva che vi erano in lei delle lacune;
erano colpa della madre, superficiale
e un po' vana, imbevuta di idee false; ma
non se ne preoccupava, sapeva che vi avrebbe
posto rimedio facilmente quando fosse diventata
sua moglie, poich lo amava e si era
sempre piegata lietamente ai suoi desiderii.
Finita la Messa uscirono da una porticina
che dava sul cimitero. Paola voleva pregare
sulla tomba di suo padre. Percorsero uno
stretto viale fiancheggiato da garofani sfioriti.
Tombe modeste si allineavano, ornate
di croci di ferro alle quali si avvolgevano
edera o convolvoli. In fondo s'innalzava il
sepolcreto degli Evennes, una piccola cappella
molto semplice. L accanto, in piedi
davanti a una tomba, era Arianna. Si volt
udendo dei passi, e il suo viso mostr che
era assorta in gravi pensieri.
Oh, cara, che fai qui? disse Paola.
Arianna tese la mano verso la grande lapide
deteriorata e invasa dal musco e dai
rovi. Un vecchio olmo stendeva su di essa i
folti rami che non permettevano al sole che
rari varchi verso la tomba abbandonata.
Il musco si era incrostato nelle lettere
della iscrizione; tuttavia si poteva ancora
decifrarne alcune:
MARIA-ROSA MARCHAIS
MORTA A VENTI ANNI
 possibile morire quando si ha venti
anni e ci si chiama Rosa?
La vita terrestre non  che una via che
conduce alla gioia eterna.
Ella guard Raimondo, scosse la testa e si
allontan un po' dalla tomba. Adesso il sole
illuminava il suo viso pensoso, un po' contratto.
Disse sottovoce, come se parlasse a
se stessa:
Non ho altre gioie che quelle terrene.
Paola si avanz e le prese la mano.
Ma, cara, perch vieni qui a cercare
delle penose impressioni?
Arianna le sorrise, e improvvisamente il
suo viso si trasform.
Mi piacciono i vecchi cimiteri di campagna.
Hanno una poesia triste ma quasi
consolatrice. Venivi sulla tomba di tuo padre,
Paola? Allora ti lascio e torno a casa.
Aspettaci, torniamo indietro insieme.
Arianna fece un gesto affermativo e se ne
and lentamente per uno dei vialetti soleggiati
dove Paola e Raimondo la raggiunsero.
In lei non era pi traccia di malinconia.
Mentre parlava e rideva con la sua amica,
Raimondo pensava:
Che strana, interessante personalit!
Pi di una volta nei giorni precedenti si
era intrattenuto con lei, trattando soggetti
filosofici, discutendo questioni di diritto o
di morale. Le aveva trovato una mente vivace
e nello stesso tempo riflessiva, una intelligenza
lucidissima e un perfetto buon
senso. Possedeva notevoli facolt intellettuali;
ma nonostante questo restava semplice
e femminile, col sorriso e la gaia vivacit
dell'et sua, tranne in quegli istanti
nei quali, come poco prima, un improvviso
terrore, una funebre ombra, sembravano
spengere la luce della sua giovinezza.
Raimondo la rivedeva in piedi davanti a
quella tomba, ne riudiva la voce, cos commovente
nella sua dolce tristezza, mentre
pronunziava la dolorosa frase:
Non ho altre gioie che quelle terrene.
povera bimba coraggiosa che si rendeva
conto di avviarsi alla cieca nella vita.
Che differenza tra fratello e sorella! Quel
Ferdinando cos materialista, subdolo quanto
sua sorella era sincera!... Raimondo non poteva
ascoltare senza impazienza la signora
Berta, e talvolta anche Paola, elogiare e non
soltanto per cortesia, il figliuolo al presidente.
Sembrava che l'avvocato Daubrey le
avesse incantate.  vero che durante il suo
soggiorno non aveva mai contrariato le idee
delle sue ospiti, anzi le aveva secondate con
molta sottigliezza.
Se si fosse trattato soltanto della signora
Berta, Raimondo non si sarebbe preoccupato,
ma gli dispiaceva molto che Paola si lasciasse
ingannare dalle false apparenze di quell'individuo
e che si compiacesse della corte piena
di riserbo che egli le faceva. Era vero che
la sua piccola Paola provava un innocente
piacere a essere adulata e ammirata. Prima
di allora Raimondo non vi aveva dato importanza,
confidando nella seriet della fanciulla,
nella educazione ricevuta, nell'affetto
che essa aveva per lui; ma gli pareva che
l'istinto di un'anima delicata avrebbe dovuto
allontanarla da un individuo come Daubrey,
moralmente tanto inferiore a lei.
Nel vestibolo del castello un domestico
consegn alla signorina Daubrey e a Raimondo
la posta arrivata allora allora. Paola domand: Ti ha scritto la mamma?
S.
Vi d notizie migliori di vostro padre, spero! disse Arianna.
Raimondo la conosceva gi abbastanza per
capire che quella domanda gli veniva fatta
con sincero interesse. Per quanto si dichiarasse
egoista, Arianna si occupava tuttavia
degli altri in modo gentile e riservato, con
quella spontaneit e quella franchezza che attiravano tanto.
La lettera della signora Evennes (la signora
Elena, come veniva chiamata in famiglia
per distinguerla da sua cugina Berta),
era, come sempre, lunga. Suo figlio e lei si
scambiavano le idee con piena confidenza.
Raimondo non aveva mai nascosto niente a
quella madre cos profondamente amata e
cos degna di esserlo, la cui ferma sollecitudine
e l'affetto senza debolezze avevano
fatto di lui un uomo energico e retto, incapace
di transigere con la propria coscienza.
Dopo avere scorso le prime pagine, disse:
La mamma mi scrive che mio padre gi
da due giorni soffre meno, e mi incarica di
dirvi, signorina, quanto  sensibile al vostro
interesse per il nostro caro malato.
Conosco poco la signora Evennes, ma 
una delle rarissime persone che mi ispira un
affetto spontaneo. Ho sempre avuto l'impressione,
vedendola, che sia incapace di un
inganno, di una di quelle piccole vilt, di
quelle debolezze morali che pullulano e che
si teme di scoprire dappertutto, anche nei
nostri migliori amici.
O diffidente Arianna! disse Paola
sorridendo. E di noi che cosa pensi? Siamo
nel numero di quei deboli, di quegli ingannatori?
Arianna fece una risatina.
Ce lo dir il tempo, mia bella amica!
Purtroppo c'insegna tante cose! E le nostre
illusioni cadono, cadono... come le foglie.
Rise di nuovo. Sotto le ciglia chiare e morbide,
i suoi occhi ebbero un improvviso bagliore
passando da Raimondo a Paola. Un
fuggevole sorriso, un po' ironico, stese le sue labbra.
Ora vi lascio. Vado a leggere anch'io
le mie lettere... cio questa lettera di un
azzurro troppo violento, che  di una mia
amica infelicissima, o che si crede tale, perch
vorrebbe divorziare e non pu accusare
di alcuna colpa suo marito, il pi buon uomo di questo mondo.
Allora?
Ebbene, la sua perfetta felicit la infastidisce
e vorrebbe provare un po' di infelicit
con un giovane sciocco di mia conoscenza,
che su questo punto le dar soddisfazione.
Le ho detto che cosa ne pensavo; ma se
vuole affogarsi, buon pr le faccia!
Povera spostata!... disse Raimondo con piet.
Oh, un'idea!... La mander da voi, signor
avvocato, e cercherete di rimetterla sulla retta via.
Far almeno tutto quello che posso.
Siamo intesi! Per l'appunto l'avvocato
dei suoi genitori  morto poco tempo fa, e
mi chiede consiglio per sceglierne un altro.
Penso che riuscirete a convincerla a rimanere
con quel brav'uomo di suo marito!
Detto questo Arianna si diresse verso la
scala con quel passo elastico e nello stesso
tempo risoluto che le era particolare.
Che fiducia ha in te, Raimondo! disse
Paola ridendo. Conosco la sua amica: 
la signora Lancieux, una giovane signora
molto carina, ma un cervello balzano. Suo
marito  un bravo commerciante... Sicch
il tuo babbo sta veramente meglio? La cara
zia Elena deve essere molto contenta!
Raimondo lesse ad alta voce alcuni punti
della lettera che riguardavano suo padre.
Paola, con la mano appoggiata sulla spalla
di Raimondo, lo ascoltava attentamente. Questi
scorse con lo sguardo le ultime righe in
cui sua madre aggiungeva:
Pare strano anche a me che Berta e
Paola si entusiasmino tanto per quel Daubrey.
Non pensi, caro figliuolo, che sarebbe
meglio che tu sposassi presto per poter prendere
prima possibile la direzione di quella
giovane anima? Hai gi una discreta posizione,
e tutto fa credere che sarai col tempo
un avvocato di grido. Costituisci fin da ora
il tuo focolare, Raimondo, giacch anche
Paola lo desidera da quanto mi scrivesti
qualche tempo fa.
Raimondo ripieg la lettera e guard il
bel viso sorridente.
Sai, Paola, che cosa mi dice la mamma?
Che ci dovremmo sposare presto.
La lunga mano bianca scivol dalla spalla
di Raimondo. Il sorriso abbandon le labbra
sottili mentre Paola rispondeva:
Mi pare che sia meglio aspettare all'anno
prossimo, caro. Avevi gi deciso cos,
del resto.
Infatti; ma questa dilazione mi pare
molto lunga. Tuttavia, se preferisci aspettare...
La sua voce aveva un' intonazione recisa,
un po' asciutta. Qualcosa in lui era stato segretamente
offeso.
Paola dovette accorgersene, perch, di
nuovo sorridente disse subito:
Se vuoi, ne riparleremo al nostro ritorno
a Parigi.
Oh, non voglio farti premura! Forse 
meglio aspettare che la mia posizione sia pi
sicura.
Via, Raimondo, non penserai che sia
per questo!... Mi rimprovererai se desidero
prolungare un po' la mia vita di ragazza?
Guardava suo cugino con un misto di rimprovero
e di cruccio, e i suoi occhi avevano
quella soavit carezzevole che piaceva tanto
a Raimondo. Egli le prese la mano e la baci
a lungo.
No, non ti rimprovero, Paola mia. Faremo
quello che vorrai.
Ne parlerai alla mamma quando torneremo
a Parigi, caro. Ma credo che abbia
fatto certi suoi piani per quest' inverno; mi
ha parlato di un soggiorno a Nizza dalla zia
Susanna. Forse avr piacere che l'accompagni.
Ah, se  cos ... Ebbene, a pi tardi,
Paola. Vado a scrivere alla mamma.
Dille che l'abbraccio e che sono tanto
contenta di sentire che lo zio Enrico sta
meglio.
Gli sorrise e si avvi verso il salotto, mentre
Raimondo saliva nella sua camera, al secondo
piano.
Il breve colloquio con Paola aveva lasciato
in lui una certa pena. Pochi giorni prima
ella era disposta a diventare sua moglie
quando lo avesse voluto. Ci doveva essere
dietro qualche manovra di sua madre che voleva
tenerla per s il pi a lungo possibile,
forse anche perch considerava pi prudente
aspettare che il suo futuro genero si fosse
fatto un nome.
Fu tutta la giornata un po' preoccupato.
Nessuno parve accorgersene, meno forse
Arianna di cui incontr pi volte lo sguardo
pensieroso e attento. La sera per egli riusc
a dimenticare la sua preoccupazione e
ritorn il simpatico compagno di cui la signorina
Daubrey apprezzava il fine acume e
la parola piacevole e senza incertezza.
Dopo cena Arianna si avvicin a una delle
porte a vetri della sala e dette Un'occhiata
fuori.
Ho proprio voglia di andare a vedere
la Rupe dell' Inferno al chiaro di luna. Vieni,
Paola?
Impossibile, cara; devo accompagnare
al violino la signora di Brades. Ma Raimondo
non chieder di meglio, non  vero?
Paola si era rivolta al cugino che subito
assent.
Arianna si butt sulle spalle uno scialle
di lana bianca e raggiunse Raimondo che
l'aspettava sotto gli alberi. Si avviarono per
il giardino i cui disegni geometrici sfumavano
nel chiarore lunare. La fresca purezza
dell'aria li avvolgeva.
Come si sta bene! esclam Arianna.
Che bella serata!
Una certa avidit vibrava nella sua voce.
Raimondo la sentiva tutta protesa verso
quella bellezza notturna, fremente di piacere
in quel fresco che pareva imbevuto dell'odore
dei boschi, delle macchie, dei fiori addormentati
nel giardino.
Che strana educazione! pens. Questa
ragazza, sola con un estraneo, a quest'ora!...
Paola non farebbe una cosa simile. Ha conservato
in parte le tradizioni e i severi costumi
della nostra famiglia.  proprio la
donna che fa per me, si perfezioner vivendo
con mia madre.
Nel viale dei pini la luna insinuava un
po' della sua pallida luce. Arianna e Raimondo
camminavano in quella specie di penombra,
senza parlare. Arianna sembrava
sognare; Raimondo continuava a pensare a
Paola. Rivedeva il viso fine dal colorito delicato,
i capelli di un biondo chiaro, i teneri
occhi.
Perch aveva provato quella vaga inquietudine
tutto il giorno? Lo amava sempre, la
sua Paola, e solamente il desiderio di non
scontentare sua madre l'aveva indotta a dargli
quella risposta.
Sullo spiazzo le betulle e i pini stendevano
delle grandi macchie d'ombra, immobili nella
calma della sera. I gerani illanguidivano avvinti
alla ringhiera e mandavano un odore
leggermente acre. Dal fondo della forra saliva
il rumore sordo del torrente, e intorno
alla grande rupe sinistra, i boschi oscuri
dormivano sotto i raggi della luna. Spettacolo
placido e severo a un tempo, che Raimondo
e Arianna contemplavano in silenzio.
Infine Arianna disse pensierosa:
Come  riposante!
S. I contorni, le ombre, hanno una dolcezza
che la piena luce del giorno non conosce.
Perfino la Rupe dell'Inferno sembra
meno lugubre.
E che aria buona! Sono contenta di essere
venuta qui e vi ringrazio di avermi accompagnata.
 per me un gran piacere, signorina.
Arianna volse la testa verso di lui, ed egli
vide il suo viso sorridente, un po' malizioso.
Me lo dite per cortesia, ma suppongo
che avreste preferito rimanere vicino alla vostra
fidanzata.
La sua carnagione, rischiarata da quella
luce di sogno, prendeva delle tonalit perlacee.
Il collo, di una bianchezza delicata, si
piegava in un movimento pieno di grazia,
mentre negli occhi divenuti pi scuri, un
po' misteriosi, la gaiezza si mescolava a una
fiamma di ardente giovinezza scaturita dalla
sua anima.
Raimondo fu abbagliato. Per un istante
vacill davanti a tanta seduzione, di cui essa
era forse incosciente; ma avvezzo com'era
alla dura disciplina morale, si riprese subito.
Vibrava bens un leggero fremito nella sua
voce quando rispose:
Non ho affatto l'intenzione di accaparrarmi
Paola che ha dei doveri verso le sue
ospiti, tanto pi che non siamo fidanzati ufficialmente.
Non capisco il motivo.  forse un'idea
di sua madre?
S. Mia zia vuole annunziare il nostro
fidanzamento solo qualche settimana prima
del nostro matrimonio. E io non vi trovo
nessun inconveniente.
 giusto.  anche prudente; l'uno o
l'altro potrebbe cambiar parere.
Cambiar parere?... Perch dovremmo
cambiarlo?
La voce di Raimondo aveva un accento
d'improvvisa meraviglia.
Non si sa mai! Si hanno tante sorprese
nella vita!
Arianna volse di nuovo la testa: guardava
la grande rupe nera, e il suo profilo aveva
la nitidezza di una statua di marmo.
Ci siamo scambiati la nostra promessa
e non siamo di quelli che la ritirano senza
un motivo.
Arianna fece una risatina smorzata e lievemente
ironica.
Una promessa!  poca cosa! E un motivo
 facile a trovarsi.
Non per un animo leale.
Ne conoscete molte, voi, delle anime
leali? La vostra, forse...
E quella di Paola.
Arianna tacque. Si chinava verso la forra oscura e sembrava aspirare l'umido effluvio dell'abisso. Sulla ringhiera pass il lieve fruscio, come di seta, di una foglia caduta.
Arianna si raddrizz e la prese tra le dita.
La sua voce rison con un accento di beffarda mestizia: Ecco che cosa  una promessa: una foglia morta che vola via. Bisogna rassegnarsi perch non vale la pena di piangere e non piangere sulla loro scomparsa.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Nella grande stanza rivestita di legno chiaro dove la signora Evennes, con la corona in mano, sedeva accanto al marito comodamente sdraiato in un'ampia poltrona, il buio avvolgeva i mobili e le persone. Alcuni tizzoni, nel caminetto, erano il solo punto luminoso di quelle tenebre. Il colonnello disse: Se tu accendessi, Elena?
La signora Evennes si alz e si avvicin al caminetto. La sua figura un po' grossa e i lineamenti del suo viso si perdevano nella penombra. Gir con la mano un interruttore mentre diceva:
Pensavo a Raimondo, pregavo per lui, e cos dimenticavo l'ora.
Sulla tavola posta vicino al colonnello si accese una lampada. La luce, attenuata da un globo opalino, illumin una chioma grigia e un viso ancora bello a dispetto delle rughe che lo solcavano. Immobilizzato nella pienezza della sua attivit da una caduta da cavallo, il colonnello Evennes era infermo da quattro anni. Si trascinava penosamente con due bastoni, lui, l'elegante cavaliere del quale era stato detto: Quello sar sempre giovane.
Perch potesse prendere un po' d'aria sua moglie aveva preso in affitto, in un antico
palazzo del quartiere di San Sulpizio, un
grande padiglione situato in fondo al cortile,
che dava, sul dietro, sul piccolo parco di un
villino; davanti alla facciata si stendeva un
giardino pieno di fiori, recinto da una cancellata.
Nelle belle giornate il colonnello passava
l delle lunghe ore con sua moglie accanto:
sua moglie, la compagna fedele e instancabile
che egli amava teneramente e della
quale diceva: E la mia santa Elena.
La signora Evennes avvicin la poltrona
alla tavola sulla quale in mezzo ai libri del
colonnello si trovava la sua cestina da lavoro.
Il suo viso apparve in piena luce. Non
era mai stato bello, ma sotto le poche rughe
della cinquantina conservava quell'attrattiva
che aveva trasmessa a Raimondo, insieme al suo carattere energico.
Pensavo anch'io al nostro Raimondo,
disse il colonnello. C' qualcosa che
riguarda Paola, e che lo turba.
Lo temo. L'ha trovata cambiata, meno
espansiva, quasi fredda con lui. Temo che
Berta agisca sotto sotto per cambiare i sentimenti
di sua figlia. Ha accettato questo
matrimonio perch suo marito lo desiderava,
ma ho sempre avuto l'impressione che lo facesse
un po' a malincuore.
Il nostro figliuolo, per, non  davvero
da disprezzarsi! Soprattutto dal punto di
vista morale non troverebbe certo qualcuno
migliore di lui.
S, ma probabilmente lei pensa che
Paola, con la sua dote, potrebbe fare un matrimonio
pi brillante. Eppoi, caro Enrico,
sai bene che Berta riflette poco. Si lascia attirare
facilmente dalle apparenze, da tutto
ci che lusinga il suo amor proprio. Bench
la carriera di Raimondo si preannunzi
buona, non ha ancora posizione brillante.
Alla sua et sarebbe impossibile!... Gli
lasci tempo e vedr se sua moglie non avr
ragione di essere orgogliosa di lui!
La signora Evennes sorrise guardando il
viso animato di suo marito. Raimondo, il
solo figlio che gli era rimasto, era la gioia,
l'orgoglio del colonnello.
Per un momento tacquero: la signora
Evennes aveva preso dalla cestina un lavoro
a maglia; il colonnello tamburellava sulla
tavola con la punta delle dita. A un tratto
disse:
 certo che da qualche tempo Berta e
Paola hanno diradato le loro visite.
S, e sembrano impacciate, specialmente
Paola. Ma sar forse un' idea nostra.
Lo spero, cara. Paola ama Raimondo,
e in seguito lo amer di pi, perch via via
che la sua personalit andr affermandosi
egli diventer uno di quegli uomini ai quali
i cuori delle donne si attaccano appassionatamente.
Con un gesto distratto la signora Evennes
cominci a fare scivolare i ferri nella lana
rosa. Aveva chinato la testa, e la luce faceva
brillare molti fili d'argento tra i suoi capelli scuri.
Temo che Paola lo veda ancora con i
suoi occhi di bimba, di cuginetta dilettissima
che subisce l'ascendente di una volont forte
e di un tenero affetto. Temo altres che non
capisca tutto il valore morale di Raimondo,
e neppure la delicatezza del suo amore. Berta
 cristiana, ma pi in apparenza che in sostanza.
Ha dato alla figliuola un'educazione
morale e religiosa troppo superficiale... e
Paola  di quelle che non si modificano.
Dall'altra parte della stanza venne aperta
una porta e una figura maschile si deline nella penombra.
Ah, sei tu, Raimondo! disse il colonnello.
Non c' pi nessuno nella sala d'aspetto?
No, il mio ultimo cliente  andato via.
Adesso corro da Marbot che patrocina la
parte civile al processo Brbeuf. Come ti
senti stamani, babbo?
Meglio, caro figliuolo, meglio. Marbot, dove sta?
In via dell'Universit.
Ah, s, infatti, sta vicino a Berta!
Anderai a trovare Paola, passando?
Non credo... ho molta fretta.
Padre e madre colsero nella voce calma una certa durezza.
Il colonnello replic:
Si trova sempre il tempo per andare
ad abbracciare la fidanzata, ragazzo mio.
Ma senti un po', sarebbe l'ora che si parlasse
di questo matrimonio. Dir qualcosa a
Berta la prossima volta che la vedr.
Raimondo replic vivacemente:
Ti sarei grato se tu non lo facessi, babbo,
perch vorrei che fosse Paola a parlarne per
la prima. Come ti dissi, al ritorno in citt domandai
alla zia Berta se non avrebbe avuto
difficolt a fissare la data del nostro matrimonio
per i primi dell' inverno; lei non volle
darmi una risposta precisa adducendo a pretesto
un viaggio nel Mezzogiorno, dove si sarebbe
recata con Paola per andare a trovare
sua sorella. Siamo ai primi di dicembre e non
si parla di questo viaggio, ma neppure si
parla di matrimonio. Davanti a questo silenzio
io taccio. Paola sa i miei desiderii;
tocca dunque a lei a parlare, adesso.
 giusto. A pi tardi, ragazzo mio.
Quando la porta fu richiusa dietro a Raimondo,
il colonnello guard sua moglie.
Decisamente c' sotto qualcosa, Elena!
Che cosa sta mai macchinando Berta?
In quel momento squill il campanello di
fuori; poi la porta venne aperta di nuovo, e
colei che il colonnello aveva allora allora
nominata apparve. S'inoltr verso il caminetto
dicendo con quella amabilit un po' manierata
che le era abituale:
Vengo a passare qualche minuto con
voi, miei cari.
Ti sei fatta preziosa, Berta! disse il
colonnello.
Prese la mano che lei gli tendeva e la serr
senza slancio.
Ho avuto tante occupazioni; sto preparando
una fiera di beneficenza... finalmente
oggi ho potuto trovare un momentino.
L'orecchio sensibile della signora Evennes
colse nel tono della visitatrice un certo impaccio...
un certo nervosismo che non le era
abituale. Quell'impaccio si rivel di nuovo
mentre la signora Berta, seduta di fronte al
caminetto, parlava del tempo, di certi lavori
che ella eseguiva per la fiera, dei reumatismi
del colonnello. Si capiva che aveva qualche
cosa da dire e non sapeva come cominciare.
Il colonnello stesso la mise sulla strada
domandandole:
E di Paola, che ne ? Sono gi quindici
giorni che non l'abbiamo vista.
Ah, Paola!... Si tormenta tanto, poverina!
 cos desolata!
Desolata, perch?... domand la signora
Evennes.
La signora Berta apr ancor pi il grande
bavero di astrakan grigio come se sentisse il
bisogno di prendere un po' d'aria; poi, esit,
e infine disse:
 meglio parlarsi francamente. Sono
venuta a trovarvi per via di quel progetto
di matrimonio...
Ah!... Desideravo appunto sistemare
quella faccenda, disse il colonnello.
 gi troppo che quei ragazzi aspettano. Sarebbe
meglio farli sposare presto.
La signora Berta abbass gli occhi, mosse
nervosamente l'elegante borsa posata sulle
sue ginocchia.
Ma... Enrico, si tratta di tutt'altro!...
Come di tutt'altro?
S. Vi assicuro, cari cugini, che mi 
molto penoso dovervi dire di questo... di
questo cambiamento nelle idee di Paola. Credeva
di amare suo cugino, ma quando l'amore,
il vero amore, si  svegliato in lei, si 
accorta che sbagliava. Per Raimondo non ha
che un affetto fraterno.
Il busto piegato del colonnello si raddrizz;
un'ondata di sangue gli sal al viso, e le
lunghe mani magre gli tremarono sulle ginocchia.
Ah, Paola ritira la parola! Paola non
vuole mantenere la promessa?
La voce tremava sotto la violenza di una
emozione mista a collera.
Era cos giovane quando s'impegn!...
Non sapeva... e s'ingann sulla natura del
sentimento che le ispirava il cugino. Ma...
ora... ora che ama in altro modo...
La signora Berta rialzava gli occhi, riprendeva
la sua disinvoltura: il peggio era
detto.
Accanto a lei la madre di Raimondo rimaneva
zitta, con le mani intrecciate sulle
ginocchia, la bocca un po' tremante.
Chi  costui? domand la voce agitata
del colonnello.
Ferdinando Daubrey.
La signora Evennes ebbe un lieve sussulto,
e il colonnello esclam:
Daubrey!... E vuoi dare la tua figliuola
a quell'uomo?
La signora Berta prese un'aria risentita.
Ebbene, che cosa c' da ridire sul
conto suo?
Tutto!  un gaudente, un essere senza
scrupoli, un amorale!... E miscredente per
giunta. Non ti pare abbastanza?
Ti prego di non dare retta a queste ridicole
esagerazioni. Quando capii che quel
giovanotto piaceva a Paola, presi le mie brave
informazioni. Non  un santarellino, ma non
 peggiore di molti altri. Col matrimonio
metter giudizio, specialmente con una donna
incantevole come  mia figlia, della quale 
innamoratissimo. Quanto alle sue idee religiose,
che sono il risultato dell'educazione ricevuta,
Paola sapr farlo cambiare a poco a
poco. Lo convertir. Questo, anzi, aumenta
la sua inclinazione per lui.
Il colonnello non pot trattenere una risatina
ironica, e la signora Evennes, con accento
compassionevole, disse:
Povera Berta! Lo convertir! Hai da
temere piuttosto che lei subisca il cattivo
esempio di lui; guarda di non rovinare tua
figlia.
La signora Berta si risent.
Paola non  pi una bimba. Sapr destreggiarsi
e conservare la sua fede nonostante
tutto!
Voglio sperarlo!
Giungendo le mani che le erano divenute
fredde bench la stanza fosse calda, la signora
Evennes soggiunse:
Paola non avrebbe avuto bisogno di
convertire Raimondo, ed egli offriva alla sua
giovinezza un passato senza ombra.
Il colonnello disse tra i denti:
 forse per questo. Ci sono persone a
cui piacciono le acque torbe. Faccia loro
buon pr!
Egli si abbandon sulla spalliera della sua
poltrona. La signora Berta, con le labbra
serrate, guardava le braci incandescenti che
franavano con un leggero scricchiolio; poi
disse in tono alquanto acido:
Capisco, Enrico, che tu sia rimasto un
po' deluso. Paola ha tutto: bellezza, ricchezza...
Il colonnello sussult e la signora Evennes,
raddrizzandosi, disse con severit:
Non passare il segno, Berta! Ci conosci
tutti abbastanza bene per essere sicura
che la ricchezza di Paola non  la causa dei
sentimenti di Raimondo per lei, n del nostro
desiderio di averla per figlia. Del resto
suo padre stesso aveva desiderato questo matrimonio
e ti disse sul letto di morte: Me
ne vado tranquillo sapendo che Paola sposer
Raimondo.
La signora Berta, un po' imbarazzata, non
replic. Le sue mani, nei guanti grigi, stringevano
la borsa di moir, ornata di una iniziale
d'oro. La signora Evennes, con una voce
che cercava di mantenere calma, ma in cui
vibrava una profonda emozione, soggiunse:
Naturalmente,  inutile discutere. Paola
dichiara di non amare pi Raimondo, lo accetto,
e nessuno di noi andr a supplicarla
di cambiare idea. Quel Daubrey ha manovrato
bene. Se caschi nella rete  affar tuo,
e sarai responsabile dell'infelicit di Paola.
Ma non c' stata nessuna manovra!...
Durante il suo soggiorno ai Grandi Abeti,
Paola ha potuto conoscerlo bene e apprezzarlo;
lui si  subito innamorato di lei, ma
non ha detto niente, avendo saputo da sua
sorella che Paola era fidanzata.
Il colonnello rise di nuovo.
Non ti credo tanto ingenua da non sapere
che esistono cento maniere di prendere
il cuore di una donna senza dirle una parola
d'amore, e il signor Daubrey  senza dubbio
un asso in questa materia. Ti auguro che
Paola non sia vittima della sua credulit e
del tuo fanatismo per quell'uomo!
Sei prevenuto contro di lui, Enrico. Ti
assicuro che non  cos odioso come pensi.
Tanto meglio! Tanto meglio!... Dopo
tutto  cosa che riguarda te. Per me, conta
solo il dolore di mio figlio e l'ingiuria che
gli vien fatta.
L'ingiuria! Veramente, Enrico...
Ah, ti pare dunque cosa da nulla, per
un uomo come lui, il vedersi preferito quell'individuo
dalla donna che ama e che gli si
era promessa? Caspita!... Accusami pure di
orgoglio paterno e di tutto quello che vuoi,
ma dichiaro ad alta voce che tua figlia non
 degna di mio figlio.
Caro!
La signora Evennes chinava verso suo marito
il viso ansioso e posava la mano sul
braccio che tremava.
Non ti agitare cos! Ti fa male!
Sotto il dolce sguardo che aveva su lui
tanto potere egli si calm subito, ma lanci
verso la signora Berta un'occhiata di sprezzante
ironia.
Veder trattare cos il nostro Raimondo
da quella figliuola alla quale abbiamo voluto
tanto bene, mi mette fuori di me! Ma hai
ragione, restiamo calmi... Dunque, Berta,
tu venivi per dirci d'informare Raimondo
del voltafaccia di sua cugina?
La signora Berta, con i lineamenti contratti,
cercava di dominarsi per non rispondere
con collera all'apostrofe del colonnello.
Ma detestava le discussioni, specialmente
quando si sentiva dalla parte del torto e di
fronte a un interlocutore risoluto. Tuttavia
la sua voce era aggressiva quando rispose:
S, prego voi di dirglielo. Saprete rendergli
meno amara questa delusione, che
spero non sar cos forte come sembrate temere;
in fondo non  che un amoretto di
giovent.
Ah, lo credi davvero? No, Raimondo
non  di quei bellimbusti che passano da un
capriccio all'altro e seminano brandelli del
loro cuore a tutte le cantonate. Aveva dato
il suo a Paola, per sempre. Tua figlia non
sar mai amata quanto l'ha amata lui.
La signora Berta si strinse nelle spalle.
Che volete, non posso cambiare i sentimenti
di Paola! Non posso far s che ami
suo cugino invece di Daubrey. Sono le sorprese
del cuore.
Belle sorprese, infatti... e ben preparate.
La signora Berta finse di non sentire. Richiuse
il bavero della pelliccia intorno al
collo un po' floscio, adorno di una collana
di perle, e guard alternativamente il colonnello
e sua moglie prima di domandare, con
dolcezza affettata:
Non ci serberete rancore, non  vero?
Paola vi  tanto affezionata! Se sapeste come
soffre di vedermi compiere questo passo!
Bene, bene, disse il colonnello con
un tono tra. il beffardo e l'arrabbiato.
Quando dovremo rivederla, quella scioccherella,
non la mangeremo di certo; ma capirai
bene che da ora in poi tra noi ci sar
sempre qualcosa.
La signora Berta si alz. Sua cugina stese
il braccio e le appoggi la mano sulla spalla.
Berta, noi la perdoniamo. Dio voglia
che non debba pentirsi di quello che fa oggi!
Ma insomma, non so che cosa andate
fantasticando su Daubrey! Pur senza valere
quanto vostro figlio, sotto certi riguardi pu
essere un buon marito. Del resto non sarebbe
stata colpevole, Paola, se avesse sposato Raimondo
mentre provava un sentimento cos
forte per un altro?
S, se questo sentimento  vero, se non
 un capriccio... oppure se Paola per vanit,
per ambizione, per debolezza o che so io, non
si lascia ingannare.
Si direbbe proprio che tu non la conosca
affatto!
La signora Berta si agitava, guardando
stizzita il viso commosso e grave chino verso
di lei.
Paola  troppo seria, troppo riflessiva
per cedere a simili sentimenti. Daubrey le
 piaciuto per la sua bella intelligenza e per
le qualit che ha scoperto in lui sotto il suo
apparente scetticismo. Infine,  un uomo ragguardevole.
E lo ama. Questo riassume tutto,
perch con l'amore non si discute.
Il colonnello abbozz una spallucciata e
sua moglie replic:
Scusa, ma sono del parere che bisogna
discuterne invece, e, poich  cieco, bisogna
avvertire il pericolo davanti ai precipizi ai
quali pu talora condurre.
La signora Berta fece un sorrisino sprezzante,
da donna che si crede infallibile.
In questo caso non ci sono precipizi.
Capirai bene che non avrei approvato Paola
se avessi temuto che questo matrimonio potesse
non renderla felice. E ora, arrivederci,
cara Elena; arrivederci, Enrico. Vi consiglio
di non tormentarvi troppo. Raimondo dimenticher
presto questo piccolo episodio della sua vita, credete a me.
La signora Evennes disse con freddezza: Quello che c' stato tra loro non si dimentica tanto facilmente, perch ci che tu chiami piccolo episodio e ci che Paola ha deliberatamente calpestato,  tutta la giovinezza di Raimondo e tutto il suo cuore, che appartenne a lei, a lei sola.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Gi da qualche momento il colonnello e
sua moglie erano tornati nel salotto con il
loro figliuolo, dopo aver desinato, e nessuno
dei due sapeva decidersi a pronunziare le
parole che avrebbero fatto tanto soffrire Raimondo.
Questi, nella poltrona nella quale si era seduta
la madre di Paola, scorreva un giornale.
Sembrava distratto, e all' improvviso, alzando
la testa e guardando i suoi genitori, domand:
Dunque, che c'?... Tu, mamma, non
hai mangiato quasi niente, e tutti e due vi
sforzate di conservare il vostro solito viso.
Il colonnello pos sulla tavola accanto a
s la rivista che fingeva di leggere, e la signora
Evennes interruppe il suo lavoro a maglia.
Fu lei che rispose: Infatti c' qualcosa, figliuolo mio. Questo pomeriggio  venuta Berta...
Ella vide Raimondo irrigidirsi come per ricevere un colpo previsto, e la sua voce assunse un'inflessione ancora pi dolce, pi tenera, per continuare: Paola ritira la sua parola. Dice che
aveva sbagliato... che ha per te soltanto un affetto fraterno...
Sposa Daubrey?
Il tono breve, quasi duro, fece trasalire la signora Evennes.
S. Come lo sai?
Alla villa durante e dopo la permanenza
di quell'uomo, mi ero gi accorto che
era cambiata. Quando torn in citt, il suo
cambiamento si accentu. Sembrava impacciata
con me, e talvolta, dimostrava una
freddezza studiata. Non volevo interrogarla
in proposito, perch non sono tipo da elemosinare
un affetto che mi viene tolto; ma
diradavo le mie visite, come vi siete accorti.
Non mi piaceva, specialmente per via della
dote di Paola, impormi come fidanzato, tanto
pi che quasi sempre qualche cosa nell'accoglienza
o nella conversazione mi faceva
capire che non si voleva vedere in me altro
che il cugino. Sicch ero preparato a quanto
mi avete detto. Ci non toglie per che ne soffra.
La signora Evennes si alz e avvicinando
la poltrona a quella di Raimondo cinse col braccio le spalle vigorose.
Mio caro figliuolo!
Tutta la sua tenerezza materna era contenuta
in quelle parole.
Il colonnello, con voce arrochita dall'emozione,
esclam:
Quelle donne son pazze! Non  possibile
che Paola sia felice con quel Daubrey.
Povera piccola Paola!
La signora Evennes sent Raimondo fremere
sotto il suo braccio. Questa dolorosa
piet veniva espressa in quelle tre parole!
Paola, la cara fidanzata, che un tempo lo
amava, si allontanava da lui, si dava a un
altro, a quel Daubrey indegno di lei.
Che triste cosa! disse sordamente.
Si lascia abbagliare da quel bel parlatore
impastato di ambizioni senza scrupoli; che
risveglio le si prepara!
Il colonnello borbott:
Sua madre  dieci volte pi pazza di
lei. Quell'uomo l'ha raggirata,  certo, e non
c' voluto molto. Non ha cervello, quella
Berta! Il povero Roberto ebbe a soffrirne
pi di una volta.
S, si  infatuata di Daubrey e probabilmente
ha fatto di tutto per arrivare alla
rottura del nostro fidanzamento. Paola non
 tipo da resistere a una pressione abile. Eppoi
Daubrey  scaltro... avr saputo adularla
e apparire diverso da quello che .
Evidentemente! Con la complicit di
Berta era facile circuire una sciocchina di
quella specie. In fondo, mio caro, tutto ci
non depone certo in favore della intelligenza e del valore morale di Paola.
Ci prova la sua debolezza, disse brevemente Raimondo.
Si liber con dolcezza dal braccio materno
e si alz soggiungendo:
Bisogna che la veda. Deve dirmi lei
stessa, quello che sua madre  venuta a dire a voi.
La signora Evennes disse con ansiet:
Povero il mio ragazzo, che pena!
E subito soggiunse:
Hai ragione, fallo pure.
Egli si avvicin al caminetto per guardare
l'ora al vecchio orologio a pendolo le cui colonnine
di marmo bianco sostenevano un quadrante
incastonato in un cerchio di bronzo dorato e cesellato.
Le otto e un quarto; la trover, se non  a cena fuori.
Torn verso sua madre, si chin e baci a
lungo la fronte incorniciata dai capelli bruni leggermente ondulati.
A pi tardi, mamma. Prega per me.
Qualche minuto dopo se ne andava nel
freddo della notte; ma egli non sentiva
niente, non si accorgeva neanche che cominciava
a cadere un fine nevischio. Rimaneva
chiuso nel suo dolore, col pensiero costantemente
rivolto alla penosa fine di quel bel sogno
che aveva cullato la sua adolescenza e la
sua prima giovinezza. Tuttavia, come aveva
detto ai suoi genitori, quel colpo non lo aveva
colto alla sprovvista: sentiva gi da qualche
settimana che sarebbe arrivato. Paola si allontanava
da lui, Paola se ne andava verso il miraggio.
Quando fu davanti al vecchio palazzo di
cui la signora Berta occupava il secondo
piano, quando cominci a salire la scalinata
dalla ringhiera tanto ben lavorata, ebbe una
stretta al cuore ricordando la dolce gioia che
provava quando veniva a trovare Paola, e
lo slancio di felicit di sua cugina quando egli entrava.
Finita ormai quella gioia, finita quella tenera
accoglienza! Tutto ci apparteneva al passato.
La cameriera lo fece passare nel salottino
dove aveva trascorso tante serate accanto a Paola.
La signora Berta era l, seduta davanti
alla scrivania antica, intenta a scrivere. Sussult
alla vista del nuovo arrivato.
Tu, Raimondo?... I tuoi genitori non ti hanno detto...?
Sono informato e vengo a parlare con Paola.
Il viso della signora Berta espresse una viva contrariet.
Senti, Raimondo, avresti potuto evitare
questo... questa cosa penosa per tutti e due.
Dette uno sguardo inquieto al viso deciso
di Raimondo.
Egli rispose freddamente:
Ho il diritto di chiedere che lei stessa
mi renda la sua parola, come lei stessa me
la dette liberamente il giorno in cui compiva
diciotto anni.
Ma, caro mio...
Puoi concedermi questa soddisfazione in estremis, zia!
Ella arross, sferzata dall'ironia del tono.
Volevo risparmiare questa pena a Paola...
tanto pi che stasera si sente poco bene
ed  gi andata in camera.
Oh, non aver paura, non vengo a supplicarla
di ritornare sulla sua decisione!...
Suppongo che l'abbia presa dopo aver riflettuto
a lungo. E non le far neanche dei
rimproveri; ma ho da rivolgerle una domanda,
una sola. Questo non puoi rifiutarmelo.
Ella esit, poi si alz dicendo a malincuore:
Se proprio ci tieni...
Usc dal salotto. Raimondo rimase in piedi
in quella stanza dove aveva fatto con Paola
tante lunghe chiacchierate, Alcuni bei mobili
antichi, la tappezzeria dai delicati colori,
un tappeto chiaro sul quale s'intrecciavano
ghirlande di pallide rose, davano al
salotto un tono di sobria eleganza. Era una
cornice che ben si addiceva alla grazia fine
di Paola, e pi di una volta Raimondo aveva
pensato che ella avrebbe trovato un salotto
simile in casa sua, in casa dei suoi genitori.
La signora Berta riapparve seguita dalla
figliuola. Paola, nella sua vestaglia di crespo
della Cina azzurro-pavone, era pallidissima;
ma appena si trov sotto lo sguardo
del cugino il sangue le afflu al viso. And
subito verso di lui dicendogli:
Desideri parlarmi?
Le tremava la voce. Raimondo strinse leggermente
le dita freddissime. Egli si sforzava
di reprimere la commozione che lo invadeva
davanti al puro amore della sua giovinezza,
che fino ad allora aveva associato
ai suoi piani per l'avvenire.
S, ho da rivolgerti una domanda. Ritiri
la parola che mi hai data?
La mamma deve avere spiegato ai tuoi
genitori perch ho dovuto farlo.
Ella abbassava le palpebre; una delle sue
mani si contraeva sulla leggera stoffa della veste.
S, ma voglio sentirlo dire a te.
Vide sulle labbra di lei un lungo fremito.
Perch me lo domandi, se lo sai?
Perch voglio che tu stessa mi dica che
non mi ami pi.
Ella esit a lungo; poi, a voce un po' bassa, rispose:
Ti voglio bene come a un cugino, come a un fratello.
Non mi hai mai amato in modo diverso?
Si trovavano entrambi nel cerchio luminoso
formato dalla lampada posta sulla scrivania.
La veste di Paola prendeva dei riflessi pi
vividi; le sue braccia, uscendo dalle larghe
maniche, avevano un candore quasi diafano.
Paola alz gli occhi e guard Raimondo,
in piedi davanti a lei, in tutta la vigorosa eleganza
della sua giovent, col suo sguardo un
po' imperioso in cui appariva l'ardente vita della sua anima.
Egli ripet, con un tono che seppe mantenere fermo:
Mi hai mai amato in altro modo?
Gli occhi grigi s'inumidirono, e ancora
una volta si nascosero sotto le palpebre mentre
Paola, con la voce un po' arrochita, rispondeva:
Non so... non credo.
E oggi sei sicura di non amarmi, giacch
ritiri la tua promessa?
Paola non rispose subito. Dietro di lei la
signora Berta stringeva le labbra lanciando
su Raimondo delle occhiate tutt'altro che benigne.
No, ne sono certa, non ti amo come tu vorresti.
Rialzando gli occhi, Paola, con un tono
mite e impacciato soggiunse:
Perdonami, Raimondo.
Senza dar segno di averla udita egli domand:
Quando te ne sei accorta?
Ma... da poco tempo.
Da quando Daubrey ha cominciato a
farti la corte?
Ella fece un gesto di protesta. La signora
Berta avanz di qualche passo e disse con
una certa irritazione:
N Paola n io avremmo permesso che
Daubrey la corteggiasse. In quel momento
si considerava un po' legata a te da una promessa
irragionevole, bisogna confessarlo, perch
quegli amoretti tra cugini sono spesso
poco profondi. Hanno bisogno della prova
del tempo e della vita.  stato cos per Paola.
Ha capito che il suo affetto per te era soltanto
fraterno e che il suo cuore andava
verso un altro. Lealmente te lo ha fatto sapere.
Ammettiamo che non avesse conosciuto
Daubrey: ti avrebbe forse sposato credendo
di amarti sinceramente, e si sarebbe accorta
troppo tardi del suo errore.  preferibile, devi
pur convenirne, che questo malinteso si sia
dissipato in tempo per porvi rimedio.
Infatti  preferibile. Daubrey si  presentato
al momento buono per risparmiare
a Paola questa penosa delusione. Non l'ha
corteggiata, s'intende; il cuore di Paola si
 dato spontaneamente a lui. Dunque tutto 
per il meglio, e io ti sciolgo dalla tua promessa,
Paola, e dalle tue assicurazioni di
amore che furono solo errori della tua giovinezza.
Cancelliamo dunque il passato, almeno
per quanto  possibile.
Parlava con una chiarezza e una freddezza
che parvero sconvolgere Paola. Era diventata
novamente pallidissima.
Non saremo in discordia per questo,
vero, Raimondo?... Resteremo buoni cugini,
uniti, affezionati? domand quasi implorando.
Egli ebbe un sorriso la cui dolorosa ironia
sfugg alla signora Berta, ma non a
Paola.
Non si tratta di discordia. Non sar
pi come prima, ecco tutto.
Poi s'inchin davanti alla signora Berta
con un freddo buona sera. Paola fece un
passo e afferr la mano del cugino.
Mi serbi molto rancore, Raimondo?
Lo implorava con la voce e con gli occhi
pieni di lacrime; poi inclin un po' la testa
come per offrire la sua giovane fronte al bacio
di lui, come aveva fatto tante volte. Vedendosela
cos vicina, respirando il profumo
della sua giovinezza, di quella bellezza un
po' fragile che egli amava e che aveva sempre
pensato dovesse appartenergli, un acuto
spasimo gli trafisse l'anima. Si allontan un
po' guardandola per portarsi via la visione
di una Paola che non era pi sua ma che
ancora non apparteneva a un altro. Per un
istante i suoi occhi ritrovarono l'amorosa
dolcezza che Paola vi aveva visto tanto spesso.
Con un' intonazione un po' accorata disse brevemente:
Mi ricorder sempre che sei stata il mio
primo amore.
Ritir la mano che ella stringeva inconsciamente,
e usc dal salotto.
La signora Berta si avvicin e tocc il
braccio della sua figliuola che sussult.
Veramente avrebbe dovuto risparmiarti
questa emozione, poverina! Che carattere autoritario!
Non saresti stata felice con lui, Paola mia!
Paola guardava la porta dietro la quale era sparito Raimondo.
Credo di s, mormor.
No, te lo assicuro, cara.  di una intransigenza ridicola in ogni cosa. Vi sareste urtati continuamente.
Paola volse verso di lei il viso sconvolto.
Mi dispiace di farlo soffrire, mamma.
La signora Berta alz le spalle.
Ti pare proprio che avesse l'aria di un uomo desolato? Per conto mio non ho avuto questa impressione.
Paola non replic alle parole di sua madre.
Chiuse per un istante gli occhi, forse per concentrare il pensiero su quell'ultimo sguardo di Raimondo in cui aveva visto tanta dolorosa tenerezza e tanta muta sofferenza.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Ai primi di febbraio l'avvocato Raimondo
Evennes pronunzi la sua arringa al processo
Valliers. La causa era sensazionale e
la vasta sala delle Assise non pot contenere
tutti quelli che gi da parecchio tempo avevano
brigato per il biglietto d'ingresso. L'accusata
apparteneva a un'antica famiglia normanna.
Povera, orfana, era stata chiamata
a Parigi come dama di compagnia da una
zia di sua madre. La signora di Mury, ricchissima,
ma avara e insopportabile, non le
risparmiava i rimproveri.
Un vicino, il conte di Chamerade, colpito
dalla grazia delicata e dalla tristezza di Antonietta
di Valliers, la chiese in matrimonio.
La zia dette il suo consenso, ma non dote.
La data del matrimonio fu fissata. Pochi
giorni prima la vecchia signora mor dopo
un vomito terribile e una dolorosa agonia.
I medici, messi in sospetto da alcuni sintomi,
fecero l'autopsia che port alla scoperta
di tracce di arsenico nei visceri. Di
indagine in indagine, tutte le prove incolparono
Antonietta, la parente pi prossima.
Ella fu arrestata. Dietro consiglio del fidanzato
chiese all'avvocato Evennes di difenderla.
Ogni volta che andava a trovarla
a Saint-Lazare, Raimondo ritornava sempre
pi persuaso che quella ragazzina delicata e
timida non era colpevole. Tuttavia gravissimi
indizi pesavano su di lei. Durante il
processo l'avvocato Evennes era riuscito a
controbatterne alcuni; ma ne restavano altri
che potevano bastare a impressionare la giuria.
La notoriet del signor di Chamerade, imparentato
con molte famiglie dell'aristocrazia,
rendeva quel processo un avvenimento
mondano. L'avvocato Evennes aveva un uditorio
scelto. Molti eleganti cappellini si agitavano
nella sala, che rimaneva nella penombra
perch dalle finestre molto alte scendeva
poca luce. Gli sguardi andavano dall'accusata
bruna e fine, di un pallore tragico, al suo difensore,
il bell'Evennes, come dicevano in
Tribunale. Raimondo sfogliava il suo incartamento
con mano tranquilla; ma fremeva in
cuor suo per l'ardente desiderio di riportare
quella vittoria, di salvare quella giovane il
cui visino pallido e i cui occhi azzurri pieni
di una straziante angoscia si voltavano senza
posa verso di lui come per dire: Siete la
mia unica speranza.
Il signor di Chamerade era presente. Ogni
tanto fuggevoli sussulti agitavano il suo viso
sbarbato, intelligente e buono, ancora giovane
bench fosse sulla quarantina. Alcuni
amici lo circondavano. In generale la signorina
di Valliers non era creduta colpevole.
Alcuni per, come i giudici, erano incerti.
Al banco dei testimoni attirava l'attenzione
una cugina della vittima, la signora
d'Arcier. Aveva riferito certe parole della
signorina di Valliers, tra le quali queste:
Mi  quanto mai penoso sposare senza dote
il signor di Chamerade. Mia zia  odiosa.
Antonietta dichiarava di non aver mai detto
niente di simile, e assicurava anche di non
aver mai avuto l'arsenico trovato nella sua
camera.
Il pubblico credeva a lei piuttosto che alla
signora d'Arcier. Quest'ultima, una donnina
magra dal viso duro e arcigno, aveva dimostrato
durante il processo una presenza di
spirito inalterabile; ma non era sfuggito ai
giudici, n a Raimondo, che essa accusava
l'imputata con ostinazione e pacata perfidia,
senza scatti violenti. L'avvocato Evennes
si proponeva di valersi di questo atteggiamento
nella sua difesa.
Al banco degli avvocati, l'avvocato Daubrey
ergeva la sua vigorosa figura. Sistematicamente,
bench senza ostentazione, egli
evitava Raimondo, la cui freddezza a suo riguardo
veniva aggravata da una sfumatura
di disprezzo. Solo le necessit professionali
li ravvicinavano. In Tribunale la cosa non
era passata inosservata, e siccome l tutto
viene risaputo, ne era noto anche il motivo.
I colleghi tenevano per Evennes. molto benvoluto,
e anche stimato per la dignit della
sua vita, la fermezza delle sue convinzioni e
il valore del suo giovane ingegno.
Paola era presente, seduta tra sua madre
e Arianna Daubrey. Il suo matrimonio doveva
essere celebrato la settimana seguente.
Sembrava un po' stanca, un po' nervosa. La
signora Berta la faceva affaticare portandola
di negozio in negozio, di visita in visita, e
Paola si lasciava trascinare, senza dimostrare
il desiderio di raccogliersi un poco prima
d'impegnare la sua vita.
Il presidente Daubrey, che dirigeva il dibattito,
annunzi:
La parola all'avvocato Evennes.
Raimondo si alz. Nella penombra sempre
crescente la sua figura svelta si drizz, drappeggiata
nella toga nera.
Il suo viso aveva quella espressione di
energia un po' altera che lo rendeva marcatamente
virile nonostante la finezza dei lineamenti,
e che da qualche tempo andava
accentuandosi. Nell'ombra che invadeva la
sala silenziosa, gli occhi apparivano leali e
dominatori.
Fu una difesa quale da gran tempo non
ne era stata udita l'uguale nella sala delle
Assise. La voce maschia e sonora si alz dapprima
in frasi del pi puro stile classico;
poi divenne ardentemente patetica, parlando
con semplicit, senza ricerca di effetti, della
vita penosa e delle virt della signorina
di Valliers, e raggiunse degli accenti cos
commoventi, che fece scorrere dei brividi
nell'uditorio. Alla fine, arrivando alle accuse
mosse contro la fanciulla dalla signora d'Arcier,
l'avvocato facendo risaltare l'accanimento
subdolo di quella teste a carico, eruppe
a un tratto:
E questo perch?... Perch?
La voce profonda vibr nella sala lanciando
la terribile domanda. Poi tacque per
qualche secondo. Un silenzio tragico grav
sull'uditorio. Fu vista la signora d'Arcier
trasalire, poi irrigidirsi per mantenere il suo
contegno impassibile.
L'avvocato Evennes continu la sua difesa.
I visi, nell'uditorio, diventavano indistinti.
Paola chinava un po' la testa e spiegazzava
tra le dita i guanti che si era tolta.
Gli occhi di Arianna non abbandonavano il
viso animato e tanto espressivo dell'oratore
e non perdevano neppure uno dei suoi gesti
sempre in perfetto accordo con le parole.
In quel momento la sala venne illuminata.
L'avvocato Evennes apparve in piena luce, e
le toghe rosse dei giudici ripresero il colore
smagliante che l'ombra poco prima attenuava.
L'accusata guardava il suo difensore
e grosse lacrime, di cui ella certo non si accorgeva,
scivolavano lungo le sue pallide guance.
Il presidente dichiar sospesa la seduta.
In mezzo alla confusione, tutti gli avvocati
presenti circondarono Evennes. Il presidente
dell' Ordine degli avvocati, di cui egli era
stato segretario, gli strinse la mano con entusiasmo.
Mi date una delle gioie pi grandi della
mia vita, Evennes!
L'entusiasmo dei colleghi di Raimondo era
sincero, fatta eccezione per qualche geloso.
Daubrey disse una breve frase distogliendo lo
sguardo irritato da quello di Raimondo. Le
loro mani si sfiorarono appena. Daubrey si
allontan e and alla ricerca della fidanzata.
Raimondo and al bar, poi si rec a trovare
la sua cliente. Scorgendolo, la signorina di
Valliers ebbe una crisi di pianto e tese le mani verso di lui.
Mi salverete?... Oh, dite, dite, mi salverete?
Era fragile e commovente nella sua debolezza,
nell'atroce umiliazione di quel processo
che la esponeva alla curiosit del pubblico.
Raimondo, tenendo le mani tremanti
di lei, la rassicurava, la incoraggiava con
fermezza. Egli sperava, sperava molto. La
signorina di Valliers sarebbe stata resa al suo fidanzato.
E pensava:
Che almeno loro siano felici!
Tutto il fervore patetico che aveva fatto
fremere l'uditorio derivava da questo pensiero
e dal dolore che gli era stato inflitto.
Pi che per far trionfare una causa che egli
credeva giusta, aveva perorato per risparmiare
al signor di Chamerade il dolore di
perdere la sua cara fidanzata.
Alla ripresa dell'udienza l'avvocato Evennes
termin la sua difesa. Mise in evidenza
subdole avidit che nell'ombra tendevano alla
ricchezza della vecchia parente. Era morta
senza far testamento, e Antonietta, sua unica
nipote, ne era l'erede per legge. Ma soppressa
quella erede mediante la sua condanna, chi
avrebbe raccolto l'eredit della defunta?
Gli sguardi si rivolgevano verso la signora
d'Arcier, sempre irrigidita nel suo atteggiamento
impassibile. L'avvocato Evennes non
faceva nomi, non moveva accuse, e tuttavia,
per la forza stessa dell'evidenza, ogni parola
additava colei che, dopo Antonietta, era la
parente pi prossima della signora di Mury.
Con sobria abilit l'avvocato metteva in
rilievo le lacune dell'accusa, le reticenze di
alcuni testimoni, le testimonianze di altri
in favore della signorina di Valliers. Cit
le parole della cameriera, persona onnipotente
e poco malleabile che dirigeva la casa
della vecchia signora:
Non sono stata sempre molto gentile con
la signorina Antonietta, ma lo deploro molto,
ora che la vedo accusata di una cosa simile,
perch se esiste una persona capace di tanto,
non  certo lei!
La bella voce maschia sapeva assumere
tutte le inflessioni, dalla dolcezza carezzevole
fino all' indignazione impetuosa: diventava
ironica, con somma finezza, poi, in
ampi periodi di una chiarezza ammirevole,
tornava calma, serena, continuando senza
accanimento a demolire pezzo per pezzo l'accusa
costruita contro Antonietta di Valliers.
Per ultimo si elev in una commovente perorazione,
facendo appello alla ragione, alla
logica di coloro che di l a poco avrebbero
proclamato l'innocenza o la colpevolezza dell'accusata.
Poi tacque.
Per un lungo momento, dopo che il difensore
si fu seduto e rimesso il tocco, tutti,
nella sala, rimasero immobili. Raimondo, da
quel silenzio, cap tutta l'estensione del suo
successo. Aveva soggiogato quella folla, quegli
avvocati, quei giudici, tutta gente scettica;
li aveva dominati con la potenza del
suo ingegno rivelatosi improvvisamente, scaturito
dal suo cervello e dal suo cuore sotto
l'azione della sofferenza.
Un certo orgoglio lo invase. Era giovane,
si sentiva nel pieno vigore intellettuale, e
amava la gloria come tutti gli esseri umani.
Ebbe la subitanea visione delle soddisfazioni
che lo aspettavano in quella carriera nella
quale sarebbe diventato uno dei maestri.
L'ebbrezza fu di breve durata.
Pens: Avrei offerta questa vittoria a Paola. Sarei stato felice di darle un nome celebre. Ora invece...
La giuria si ritir. La deliberazione fu
rapida. Quando i giudici riapparvero vi fu
un ondeggiamento nella folla. Il signor di
Chamerade si sporse con ansia in avanti,
come per udire meglio il verdetto che oltre a
quello della sua fidanzata era anche il suo.
La giuria non riconosceva colpevole Antonietta
di Valliers. Un respiro di sollievo
parve passare attraverso la sala. Il signor
di Chamerade si raddrizz, col viso rasserenato,
gli occhi pieni di gioia. La signorina
di Valliers svenne e fu portata inerte fuori della sala.
Raimondo, sfuggendo alle congratulazioni,
and poco dopo a prendere notizie della fanciulla.
Stava riprendendo i sensi e chiedeva del suo difensore.
Ben presto la salut, lasciandola col signor
di Chamerade. Ancora tutto commosso
dalla loro riconoscenza e dalla loro gioia, fu
fermato a ogni passo prima di raggiungere
la galleria di Harlay. Una giovane, con una
elegante cappa verde scuro, s'insinu tra i
vari gruppi e lo ferm. Era Arianna: i suoi
occhi brillavano e la sua voce piena di entusiasmo diceva:
Permettete che anche questa praticante
novellina si congratuli con voi.
Dopo le vacanze trascorse insieme ai
Grandi Abeti, non l'aveva vista che di
sfuggita e di rado.
Gli sembrava che tra lei e Paola ci fosse
una certa freddezza. Il suo primo istinto fu
di irrigidirsi. Era la sorella di Daubrey. Ma
di fronte a quello sguardo giovane e sincero ced subito.
Mi avete commossa, entusiasmata. In
un certo momento ho avuto perfino le lacrime
agli occhi. Non piango mai, perch
non mi mancheranno le occasioni di farlo,
nella vita! Dunque, ecco un nuovo successo per voi!
Ella fece la sua solita risatina un po' ironica;
ma i suoi occhi avevano ancora lo sfolgorio
dolcissimo di quelle lacrime che le parole
di Evennes vi avevano fatto salire poco prima.
Con una certa allegria mista a commozione
egli replic:
Un vero successo, infatti, poich non
ignoro, stante le vostre affermazioni, che giovane
scettica siete.
Ma il sorriso disparve immediatamente
dalle sue labbra. La signora Berta, si faceva
avanti precedendo sua figlia. Con espressione
amabile afferr la mano del suo giovane parente
e la strinse con forza.
Mio caro, che rivelazione!
Non lo prevedevi, eh, zia?
Ella non cap l'intenzione mordace, ma
Paola l'aveva afferrata, e le sue labbra tremarono,
mentre la sua carnagione delicata
avvampava di un vivo rossore. Ella volse altrove
lo sguardo turbato.
Disse poi al cugino alcune parole alle
quali egli rispose con fredda correttezza.. Poi
molti amici circondarono Raimondo. Pur rispondendo
loro e stringendo le mani tese
verso di lui, segu con lo sguardo Paola e la
vide allontanarsi insieme a Ferdinando che
l'aveva raggiunta. In quel momento tutta la
sofferenza latente in lui affiorava, facendo
svanire l'ebbrezza del successo.
Uscendo dal Tribunale per tornare a casa
egli pensava.:
Non dovrei rimpiangerla. Non  quella
che pensavo, dal momento che ha potuto innamorarsi
di un Daubrey!
Ma in lui vi era stato troppo amore giovanile,
troppa tenerezza profonda e protettrice,
troppa salda fedelt, perch il suo sogno
potesse morire senza strazio.
Nel salotto la signora Evennes leggeva a
voce alta al marito i cui occhi si stancavano
presto. Era sofferente e non era potuta andare
a sentire Raimondo. Quando lui entr
ella alz la testa con una vivacit che non le era solita.
Ebbene, caro?
Assolta, mamma. Tuo figlio ha riportato un successone.
Il colonnello esclam:
Me lo aspettavo, ragazzo mio!
Raimondo si avvicin alla madre, le pos
sulle ginocchia un mazzo di garofani rosa
che aveva scelti per lei, e baci teneramente
la mano che ella gli porgeva. I loro occhi
s'incontrarono. Quelli di Raimondo dicevano:
A te, mia cara confidente, mia consigliera,
offro in omaggio questo successo.
Negli occhi della signora Evennes brillava
una serena gioia mista alla pi profonda tenerezza.
Raimondo si sedette tra i suoi genitori, e
il colonnello, appoggiando una mano sulla
spalla del figlio, lo guard con affettuoso orgoglio.
Dunque, raccontaci com'  andata, figliuolo.
Mentre Raimondo parlava, la signora
Evennes non cessava di guardarlo. Osservava
il gesto un po' nervoso della mano, un
certo sforzo nel sorridere, un velo di tristezza
che passava sugli occhi troppo seri.
Ha rivisto Paola, pens.
Ma non fece domande. Sapeva che neppur
la mano di una madre pu toccare certe ferite
che solo il tempo, e soprattutto la fede
vera e profonda, sono capaci di lenire, e forse risanare.
...
.
...
PARTE SECONDA.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Durante la sospensione dell'udienza, quel
giorno, l'avvocato Evennes si trov circondato
da giovani procuratori desiderosi di
avere il suo parere su un punto di diritto
molto discusso. Trasportati dal movimento
della folla lungo la sala dei Passi Perduti,
camminavano ascoltando la chiara e calda
parola di Evennes, scambiandosi occhiatine
scherzose quando al loro passare uno sguardo
femminile si fissava compiacentemente sul
giovane maestro le cui arringhe avevano sempre
un uditorio elegante attirato forse pi
dal fascino fisico dell'oratore che dalla eloquenza
della sua parola. Un giovanottone
dalla carnagione abbronzata, che portava il
suo tocco molto indietro sopra una spessa capigliatura cresputa, disse sottovoce:
Ecco le sette meraviglie dell'Ordine
in confabulazione con suo fratello. Cosa piuttosto
rara. Si direbbe che non c' molta simpatia tra loro.
Un altro, vicino a lui, mormor:
Caspita, com' bella!
Guardavano Arianna Daubrey che camminava
lentamente accanto al fratello parlandogli
con una certa animazione. La toga di
avvocato ricadeva in lunghe pieghe ondeggianti
lungo il suo corpo di cui, sotto l'ampiezza
della stoffa, s'indovinavano le linee
snelle e armoniose. I capelli leggeri, ondulati,
venivano fuori del tocco messo con grazia.
Vicino alla fisonomia vigorosa e fredda
di Ferdinando, la vivace bellezza di quel viso
spiccava maggiormente, e la fiera sincerit
di quegli occhi violetti era ancor pi attraente
al paragone di quelli di Daubrey
sempre come velati da un'ombra inquietante,
al riparo delle palpebre cascanti.
Arianna aveva prestato giuramento qualche
mese prima, ma ancora non patrocinava.
Si limitava a ricevere qualche cliente nel suo
studio in casa del padre. La vedevano spesso
in Tribunale dove andava a sentire gli avvocati
pi rinomati e a richiedere consigli ai
maestri del Foro felicissimi di metterla a
parte della loro sapienza.
Il suo ingresso nella sala delle udienze
aveva per risultato di distrarre, anche dai
dibattiti pi appassionati, l'attenzione dei
suoi colleghi. Ma restava impassibile di fronte
a quell'ammirazione che sapeva tenere a
distanza. Nessuno poteva vantarsi di essere
stato incoraggiato a fare la corte ad Arianna
Daubrey, e gli audaci che vi si arrischiavano
sapevano quale ironico disdegno accoglieva le loro premure.
Alla ripresa dell'udienza Raimondo, dopo
un breve colloquio col presidente del consiglio
dell' Ordine, si diresse verso la scalinata
della galleria quadrata con l'intenzione di
raggiungere la terza sezione del Tribunale.
Gi da qualche momento l'anticamera si era
piano piano vuotata. Le sale d'udienza si
riempivano, e sotto le vecchie volte si elevavano
di nuovo, monotone o eloquenti, le voci dei difensori.
Mentre Raimondo saliva gli ultimi scalini
vide, appoggiata alla balaustra di marmo
della galleria, Arianna che guardava al disotto
di lei il grande atrio quasi deserto.
Essa lo scorse e sorrise porgendogli la mano.
Avete una causa?
No, vado a sentire Hardy. Mi piace la
sua eloquenza animosa, un po' asciutta, ma
chiara, e sono curioso di vedere come se la
caver in questo processo piuttosto spinoso.
Ci andavo anch'io. Ho seguito tutto il processo con molto interesse.
A quando la vostra prima causa?
Ella ebbe uno di quei sorrisi leggeri e incantevoli
che le illuminavano il viso come un bel raggio di luce.
Per ora non ci penso. Anzi, vi confesso che ho un po' di paura.
Paura!... Voi cos intrepida!
La guard sorridendo e osserv una volta
di pi il fiorire di quella bellezza che gi tre
anni prima lo aveva sorpreso ai Grandi
Abeti. Da allora aveva visto poco Arianna,
fino a che non era entrata nell' Ordine degli
avvocati. I suoi genitori mantenevano con
Paola, divenuta signora Daubrey, relazioni
molto limitate; il presidente e sua figlia facevano
ogni anno, in gennaio, una visita alla
signora Evennes, e tutto finiva l. Di tanto
in tanto Raimondo intravedeva la signorina
Daubrey a qualche festa, oppure a qualche
seduta in Tribunale, specialmente quando
doveva parlare lui. Si scambiavano qualche
parola, si guardavano con reciproca benevolenza,
ma sentivano entrambi che l'ombra
indisponente di Ferdinando stava tra loro.
Da quando Arianna era iscritta al Foro
Raimondo la incontrava molto pi spesso,
ma nei loro colloqui, sempre brevi, parlavano
soprattutto di questioni professionali.
Non avevano mai ricordato il loro soggiorno
ai Grandi Abeti e mai parlavano di Paola.
A Raimondo piaceva molto quella personalit
attraente, cos poco comune, e che una
volta aveva svelato un cantuccio della sua
anima. Anima leale, fiera, incapace di abbandonarsi
a soddisfazioni meschine; ma
anima ardente che una passione avrebbe potuto
travolgere e trascinare fuori della retta
via, poich in lei non esistevano i principii
atti a guidare nella vita. Quando Raimondo
pensava a ci, sentiva in s una profonda
piet per quella giovinezza ancora pura che
senza dubbio, nonostante le sue asserzioni di
scetticismo, conservava delle illusioni e che,
sensibile e vibrante com'era, avrebbe sofferto
molto se un giorno la vita gliele avesse tolte.
Verso che cosa, verso chi si sarebbe volta
allora, lei che non poteva appoggiarsi agli affetti familiari?
Gi da qualche tempo questo interesse compassionevole
aumentava. Raimondo, vedendola
pi spesso, sentendo l'eco dell'ammirazione
maschile per lei, si rendeva sempre pi
conto dei pericoli che la circondavano. Aveva
quella grazia che soggioga, attira e avvince;
era fatta per ispirare il pi profondo affetto.
Un giorno o l'altro la passione avrebbe parlato
in lei e avrebbe risposto all'amore che
l'avrebbe accesa. Se quella passione fosse
stata colpevole, quale diga avrebbe avuto da
opporle? Oppure se la delusione avesse colpito
il suo cuore fiero, in quale rivolta o in
quale disperazione sarebbe caduta?
Arianna si appoggiava alla balaustrata di
marmo volgendo le spalle all'atrio ormai
quasi vuoto. Con una mano teneva la cartella
di marrocchino; l'altra ricadeva fine e
bianca lungo la stoffa nera. Alla riflessione
di Raimondo la ragazza si mise a ridere.
Talvolta troppo intrepida, a parer vostro?
Credo che non apprezziate troppo le
donne che si lanciano all'assalto delle professioni maschili.  vero?
Secondo me, specialmente in certe professioni,
devono essere eccezioni, e non dovrebbero
indurvisi se non sono spinte da una vera vocazione.
Perch?
Prima di tutto perch nelle nostre professioni
affollate se non hanno una intelligenza
superiore alla media, saranno sempre
meno abili dell'uomo, nel far fronte alla concorrenza.
Alcune si faranno largo, altre, con
i loro titoli di studio, moriranno di fame.
Perch dunque imporre loro degli studi lunghi,
costosi, difficili, che per la loro stessa
natura e per l'ambiente maschile molto misto
dove le trarranno, rischiano di privarle
della loro grazia, della loro delicatezza di animo?
Arianna ebbe un leggero movimento che,
sotto l'ampia toga, fece piegare il suo busto,
contro la balaustrata.
Sicch voi mi biasimate per aver scelto questa strada?
Non parlavo per voi! La vostra intelligenza
vi pone al disopra del livello normale. Siete arrivata brillantemente e senza
fatica all' inizio di questa carriera nella
quale vi si offrono probabilit di riuscita.
Inoltre, avete saputo rimanere molto femminile.
Ecco qui quanto basta, mi pare, per
giustificare la scelta che avete fatto.
Arianna scosse la testa.
Veramente non  stata una scelta.
Avrei preferito darmi all'arte.  stato mio
padre che mi ha indirizzata verso il Foro,
asserendo che vi avrei trovato maggior guadagno.
Non ne sono persuasa, tuttavia ho
bisogno di guadagnarmi da vivere, ora specialmente.
Poich sono venuta a sapere che
il nostro patrimonio, poco considerevole del
resto,  in parte svanito in seguito a speculazioni
errate. Mio padre avr la sua pensione
e potr sino alla fine condurre una
vita comoda e secondo i suoi gusti; ma io
devo lavorare per mantenere la mia indipendenza
e per vivere. E cos avete dinanzi a voi
un collega sul serio, avvocato Evennes!
Ella sorrise ma i suoi occhi rimasero gravi e decisi.
Ebbene, signorina, in questo caso vi
auguro di riuscire presto. Tengo nella pi
alta stima le ragazze coraggiose che affrontano
bravamente la vita, e che lavorano per
conquistare la loro indipendenza, invece di
contare solamente sulle rendite dei genitori
o su un ricco matrimonio.
Sempre problematico, quando manca la
bella dote. Eppoi, sposarmi per denaro... mai!
S'interruppe volgendosi per dare un'occhiata
all'immensa struttura che si allungava
in due gallerie al disotto di lei. Raimondo
vide ravvicinarsi i bei sopraccigli di
un castano pi scuro dei capelli. Ferdinando
Daubrey, uscendo dalla prima sezione, si dirigeva
verso la Pretura. Il suo passo fermo
e lento, il vigore delle spalle, la impassibilit
dei lineamenti duramente incisi, davano
l'impressione di una forza concentrata, un po' brutale.
Arianna si allontan dalla balaustrata e
si volse verso Raimondo.
Sapete che mio padre ha preso in affitto un appartamento nell'immobile di cui
voi occupate il padiglione?
S, il portiere lo ha detto stamani a
mia madre. Saremo molto felici di questa vicinanza.
Lei scosse la testa; una certa ironia balenava
nei suoi occhi, si avvertiva agli angoli
della sua bocca.
Dite cos per educazione, ma temo
che... Per me avete forse un po' di benevolenza,
ma mio padre, le cui opinioni sono
tanto contrarie alle vostre, non pu piacervi.
Eppoi c' Ferdinando...
Si avvicin a Raimondo e appoggi la
mano sulla lunga manica ondeggiante.
Non vi ho mai parlato di questo, ma
una volta per tutte voglio dirvi quello che
penso su ci che  accaduto. Poi non ne
riparleremo pi. Voglio sappiate che cercai
di distogliere mio fratello da sposare Paola,
poich conoscendolo come io lo conosco, non
poteva che renderla infelice. Inoltre trovavo
indegno che egli approfittasse della debolezza
e della incostanza di Paola per togliervela.
Anche a lei dissi quello che pensavo; ma lei
era infatuata, dominata da mio fratello. Lui
 cos abile, e sa prendere cos bene le donne...
certe donne, almeno. Sua suocera nei
primi tempi lo portava alle stelle, ma ora,
credo ne sappia abbastanza sul conto suo.
Quanto a Paola... povera Paola, la compiango
nonostante tutto!
S'interruppe per qualche secondo, poi soggiunse,
fissando su Raimondo quegli occhi
di cui egli ammirava la bella lealt:
Non ci siamo mai intesi, Ferdinando ed
io. I nostri caratteri sono opposti. Non esiste
tra noi nessun punto di contatto. Dacch
si  sposato, all' infuori di qui lo vedo
poco. Viene raramente in casa nostra e io
vado meno possibile da lui. Paola  divenuta
troppo donna di mondo per i miei gusti: mi
ha serbato rancore per quello che le dissi
quando si fidanz, e ora ce l'ha con me perch
si accorge che avevo ragione e che spinta
da sua madre, ha commesso una grande pazzia.
Devo anche confessare che da quando
ritir la sua parola la disprezzo alquanto.
Raimondo disse brevemente:
Fece bene, dal momento che non mi amava!
Arianna alz leggermente le spalle mormorando: Non vi amava!
Il suo sguardo si sofferm un momento su
quel viso su cui la dolorosa esperienza, lo
studio, la coscienza di un valore riconosciuto
da tutti, avevano impresso tanta nobilt e
tanta maschia energia, e in cui gli occhi, riflesso
di un'anima ardente e forte, attiravano
come due sorgenti di luce.
Cedette come una bimba, alla volont
di sua madre e a quella di Ferdinando, ecco.
La persuasero che per voi aveva soltanto un
affetto di sorella. Debole e alquanto vanitosa,
si compiacque della corte che le faceva
un uomo gi noto come Ferdinando e di tutte
le adulazioni che egli non le lesinava. Insomma,
a mio parere, quel matrimonio 
stato un giuoco di suggestione fatto dalla
signora Berta e da mio fratello, facilitato,
naturalmente, dal carattere privo di energia
di Paola. Ma lasciamo andare questo argomento,
poich ormai la cosa appartiene al
passato. Foglie morte. Volevo solamente farvi
capire che la mia stima  rimasta per intero a voi solo.
Signorina, vi conosco abbastanza per
non aver mai dubitato dei vostri sentimenti;
ma siete stata infinitamente buona e delicata
a volermeli confermare.
Egli considerava con commozione quel viso
espressivo che meglio ancora delle parole gli
diceva tutta la benevolenza di Arianna, e
che era sincero, pieno di vita, incantevole.
Volevo anche assicurarvi che non 
colpa mia se mio padre ha preso in affitto
quell'appartamento. Non ha chiesto il mio parere.
Ma, ve ne prego, non vogliate immaginare
che ci dispiace avervi per vicini!
Anzi, mia madre sar molto contenta di vedervi pi spesso.
Perch diceva questo? La signora Evennes
non aveva mai espresso il desiderio d'incontrare
pi spesso la signorina Daubrey.
Tuttavia non rimpianse le parole che gli
erano sfuggite. Sua madre non nascondeva
affatto che, sebbene conoscesse poco Arianna,
la interessava molto. Raimondo era dunque
sicuro che non avrebbe rifiutato di ricevere
qualche volta quella ragazza alla quale poteva fare tanto del bene.
Arianna disse sottovoce, pensosa:
Ah!... Vostra madre, vostra madre!...
Vorrei conoscerla di pi per ammirarla meglio.
Si scost rimettendo a posto con gesto vivace
il tocco un po' spostato.
E ora andiamo a sentire l'avvocato
Hardy. La sua difesa sar gi arrivata a
buon punto, mentre vi trattenevo qui.
Cercheremo di sentirla tutta un altro
giorno. Sono felicissimo che mi abbiate parlato cos francamente.
Davvero?... Non osavo... temevo di
esservi sgradita ricordandovi certi avvenimenti.
No, perch sono davvero foglie morte,
come avete detto voi, e le vostre dita leggere
possono anche toccarli senza renderli pi penosi.
S'interruppe, e dopo un breve silenzio soggiunse: Ho sempre avuto per voi una considerazione
particolare, e qualunque sia la mia
opinione su vostro fratello, non vi ho mai
tolto la mia simpatia e la mia stima, perch
vi credo sincera anche nei vostri errori.
Con uno di quei gesti spontanei che avevano
in lei tanta grazia, Arianna gli tese la mano.
Che piacere mi fate!
I suoi occhi ebbero un lampo di gioia che
sorprese e commosse Raimondo. Egli serr
a lungo la mano tepida, dall'epidermide cos
vellutata che si sarebbe detto di toccare il
petalo di un fiore.
Andarono entrambi nella terza sala. L'avvocato
Hardy, un ometto brizzolato la cui
voce chiara aveva delle risonanze metalliche,
esumava in quel momento dei testi di
leggi. Per qualche momento Raimondo cerc
di seguire le sue deduzioni; poi la sua
mente si port ben lontano, verso il passato
che Arianna aveva evocato.
Il suo cuore non soffriva pi. Dopo aver
soffocato energicamente quell'amore che egli
non aveva il diritto di nutrire, un giorno si
era accorto che il ricordo di Paola e la sua
stessa presenza non risvegliavano pi in lui
fibre dolorose. Egli aveva amato in quella
fanciulla il sogno purissimo della sua giovinezza,
l'aveva adornata di tutto l'idealismo
che esisteva in lui stesso; poi una brusca delusione
gli aveva rivelato la vanitosa debolezza
di quell'anima, la fragilit delle sue
convinzioni religiose, dei suoi principii morali.
La Paola da lui amata non era stata
che un fantasma, un'immagine creata dalla
sua immaginazione. Aveva sofferto come soffrono
tutti coloro che vedono svanire un sogno;
ma era una di quelle anime ardenti e
rette che sanno darsi completamente e per
sempre, ma esigono dagli altri lo stesso sincero
abbandono e vogliono stimare chi amano.
La Paola che accettava di divenire la
moglie di Daubrey, ateo e gaudente incallito,
la Paola che cedeva a una volgare attrattiva
e si lasciava prendere dal miraggio
di ambizione proiettatole da sua madre, rappresentava
il tramonto delle illusioni e la
fine dell'amore in un uomo come Raimondo.
Tuttavia ogni volta che egli la rivedeva
o che qualcuno parlava di lei, rimaneva turbato
per alcuni istanti: ricordava il suo
amore giovanile e il dolore sofferto. Non
amava pi, ma non poteva dimenticare il
passato, ci che era stato, ci che egli aveva
sperato quando credeva all'affetto di Paola,
alla solidit dei suoi principii, alla luminosa bellezza della sua anima.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Un bel pomeriggio di aprile Arianna fece
la sua prima visita alla signora Evennes. Fu
ricevuta nel piccolo giardino che si stendeva
davanti alla facciata del padiglione. La cancellata
leggera che lo separava dal cortile
comune era in parte ricoperta di edera e
nascondeva agli sguardi indiscreti il pergolato,
d'estate tutto fiorito di rose, dove soleva
stare il colonnello. Si sentiva nell'aria
un leggero profumo di violette; nell'aiuola
che costeggiava la base della cancellata i fiori
primaverili si risvegliavano, e lungo le cordonate
dei rosai che serpeggiavano su per i
vecchi mattoni della facciata si vedevano le
gemme pronte a schiudersi.
Arianna present le scuse di suo padre
che non aveva potuto accompagnarla perch
si sentiva male.
Temo che debba presto andare in pensione,
soggiunse.
Il colonnello le domand:
E gli dispiacerebbe?
S; sperava di poter seguitare ancora
per qualche anno.
Il viso del colonnello si rattrist. Arricci
nervoso i baffi rimasti quasi completamente biondi.
So bene che cosa voglia dire troncare
la propria carriera.
Arianna esclam con una certa ironia:
Oh, mio padre non ne soffrir come
voi, colonnello! O almeno non nello stesso modo.
Guardava il suo ospite con amorevole attenzione.
Sapeva da Raimondo che dolore
era stato per lui rinunziare alla sua carriera,
e quanto pesasse l'inazione a quell'uomo
abbattuto nel pieno vigore degli anni
e della intelligenza.
Per cancellare la penosa impressione suscitata
in lui ella intavol subito altri argomenti.
Conservava sempre la gaiezza e la grazia
giovanile. Pareva che un riflesso della sua
bellezza e della vita che l'animava si spargesse
intorno a lei, sul viso fine, appassito,
ma in quel momento sorridente del colonnello,
e su quello della signora Evennes che
guardava con amichevole espressione la graziosa visitatrice.
Quando Arianna volle alzarsi essa la trattenne.
Se non avete fretta, restate ancora un
poco. Ora prenderemo il caff e latte.  un
ordine dato dal medico a mio marito, che
deve fare quattro pasti leggeri al giorno. Ma
voi preferirete senza dubbio il t!
Arianna, si sed novamente senza farsi
tanto pregare, e dichiar che le piaceva, molto
il caff e latte. Stava cos bene in quel giardinetto
tranquillo dove non giungevano i rumori
di Parigi; le pareva di trovarsi in un
angolino di provincia. Eppoi la voce della
signora Evennes, il suo sguardo leale e amorevole,
davano all'anima profonda di Arianna
un senso di pace e di serena bellezza.
Una cameriera port il caff, e Arianna
offr di servirlo. La signora Evennes e suo
marito ne seguivano con piacere i movimenti
vivaci e graziosi. Il colonnello, quando essa
gli porse la tazza, le fece un complimento
gentile. Lei sorrise con una leggera sfumatura d'ironia mentre pensava:
Il padre  galante, ma il figlio no.
Eppure una volta, di sera, sulla terrazza
della Rupe dell' Inferno, per qualche istante
gli occhi del giovane avevano parlato. Ella
sapeva che in quel momento Raimondo
l'aveva ammirata e che era stato l l per
dirglielo. Ma, mai pi da allora... mai pi'
Riprese il suo posto vicino alla signora
Evennes. Il sole cominciava ad abbandonare
la facciata sulla quale si stendevano grandi
zone d'ombra. Dalle porte a vetri aperte si
intravedeva il salotto immerso in una penombra
in cui il grigio dei pannelli, la seta
gialla di un guanciale, l'oro smorto di una
cornice, mettevano alcuni tocchi chiari.
Apparve un'amica della signora Evennes
che veniva a fare una breve sosta tra due
visite caritatevoli. Quella donnina bruna e
pallida, dagli occhi vivi di meridionale, passava
la sua vita a fare del bene in silenzio,
ricoprendolo con un lieto chiacchierio e con
divertenti facezie. Sgridava senza riguardo
i suoi protetti, diceva loro francamente la
sua opinione, e faceva delle privazioni per
aiutarli. Ci nonostante creava illusioni, e
non si aspettava gratitudine. Virt sovrumana, diceva.
Quando la signora Evennes le present la
signorina Daubrey aggiungendo che ella esercitava
la professione di avvocato, la visitatrice disse cordialmente:
Sono molto contenta di conoscervi, signorina.
Il suo occhio acuto esamin rapidamente
la ragazza; poi, mentre si sedeva, soggiunse:
Se volete dei clienti, ve li mander; ma vi avverto che non pagheranno.
Arianna disse allegramente:
Mandatemeli pure. La mia professione
mi piace e non lavoro soltanto per denaro.
Come Raimondo, dunque. Anche lui 
caritatevole, e lascerebbe un affare che promette
un lauto guadagno, per fare un favore
a qualcuno da cui non avr mai nulla.
Arianna scosse la testa.
Non so che cosa sia la carit. Lo faccio
a caso, per gusto, e perch trovo gradevole
soccorrere gli altri. Ma non mi riconosco alcun dovere.
Senza dubbio la signora Murillon non
ignorava il genere di educazione che il presidente
Daubrey aveva dato ai figli, poich
non parve affatto sorpresa dalla dichiarazione.
La signora Evennes disse, con dolcezza:
Alcun dovere? Ma se non c' che il
dovere, nella vita, bimba mia!
Ce ne possiamo liberare, signora.
Bambina mia, credete forse che quelli
che se ne liberano siano pi felici?
La buona signora Evennes si sporgeva un
po' verso di lei. I suoi occhi, pieni di grave
piet, incontrarono quelli di Arianna che si
oscurarono perdendo la loro espressione di vita fremente.
No, non sono felici, non possono esserlo.
Ma quando  stato loro inculcato fin
dall'infanzia il disprezzo di ogni disciplina
morale, quando  stato detto loro o fatto
credere, che sono fine a se stessi, e che di
fatto non esiste n bene n male, ma soltanto
ci che pu nuocerci personalmente,
che cosa volete che facciano? Che cosa volete che facciano?
La patetica interrogazione sfugg dalle
labbra che tremavano un poco. Arianna abbassava
gli occhi come se volesse nascondere
il suo sguardo forse velato da una certa angoscia.
Poi, subitamente, sorrise e la gaia luce
riapparve nei suoi begli occhi violetti.
Stiamo scivolando in considerazioni filosofiche!
 colpa mia. Perci vado via subito.
La mia visita  stata, vergognosamente lunga.
Il colonnello protest, e la signora Evennes
disse con accento amichevole:
Spero che la ripeterete.
La signora Murillon, seguendo con gli occhi
Arianna, incroci le braccia sul petto
con un gesto che le era familiare nei momenti
di riflessione. Vicino a lei il colonnello mormor: Che graziosa creatura!
La signora Murillon fece con la testa un
cenno affermativo, poi domand: Viene spesso da voi?
No, fino a ora non ci faceva che una
visita all'anno, disse la signora Evennes.
Siccome suo padre ha preso in affitto
un appartamento al primo piano nella
casa di fronte,  probabile che venga pi spesso.
La signora Murillon butt gi le braccia
ed esclam:
Non rassomiglia affatto al fratello!
No, affatto, per fortuna!
Il colonnello scatt: Ah, quell'esoso!... Quando penso che
per un tale individuo Paola ha abbandonato
il nostro Raimondo... quando penso a questo!...
Non deve aver tardato a pentirsene.
Corre voce che l'armonia coniugale vada di
male in peggio.
Ed  vero. Paola  infelicissima e per
stordirsi conduce una sfrenata vita mondana
che si ripercuote sulla sua salute in modo da
impensierire. Berta si lamenta... non davanti
a noi, come potete bene immaginare.
Quel caro signore continua a condurre la
scandalosa vita di quando era scapolo, e
inoltre mangia la dote di sua moglie. Ah,
hanno fatto un bel capolavoro, povere cieche!
La signora Evennes, china sulla tavola,
riordinava sul vassoio le tazze vuote.
Una vita spezzata, finita, disse con
tristezza. Ecco che cosa, ha procurato
Berta a sua figlia.
Ora il sole non rischiarava pi che le finestre
delle soffitte. Un fresco venticello carezzava
i giovani germogli dei rosai, sollevava
le pagine della rivista che il colonnello
aveva posato sulla tavola quando era arrivata
Arianna.
Da una finestra vicina una giovane voce
lanci un gorgheggio che si profuse nel silenzio.
La signora Evennes soggiunse:
Se almeno fosse vissuto il bambino!...
Avrebbe trovato in lui una consolazione e
un freno. Ma non le resta nulla, proprio
nulla, perch la sua fede non ha resistito
al contatto deleterio di Daubrey.
Non avete ora rapporti pi frequenti
con lei?
No, sempre meno invece. Anche Berta
viene di rado, e, naturalmente, non parla
mai delle delusioni della figlia.
Con gesto distratto la signora Evennes
scacci con la lunga mano bianca un moscerino
che le sfiorava i capelli. Una tristezza
pensosa si diffuse sul suo viso. La signora
Murillon dichiar:
 una testa sventata. Paola  stata mal
consigliata da lei.
Il colonnello la interruppe in tono perentorio:
Quando una donna  amata da un uomo
come Raimondo non si lascia persuadere
cos, a meno che non sia una grande sciocca!
Enrico!... disse con dolcezza la signora
Evennes.
Il colonnello scroll un po' le spalle rivolgendo
alla moglie un sorriso affettuoso.
Via, sto zitto, santa Elena! Che vuoi,
non ho mai potuto completamente perdonare
a Paola! E in quanto all'orgoglio che mi
ispira mio figlio, la signora Murillon lo conosce e lo scusa.
Non solo lo scuso, ma lo approvo. So quanto vale Raimondo sotto tutti i punti di vista, e sono del vostro parere, colonnello: Paola non era degna di un uomo come lui.
Il colonnello strizz un po' l'occhio guardando sua moglie come per dire: Ecco, hai visto!.
E la signora Evennes sorrise.
La signora Murillon, alzandosi, prosegu:
Ma perch non date moglie al vostro
Raimondo? Non ha che da scegliere!
Infatti riceviamo spesso delle proposte,
ma pare che lui non abbia furia. Vuole
tante di quelle qualit morali e intellettuali,
ch non sempre si trovano riunite in una
sola persona.
Quella che sceglier potr dire che la
vita le ha riservato una bella fortuna.
S, ma chi sar mai, costei?
Mentre diceva cos, la signora Evennes teneva
le mani sulla tavola e guardava dritto
davanti a s, verso la profonda oscurit del salotto.
Raimondo soffrirebbe molto se non fosse compreso!  sensibilissimo, e sotto il suo
apparente riserbo ha un cuore passionale.
Paola gli ha gi dato una delusione... ora bisognerebbe che non desse per la seconda volta il cuore a chi non lo merita.
Nel suo sguardo pass una fuggevole ansiet e la sua bocca trem un poco nel ripetere: Chi sar mai, costei?
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Il presidente Daubrey entr nello studio di sua figlia e annunzi: Vado a Fontainebleau. Non ti preoccupare se torno tardi perch  probabile che Rieux mi trattenga a desinare.
Va bene, pap.
Arianna, con la penna alzata, guardava il padre in piedi di fronte a s. Tamburellava con le dita il panciotto chiaro che faceva apparire pi giallo il suo colorito di dispeptico.
Arianna domand: Vai con il treno?
No, mi porta in macchina Ferdinando, che ha da fare a Nemours. Al ritorno mi riprender a Fontainebleau e pranzer anche lui da Rieux. Tu non vai in Tribunale, Non posso, ho un lavoro urgente. Poi, ho dato appuntamento per stasera, a una cliente.
Una buona cliente?
Arianna si mise a ridere appoggiandosi alla spalliera della poltrona.
Veramente no. Credo che non mi dar mai niente.
Il presidente fece una smorfia di disprezzo che incresp il suo viso magro.
Se ne hai molti di questi clienti...
Non c' male, infatti. Un'amica della signora Evennes mi manda tutti i suoi protetti
che hanno bisogno di un consiglio o di una guida giuridica. Quell'ottima signora
ne conosce di tutti i generi e di tutte le categorie sociali.  inaudito quante miserie
morali e materiali esistono!... Con la mia inesperienza mi trovo talvolta imbarazzata
di fronte a certi casi spinosi. Soprattutto uno di questi mi preoccupa, e bisogner che chieda consiglio all'avvocato Evennes.
E perch non a Ferdinando?
La bocca di Arianna accenn un certo disprezzo. Ferdinando ha una grande scienza giuridica,
ma non saprebbe abbinarci il consiglio morale indispensabile in questa circostanza.
Il consiglio morale!... Il consiglio morale!
Il presidente scosse la testa come per dire: Che cosa vai cercando!.
Dalla finestra che dava sulla corte entr un caldo venticello di giugno. Di l si scorgevano
le ultime finestre e il tetto del padiglione che il sole avvampava in quelle
prime ore pomeridiane. Il suono di un pianoforte arrivava fino allo studio di Arianna.
 la signora Evennes, disse la giovane vedendo che suo padre tendeva l'orecchio.
Suona da artista.
Mi pare che tu non vada troppo spesso a trovarla.
No, non voglio essere indiscreta, tanto pi che sono stata educata con idee cos contrarie alle loro.
Il presidente alz le spalle.
Bella ragione!... Bricconcella, sai bene per come sei accolta dappertutto!
Ella rispose asciutta: Dagli Evennes non  dappertutto.
Hanno dei criteri speciali per giudicare la
gente e per accoglierla nella loro intimit.
S, s, lo so che sono pieni di pregiudizi.
Bisogna per riconoscere che l'avvocato
Evennes si fa una buona posizione. Ha merito,
non lo nego; ma credo che il suo fisico
debba avere una discreta parte nei suoi successi.
Arianna sorrise ironicamente.
S, per quel che riguarda le donne. Ma
 una considerazione che ha meno valore per
i colleghi, i giudici e il pubblico serio. Anche
se fosse il pi orrendo degli uomini,
Evennes rimarrebbe ugualmente un bravo
oratore e un giurista di gran valore.
Certamente, certamente. Tuttavia insisto
nel dire che la seduzione della persona
e della voce, contribuisce ad accrescere la
forza persuasiva della sua parola. Lo sento anch'io.
Davvero, pap?... Nell'accento di
Arianna vibrava una lieve ironia. Non ti
credevo capace di subire quel genere di seduzione.
Ci prova meglio di tutto l'influsso
ammaliante dell'avvocato Raimondo Evennes!
Il presidente ridacchi sotto sotto facendo
schioccare le sue dita secche.
Eh, s,  vero! A volte mi entusiasma.
 diabolicamente eloquente e persuasivo,
quel ragazzo. E tu, bambina, stai attenta!
Socchiudeva le palpebre lanciando verso
la figlia un'occhiata di scherno.
Corre voce che non poche donne si siano
innamorate di lui, senza che egli si degni
di accorgersene.
Un gesto d'impazienza di Arianna fece
scivolare a terra i fogli che erano davanti
a lei. I suoi occhi violetti divennero quasi
neri, mentre ribatteva in tono secco:
Ci mi  del tutto indifferente. Evennes
 per me un collega, un ottimo collega,
e niente pi.
Certamente,  un collega, un simpatico
collega, molto pi piacevole a consultarsi
di Ferdinando, o di qualsiasi altro di
quei signori del Foro. Figlia mia, non ti
biasimo; tutt'altro! Del resto ti ho sempre
lasciata piena libert, e puoi benissimo, se
ne hai voglia, cercare di conquistare il bell'Evennes.
E ora, buona sera, cara piccina.
Fece un vago gesto amichevole, si volt e
usc col suo rigido passo di reumatico.
Per un momento Arianna rimase immobile,
a labbra serrate. Un lieve rossore le
era salito alle guance. Si alz e fece distrattamente
qualche passo verso la finestra. La
luce intensa di quella giornata estiva si diffuse
sul suo giovane viso dagli occhi sognanti,
dalla bocca fremente, sulla leggera
stoffa rosa del suo vestito e sul candore palpitante
delle sue braccia nude.
Che stupidaggine! mormor.
Alz le spalle accompagnando quel movimento
con un sorriso sprezzante. Tornata
alla scrivania cerc dei fogli che mise in una
cartella, poi and nella sua camera a mettersi
un cappello. Poco dopo sonava alla
porta del padiglione.
La signora Evennes apparve sulla porta a
vetri della stanza da pranzo. Riconoscendo
la visitatrice and ad aprirle sorridendo.
Venite a farci una visita, signorina?
No, signora, non adesso. Vengo a consultare
l'avvocato Evennes su un punto delicato
che mi lascia perplessa.
Ah, cercate mio figlio...?
Una certa sorpresa, una velata contrariet,
apparvero nello sguardo che a un
tratto perse la sua espressione sorridente.
La mano che teneva quella di Arianna allent
un poco la stretta.
 in casa, signora?
Ma s, c'.
La voce poco prima affabile si era fatta esitante,
un po' fredda.
Entrate pure, signorina; vado a dirgli
di scendere.
Ma se  nel suo studio, posso salire l:
vengo a trovarlo da collega.
Ah, s... volete seguirmi?... Vi faccio
strada.
Entrarono ambedue in casa. Seguendo la
sua ospite, Arianna sal una scala un
po' scura in cui il rumore dei passi era
smorzato da un tappeto. La signora Evennes
apr una porta e disse:
Raimondo, la signorina Daubrey vuole
parlarti.
Una poltrona fu respinta e Raimondo apparve
sulla soglia della stanza..
Vengo a disturbarvi, avvocato, disse
allegramente Arianna. Che indiscrezione
commetto, sapendo che siete tanto occupato!
Raimondo protest con calore stringendo
la mano che gli veniva tesa. La signora Evennes
indietreggi un po' nell'ombra del pianerottolo.
Guardava Raimondo, e il suo viso
si contraeva come per angoscia. Vide la porta
richiudersi e sparire il vestito rosa, mentre
risonava il grazioso riso di Arianna. Congiunse
le mani e sussurr qualche parola:
una preghiera; poi, lentamente, con un passo
diventato improvvisamente pesante, ridiscese.
Nello studio di Raimondo, Arianna, seduta
di fronte a lui, gli spiegava molto chiaramente
l'affare. Egli l'ascoltava con attenzione;
da quando l'aveva sentita prendere
la parola alle riunioni dell' Ordine, la prendeva
sul serio. Parlava molto bene, quella
incantevole collega; conosceva a fondo il codice,
e si annunziava come un grande ingegno.
Raimondo trovava strano e in pari
tempo incantevole il contrasto fra tanta
arida scienza giuridica e tanta femminile
bellezza; mai per tale impressione era stata
forte come quel giorno. Era solito vedere
Arianna in Tribunale nella sua toga di avvocato,
oppure in tailleur scuro. Tre o quattro
volte era venuta a trovare i suoi genitori,
ma lui non c'era. La conosceva dunque poco
quale donna di mondo, donna elegante che
sapeva aggiungere al suo innato fascino il
complemento di un abito di buon gusto nella
sua semplicit. Tuttavia quella personcina
tanto femminile si trovava a suo agio in
mezzo ai testi di legge e ai giudicati, che ella
citava con voce calma, senza pedanteria, da
donna tutta presa dal suo lavoro.
Raimondo dette il consiglio richiesto, forse
attardandosi pi del necessario. Nella grande
stanza severa, i cui mobili antichi erano
quelli del presidente Evennes, padre del colonnello,
l'abito rosa di Arianna, il caldo
candore del suo viso, il fulgore dei suoi occhi,
diffondevano come un tenue chiarore.
Arianna si chinava al disopra della scrivania
dove erano distesi i documenti che gli
aveva sottoposto. Ogni tanto il cappellino
di lei, di paglia leggera, color castagna, sfiorava
il viso di Evennes e dai capelli sfuggiva
un sottile odore di giaggiolo, il profumo
che egli preferiva perch era quello di
sua madre. Ogni tanto i loro occhi s'incontravano,
rischiarati dalla medesima calda
luce che era quella della loro giovinezza
ardente. Arianna, con il gomito appoggiato
alla scrivania, il mento sulla mano, ascoltava
Raimondo.
Lui pensava:
Che sguardo meraviglioso!
Vi ringrazio. Siete di una compiacenza
impareggiabile per un povero collega.
Ridendo, raccoglieva i fogli della sua pratica
per rimetterli in ordine.
Raimondo guardava le belle dita cos destre,
cos svelte, e allegramente rispose:
Quel povero collega sa benissimo che
 un piacere aiutarlo. E sar sempre a vostra
disposizione, signorina.
Probabilmente profitter ancora della
vostra esperienza, poich la mia  ben poca,
e vi sono casi difficili. Questo stesso lo prova.
La signora Murillon mi ha detto che
vi procura dei clienti. Non  vero?
Arianna sorrise.
S, mi ha scelta come avvocato consulente
dei suoi protetti. Che ottima donna!
E divertente! Pare che mi abbia preso a
benvolere. Ieri mi condusse da una giovane
sposa, una siriana sposata nel suo paese da
un francese, poi abbandonata con i suoi
due bambini. Ora viene contestata la validit
del matrimonio. Quella povera creatura
 priva di mezzi.  una miseria straziante.
E quando penso a suo marito, a quel
vile!...
Si raddrizz e le sue braccia ricaddero
dolcemente sulla cartella aperta davanti a
lei. Il disprezzo lampeggiava nei suoi occhi
e disegnava una piega agli angoli delle sue
labbra rosee che non conoscevano belletto.
La signora Murillon vorrebbe che la
difendessi.  impossibile, sono ancora troppo
novizia. La causa, anche se dovessi discuterla
l'anno prossimo, sarebbe troppo difficile
per me. In coscienza non posso esibire
la mia inesperienza in un caso cos serio che
ha per posta l'esistenza di una donna e di
due bambini. L'ho detto alla signora Murillon
consigliandola a rivolgersi a voi come
difensore.
Accetter volentieri. Del resto la nostra
cara amica si rivolge spesso a me.
S, me lo ha detto. Mi ha detto molte
cose di voi.
Arianna si sprofond nella poltrona. Sorrideva
guardando Raimondo con malizia.
Davvero? Che cose?
Egli si sporgeva, appoggiando i gomiti
sulla scrivania. Anche lui sorrideva e nei
suoi occhi splendeva l'allegria.
Oh, non ve le dico! La vostra modestia
ne soffrirebbe troppo. Sappiate solo che ella
ha di voi una stima eccezionale e che non
assiste pi alle vostre difese perch la vostra
eloquenza la commuove tanto, da farla
star male. Del resto, avete fatto piangere
anche me. Vi ricordate? Ve lo dissi, dopo il
processo Valliers.
S, me lo ricordo.
La sua voce prendeva una intonazione tenera.
Un'ardente emozione lo invadeva davanti
a quegli occhi che divenivano di un
violetto profondo, vellutato, e che continuavano
a sorridere tra le ciglia abbassate.
Quel patrocinio fu una rivelazione.
L'avvocato Melchior-Bardou disse a mio padre:
Credevamo, s, che Evennes sarebbe
stato un avvocato d'ingegno, ma la sua arte
oratoria ci ha sorpresi.
Lo disse anche a me.
Un'ombra pass sul viso di Raimondo.
Dopo un momento di silenzio soggiunse:
Fu perch avevo sofferto. E per nature
come la mia, la sofferenza  la grande forza
rivelatrice, la dura consigliera che esalta in
noi delle facolt insospettate e ci porta al
disopra di noi stessi.
Il sorriso disparve dagli occhi di Arianna
che parvero ancora pi profondi e pi dolci.
Ella si raddrizz con agile lentezza. Il
vestito rosa si mosse intorno a lei, e la collana
di pietruzze color porpora che le circondava
il collo, scivol sull'epidermide madreperlacea.
S, avevate sofferto. E quel giorno prendeste
la vostra rivincita. Forse non sapete
neppure fino a qual punto la prendeste.
Che cosa volete dire?
Ella scosse la testa.
Ora scappo. Quanto tempo vi ho fatto
perdere!
Si alz con vivacit. Il suo sguardo cadde
sopra un dittico appeso al disopra della scrivania
di Raimondo. Rappresentava una Deposizione
dalla Croce. Le figure erano scolpite
nell'avorio con somma finezza.
Oh! Che cosa meravigliosa! Non avevo
osservato...
Mentre parlava si avvicin e osserv a
lungo il dittico.
Raimondo, che si era alzato anche lui e
le stava accanto, le spiegava che era un'opera
di uno dei suoi amici pi intimi, morto a
venticinque anni, che glielo aveva lasciato
in eredit.
Il povero Stefano era un grande artista.,
e questo  veramente un capolavoro.
S, l'espressione di queste figure  meravigliosa.
E come sono belli questi drappeggi!
Tacque e contempl di nuovo il dittico.
Raimondo intanto pensava con profonda tristezza:
Non vi vede che l'opera d'arte. Questa
scena, che suscita tanta commozione nei nostri
cuori di credenti e risveglia tanti ricordi
soprannaturali, la lascia indifferente.
Arianna si volse verso di lui. Il suo
sguardo pensoso conteneva tutto un mondo
di riflessioni.
Non  soltanto per ricordo del vostro
amico che avete messo l quel dittico, vero?
Avete voluto con esso affermare le vostre
convinzioni, la vostra qualit di cristiano?
Infatti, signorina.
V'invidio.  atroce trovarsi nella vita
come degli eterni smarriti che cercano un
po' di luce e non trovano che buio, sempre
buio.
Parlava con calma, ma nella sua voce fremeva
una sofferenza repressa. Raimondo rivedeva
su quel viso la stessa ombra tragica,
la stessa angoscia che vi aveva letta quando,
vicino alla cappella dei Santi, gli parlava
della morte, della notte eterna. Ma questa
volta gli sembrava di scoprire nella calma
disperazione di Arianna qualcosa di pi profondo,
di pi doloroso. Quegli anni avevano
accresciuto la sua conoscenza della vita mostrandole
tutto l'orrore del vuoto nel quale
in mezzo a pene materiali e morali si dibattevano
tante anime. In quel tempo i suoi
venti anni, gi scettici, avevano solamente
presentito la grande sofferenza esasperata;
ora quella sofferenza le si rivelava nel quotidiano
contatto con il mondo, con quegli
esseri che venivano a sollecitare da lei un
consiglio, una guida, con quei tristi eroi dei
drammi di cui ella seguiva l'epilogo sotto le
volte del Tribunale.
Raimondo disse con commozione:
Quanto vi compiango!
Essa mormor:
Oh, se avessi una madre come la vostra!
Il suo sguardo torn al dittico e vi si
fiss. A che cosa pensava, cos assorta nel
contemplare quella scena che in lei non poteva
suscitare che ammirazione artistica?
Ricordo che la mamma qualche volta
mi parlava del Cristo e della Vergine.
Si era voltata di nuovo verso Raimondo,
il quale non pot trattenere un moto di sorpresa
che ella not.
S, la mia povera mamma era una cattolica
praticante, ma, pare, assaitepida.
Avevo sei anni quando mor. Allora, fu finita.
Non ci fu imposto alcun freno; ci
abbozzarono appena una vaga guida morale.
Che vale? Che vale ci, davanti alla vita e
davanti alla morte?
Ella si volt, torn alla scrivania e prese
la sua cartella. Gi il sorriso le tornava sulle
labbra.
Ors, avvocato Evennes, mettetemi alla
porta! Sono deplorevolmente indiscreta trattenendomi
tanto. Ma siete la sola persona
a cui mi senta di confidare queste piccole
preoccupazioni morali.
Non avete mai cercato di conoscere la
verit, di liberarvi da questo velo che vi opprime?
Ella fece con la testa un segno negativo;
poi, con un accento allegro che Raimondo
giudic forzato, disse:
Ebbene, scappo! Vi ringrazio ancora
mille volte. No, non vi disturbate.
Ma senza darle ascolto Raimondo scese
con lei la scala buia. Uscendo dal vestibolo
si trovarono nel giardino pieno di sole. Sotto
il pergolato la signora Evennes leggeva per
suo marito. S'interruppe e guard i due giovani
che si avvicinavano, perch Arianna
aveva detto: Vado laggi, vado a stringere
la mano al colonnello. Avanzavano nella
luce ardente, giovani e belli ambedue. Nel
suo vestito rosa Arianna sembrava incedere
in un'aureola trionfale. La signora Evennes
appoggi sul libro aperto davanti a lei le
mani che tremavano un poco.
Con la sua grazia abituale, Arianna s'inform
della salute del colonnello; ma rifiut
di sedersi per mancanza di tempo.
Sono quasi le cinque e ho dato appuntamento
a una cliente. Un altro giorno, se
non disturbo.
Certo, certo! Per noi sar sempre un
grande piacere.
Vi dispiacerebbe se venissi la sera? Di
solito ho poco tempo durante il giorno.
Ma s! A qualunque ora sarete la benvenuta...
non  vero, Elena?
Non ho niente in contrario.
Raimondo volse uno sguardo sorpreso verso
sua madre. Gli era parso di afferrare nel suo
accento una fredda esitazione.
Pare che abbiate un dono speciale per
leggere versi, riprese il colonnello. Raimondo
vi sent ai Grandi Abeti e ne rimase
incantato. Sareste cos gentile di farmi
sentire un po' del mio caro Racine?
Ben volentieri! Domani sera, volete?
Credo che nulla vi si opponga... che
ne dici, Elena?...
Lo credo anch'io, caro.
Questa volta Raimondo non bad al tono
poco premuroso di sua madre. Guardava
Arianna che, in piedi davanti al colonnello,
carezzava con mano distratta la spalliera
della seggiola posta vicino a lei.
Domani sera verr a sentirla, pensava.
Deve capire bene le eroine di Racine.
La signora Evennes e suo figlio accompagnarono
Arianna fino alla cancellata. Passando
per lo stretto viale rasentavano i rosai
in fiore. Alcuni petali si sfogliavano contro
il vestito rosa. Arianna ne afferr alcuni, li
fece scivolare dolcemente sulla palma della
mano e con gesto leggero li sparpagli sui
fiori di una piccola aiuola.
Vorrei offrirvi qualche rosa, disse
la signora Evennes. Scegliete, signorina.
Troppo buona! Ma non vorrei che coglieste
per me questi fiori tanto cari al
colonnello.
Raimondo disse vivacemente:
Mio padre sarebbe felicissimo di offrirveli
in persona, come ringraziamento anticipato
per il piacere che avr domani ascoltandovi.
Ebbene, allora scegliete voi per me, poich
le trovo tutte stupende.
Quando Raimondo consegn ad Arianna le
rose colte, la signora Evennes, che non distoglieva
lo sguardo da lui, vide nei suoi
occhi e sulle sue labbra quel sorriso carezzevole
che egli aveva nell' intimit per le persone
care o almeno simpatiche, e le parve
altres che nella voce di Arianna passasse
un fremito mentre ringraziava il giovane.
Richiusa la cancellata, madre e figlio tornarono
verso l'ingresso del padiglione.
La signora Evennes disse pensosa:
Le donne della mia generazione si adattano
difficilmente alle nuove abitudini. Mi
pare tanto strano vedere quella ragazza comportarsi
con te come un collega!
Lo disapprovi, mamma?
S, in tesi generale. Credo che per certi
temperamenti sia un grave pericolo.
Si erano fermati ai piedi degli scalini che
portavano al vestibolo. Alcune mosche, ebbre
di caldo, ronzavano nella luce diffusa sulla
facciata dove le rose piegavano le loro corolle
stanche di tanta calura. Raimondo le guardava
distrattamente. Dopo un breve silenzio
disse:
Veri pericoli, s. Ne ho visto pi di un
esempio. La signorina Daubrey, per fortuna,
dal lato morale pare ben corazzata. Tuttavia
vi sono delle attrattive insinuanti che
possono troncare, asservire la sua anima
sprovvista di appoggio e di consiglio, tolto
quello del suo discernimento.  giovane, e
possiede delle belle qualit, fisicamente e intellettualmente;
 di quelle donne che possono
dominare in pieno la vita di un uomo,
e deve avere un animo squisito, capace di
una grande dedizione e di un grande amore,
comunque essa dica. Ma tutto ci, tutti questi
grandi doni che ha ricevuto da Dio, non
li perder in qualche trista passione, se dar
il suo cuore a qualcuno che non lo meriti?
Una dolorosa compassione vibrava nell'accento
di Raimondo, e anche qualcosa d'altro
che non sfugg all'orecchio attento della
madre.
Se sar delusa, affranta, che cosa far
mai, senza consolazione, senza la fede e le
speranze soprannaturali di cui viviamo noi
credenti? Essa sente molto questa sua miseria,
soffre...
Te lo ha detto lei?
S, povera bambina!
Un venticello caldo agit le foglie dei rosai,
sfior i visi pensosi della madre e del
figlio. Raimondo guard con immensa tenerezza
la signora Evennes.
Ors, ritorno a lavorare, mamma. A pi
tardi.
Egli disparve nel vestibolo e la signora
Evennes torn verso suo marito. Sedendosi
accanto a lui tir verso di s la sua paniera
da lavoro.
 proprio incantevole, quell'Arianna
Daubrey! disse il colonnello. Deve far
girare pi o meno la testa a tutti i suoi
colleghi!
S... purtroppo!
Il colonnello guard con attenzione sua
moglie. Il viso austero, rivelava delle piccole
rughe d'inquietudine agli angoli della
bocca e agli occhi, attraversati da un bagliore
di angoscia.
Che cosa hai, Elena?
Ho paura di lei per Raimondo.
Egli pens un poco, poi scosse la testa.
Era perplesso.
Eh, eh!... Non ci avevo pensato. Infatti...
Ho paura della sua bellezza, della sua
intelligenza, e pi che altro del suo cuore.
 buona, sincera, e deve essere una passionale
come lui. Ho paura che lo ami gi.
E lui... ne  affascinato: l'ho visto dai suoi
occhi.
Incroci sulle ginocchia le mani contratte.
Lo attrae anche per la irrequietezza
della sua anima, per il disgusto che sente
in lei per una vita inferiore di cui tanti altri
si contentano.  una ragazza poco comune,
e da certi lati forse degna di lui. Ma
suo padre l'ha educata nell'ateismo, fuori
delle tradizioni che furono quelle della nostra
razza; e questo pi di tutto deve allontanarla
da Raimondo. Ci nonostante, il
giorno in cui egli si accorger di amarla,
che cosa far? Che alternativa vi sar tra
lui e la sua coscienza? Che lotta dovr combattere,
forse contro Arianna stessa, se  innamorata
di lui? La povera figliuola non
ammetter ostacoli alla sua passione. Raimondo
 serio, Raimondo  forte tanto per
natura che per educazione, ma  un uomo,
e pu avere la sua ora di debolezza. In ogni
modo, che egli resista o che ceda, dovr soffrire,
e questa sar una sofferenza molto pi
profonda, pi lancinante di quella cagionatagli
da Paola, perch amer Arianna ben
diversamente da come am Paola.
Il colonnello si torceva la punta dei baffi
guardando con aria preoccupata sua moglie.
Certo... certo!... Ma infine, cara, per
ora non sono che ipotesi. Non tormentarti
cos prima del tempo. Convengo che lei 
terribilmente seducente; ma Raimondo, come
tu dici,  molto forte. Gli hai dato la tua
energia morale, con dei principii di cui egli
ha fatto sempre, fino a oggi, la regola della
sua vita. Eppoi possiamo metterlo in guardia
con discrezione.
La signora Evennes scosse la testa.
Cosa difficile, pericolosa, e probabilmente
anche inutile. A che servirebbe allontanare
la signorina Daubrey da casa nostra?
La vede quasi ogni giorno in Tribunale, pu
venire a trovarlo qui, o attirarlo in casa sua
col pretesto di affari professionali. Tutte
queste sono ipotesi,  vero; ma noi abbiamo
il dovere di prevedere ci che pu accadere.
Fino a ora avevo soltanto un'apprensione
indefinibile; ma dianzi, quando le ho
aperto la porta e le ho sentito chiedere di
Raimondo, ho tremato! Mai fino a oggi avevo
sentito cos fortemente il suo fascino e ho
capito come ella possa far suo il cuore di
un uomo. Per un momento ho pensato di
dirle: No, mio figlio non c'. Ma poi ho
capito che sarebbe stato inutile, perch sarebbe
tornata o lo avrebbe pregato di andare
da lei. Sicch l'ho condotta su da lui, pur
pensando che forse gli recavo la sciagura
della sua vita.
Aveva il viso contratto, e tutta l'angoscia
del suo cuore si rispecchiava nei suoi occhi
castani come quelli di Raimondo.
Il colonnello non cessava di torcersi nervosamente
un baffo che si affil tra le sue
dita come uno spago.
No, forse no, Elena. Deve avere delle
buone qualit quella bimba.
Anche questa,  un'ipotesi molto pericolosa.
Pu rimanere atea, e Raimondo soffrirebbe
per tutta la vita di sentirsi separato,
su quel punto, da sua moglie; senza
parlare delle conseguenze che potrebbero derivare
da un tale stato di cose per i figli.
S'interruppe e rimase per un momento
in silenzio, a mani giunte. Poi, con voce arrochita
dalla commozione soggiunse:
Che Dio ci preservi da questa disgrazia!...
Che ci suggerisca il mezzo per prevenirla.
Vi fu di nuovo un lungo silenzio. La signora
Evennes socchiudeva gli occhi e sembrava
assorta in qualche interna visione. Poi
sussurr pensosamente:
Potrei provare...
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Quell'estate Raimondo soggiorn a lungo in Svezia da un amico. Al ritorno, verso la
met di settembre, and a passare qualche giorno ai Grandi Abeti, divenuta propriet
di suo padre fin dall'anno precedente.
Daubrey aveva indotto sua moglie a vendere la
vecchia casa di famiglia che a lui non piaceva
e che considerava solo come un capitale
infruttifero. Tutto ci che era tradizione,
attaccamento al passato, ricordo di famiglia,
rimaneva incomprensibile per quell'uomo
cresciuto nel solo culto del proprio io e dei propri piaceri.
Paola aveva lasciato fare, con quella indifferenza
che pareva avesse per tutte le
cose da quando si era maritata. I Grandi
Abeti erano dunque passati nelle mani del
colonnello Evennes che non avrebbe sopportato
l'idea di veder finire in mano di estranei
la cara vecchia dimora dove, come tanti
altri Evennes, egli era nato, dove era stato
educato insieme con suo cugino, il padre di
Paola, e dove aveva visto giocare i suoi cinque
bambini, dei quali non gli era rimasto che Raimondo.
La casa, trascurata in quegli ultimi anni,
richiedeva delle riparazioni e appunto per
questo Raimondo andava a passarvi qualche
giorno. Quivi lo attendevano ricordi dolci e
penosi. L'immagine di Paola fluttuava
dappertutto, ed egli ritrovava il mormorio delle
parole tenere scambiate tra loro nelle stanze
ora silenziose, sotto gli alberi del parco che
avevano visto passare la sua fidanzata, la
bionda Paola che egli amava per la sua grazia
squisita, e soprattutto per quello che le
attribuiva di delicatezza morale e di virt incrollabile.
In quella stessa dimora egli aveva avuto il
presentimento del voltafaccia che gli si preparava.
L Daubrey aveva messo in opera il
subdolo assedio che aveva per scopo la conquista
di Paola. Facile conquista!... Un miraggio
di ambizione sbandierato davanti a
lei, qualche parola adulatrice, il pungolo di
sua madre, ed ecco che tutte le promesse,
tutte le assicurazioni di affetto, erano state
dimenticate, senza che ella si preoccupasse
di ferire il cuore che aveva creduto in esse.
Ma nella vecchia dimora Raimondo ricordava
anche un'altra figura. Tutto gli ricordava
la grazia di Arianna e il suo riso
leggero. Alla cappella dei Santi, al cimitero,
essa era presente, con i suoi occhi tristi in
cui il terrore della vita, e della morte passava
per brevi istanti. Una sera, andando ad
appoggiarsi alla ringhiera dello spiazzo, la
rivide nel suo scialle bianco, sotto la dolce
luce lunare. Rimase a lungo immerso nella
contemplazione e nell'ebbrezza di quella visione.
Poi sopraggiunse l'immagine di Arianna
avvocatessa, di Arianna vestita, di rosa,
seduta nella grande poltrona di fronte a lui,
con la sua mutevole fisonomia, il fuoco e la
dolcezza dello sguardo.
Sussult. La sua mano serr l'abete rustico
della ringhiera che gli scortic la pelle.
Un lungo fremito lo percorse, gli sal al cervello.
L'evidenza lo atterr, all' improvviso.
Amava Arianna!
L'odore dei pini s'insinuava intorno a lui
nell'aria umida. Il fogliame stormiva nell'ombra.
Dal fondo della forra saliva il tumultuoso
rombo del torrente ingrossato dalle
piogge quasi continue delle ultime settimane.
Raimondo, piegato sulla ringhiera, offriva
alla frescura umida dell'abisso il suo viso
infiammato. Egli rabbrividiva sotto la violenza
di quella rivelazione. Una gioia ardente
s'impadroniva di lui, allontanando
per un momento tutto ci che non era quella
cosa meravigliosa: il suo amore per Arianna.
Le forze affettive della sua giovinezza, disdegnate
da Paola, rivivevano con una violenza
che non avevano mai conosciuta. No,
mai Paola aveva sollevato in lui una simile
tempesta. Eppure l'aveva amata teneramente,
sinceramente. Ma non in quel modo, non
con quello slancio impetuoso che faceva, balzare
il suo cuore, e colmava di ebbrezza tutto
il suo essere.
Si allontan dalla ringhiera, si lasci cadere
sopra una panca, e si prese la fronte
tra le mani. La sua educazione cos saldamente
cristiana lo aveva assuefatto a porsi
di fronte alla propria coscienza, e gli dava
quella padronanza di se stesso che eleva un
uomo al disopra degli altri pi o meno
schiavi di qualche passione. Egli cercava
dunque adesso di tornare padrone di s. In
quell'anima di uomo vi fu una lotta silenziosa.
Arianna vi era entrata insensibilmente
per il suo fascino fisico, ma pi ancora per
le qualit rare e seducenti del suo carattere;
forse anche per quella fiducia che ella gli testimoniava
cos semplicemente. In ci che
fino ad allora aveva creduto una simpatia
sempre crescente, scopriva a un tratto
l'amore, l'amore impossibile. Perch non poteva
sposare Arianna, la miscredente, la
donna educata senza nessuna base morale e
che non possedeva le doti che egli voleva
trovare nella sua futura compagna.
Pens: Forse cambier!... Ha un carattere cos buono, cos retto!... E soffre del vuoto che sente nell'anima.
Forse... Ma  ragionevole basare questa
opera primordiale che rappresenta la fondazione
di un focolare, sopra una ipotesi cos
vaga? Aveva il diritto di lanciarsi in una simile incognita?
La voce della ragione, la voce della coscienza, diceva:
No!
Si alz e fece qualche passo per lo spiazzo.
Le sue arterie pulsavano con violenza. La lotta continuava rude e spasmodica nell'anima
per un istante oscurata, in cui fremeva la passione.
Dopo tutto, nonostante la sua educazione,
non valeva pi di Paola quella leale Arianna?...
Aveva cuore, aveva un criterio saldo e chiaroveggente.
Disdegnava la civetteria e rimaneva irreprensibile
in un ambiente che non sempre era
tale. Queste qualit fondamentali facevano
sperare in una trasformazione morale, sotto l'influsso del marito.
Ma come?... Lui, il credente, e che appunto
perch era tale doveva essere di esempio
alle anime pi deboli, poteva prendere
in considerazione la probabilit di sposare
una donna cresciuta nell'ateismo? Per prima
cosa egli vedeva il rimprovero doloroso negli
occhi di sua madre, sentiva la voce triste
che diceva: Tu, Raimondo?... Tu?
Un brivido lo scosse. Dal fondo della sua
anima egli grid:
Soccorretemi, Voi che siete l'Onnipossente!
Contraendo ancora le mani sulla ringhiera
di abete, chin verso l'abisso il viso ardente
per riceverne la frescura. Cominciava a riprendersi.
La sua anima tremava ancora per
il violento assalto che aveva subito, ma gi
si raddrizzava per riprendere la rude via del
dovere. Arianna non poteva essere sua moglie;
doveva respingere quell'amore e soffocarlo
nel suo cuore.
Ma mentre tornava verso casa nel viale
degli abeti che la luna penetrava della sua
pallida luce, egli pensava con un fremito di
angoscia:
Se almeno potessi non rivederla!
Di ritorno dalle vacanze, quell'anno, l'avvocato
Evennes prese un segretario. Aveva
tante cause che egli non poteva supplirvi,
nonostante la sua eccezionale capacit di lavoro.
Di nuovo le sale d'udienza risonarono
della sua eloquenza calda e potente. Di nuovo
incontr Arianna Daubrey e s'intrattenne
con lei su questioni professionali in rapidi
colloqui che egli abbreviava senza ostentazione.
In casa adduceva a pretesto le sue occupazioni
per non apparire quando lei veniva
a trovare i suoi genitori. Ed essi non
insistevano mai.
Conduceva una vita di lavoro intensa e si
dava con zelo apostolico ai clienti poveri.
Cos riusciva a frenare i sentimenti nati in
lui a sua insaputa e che non si sarebbero
spenti tanto presto. Ma ogni incontro con
Arianna risvegliava la pena male assopita.
Due o tre volte la settimana la signorina
Daubrey andava a passare un'ora nel padiglione.
Leggeva dei poemi al colonnello, poi
parlava con i suoi ospiti. Il suo brio, il suo
spirito, incantavano il colonnello. La signora
Evennes seguiva attentamente la conversazione
che toccava ogni argomento. La bella
sincerit di Arianna non veniva mai meno.
Molto semplicemente ella diceva il suo parere;
a sua volta la signora Evennes esponeva
il suo, e Arianna l'ascoltava attentamente.
A volte diceva:
Vi invidio di pensare cos.
Adesso ella veniva nel tardo pomeriggio,
perch il colonnello si era accorto che la lettura
fatta di sera gli toglieva il sonno. Nella
grande sala dove erano raccolti i vecchi mobili
di famiglia, la sua giovinezza e la sua
grazia diffondevano come un riflesso di gioia.
Aveva per i suoi ospiti delle piccole riguardose
attenzioni, e in ogni occasione mostrava
un tatto delicatissimo. La signora Murillon,
che ella vedeva spesso perch continuava a
mandarle delle clienti, elogiava la sua bont
e la sua pazienza con gl'indigenti che andavano
a consultarla.
In Tribunale cominciavano a dire:
Diventer un pezzo grosso, la signorina
Daubrey!
Le sue difese, sebbene mancanti di abilit,
lasciavano prevedere una bella capacit oratoria
e una solida argomentazione. Di solito,
anche se la causa che ella difendeva era poco
interessante, il banco degli avvocati era affollato.
All'uscita dell'udienza era sempre
circondata da colleghi premurosi di congratularsi
con lei. Uno solo non c'era mai.
Quella astensione veniva notata, tanto pi
che sapevano Arianna in relazione con la
famiglia Evennes e che la vedevano a volte,
durante delle sospensioni di udienza, parlare
amichevolmente con Raimondo. In Tribunale
erano convinti che quei due fossero destinati
a innamorarsi l'uno dell'altro. Agli osservatori
non sfuggiva che Arianna cercava tutte
le occasioni per intrattenersi con lui e che
durante quei rapidi colloqui lo ascoltava
attenta, quasi assorbita, come non faceva con
nessun altro.
In quanto a Evennes, reputavano impossibile
che resistesse al fascino di Arianna,
se lei avesse voluto conquistarlo. Il suo riserbo,
la sua assenza dalle sale d'udienza
quando patrocinava la signorina Daubrey, la
cura con cui evitava di avvicinarla per il
primo, salvo il caso di necessit professionale,
erano considerati da molti come un'abile
manovra per nascondere il suo amore
per lei.
Le persone comuni stentano sempre ad
ammettere l'eccezione che rappresenta una
superiorit morale; per lo meno non vi credono
che a mezzo; e non vi credono affatto
quando ritengono di scoprire un indizio che
dia ragione ai loro dubbi. Per quanto Evennes
fosse amato e stimato, era anche invidiato
da molti, e forse non tanto per il suo
ingegno e per le sue qualit fisiche, quanto
per i suoi principii, per quella dignit di
vita che completava la sua bella figura morale.
Alcuni si compiacevano d'imputargli
una forma d'ipocrisia, e ne insinuavano
l'idea agli altri. Tra questi era Ferdinando
Daubrey. Odiava Raimondo per i suoi successi,
per il suo disprezzo, per la salda bellezza
della sua anima; l'odiava subdolamente,
e si accaniva nell'ombra contro
di lui.
Correvano molte voci sulla vita coniugale
di Daubrey. La giovane moglie, probabilmente
per dimenticare le dure delusioni, conduceva
una sfrenata vita mondana. La vedevano
dappertutto; elegantissima, di una amabile
indifferenza, accoglieva con grazia gli
omaggi mascolini.
Daubrey non l'accompagnava quasi mai.
Egli faceva vita a s, e i due sposi erano
ormai quasi degli estranei.
Nel mese di febbraio ci fu alle Assise il
processo d'Arcier. Era stato scoperto che
complice della signora d'Arcier era stata
una cameriera collocata da lei presso la sua
vecchia parente. Quella donna, denunziata
da un altro domestico, aveva a sua volta accusato
la cugina della vecchia padrona, sulla
quale si erano gi diretti i sospetti dopo il
processo Valliers. La signora d'Arcier aveva
preso come difensore l'avvocato Ferdinando
Daubrey; la cameriera aveva scelto Arianna.
Evennes, avvocato della contessa di Chamerade,
si trovava cos in pi frequenti rapporti
con Daubrey e sua sorella, rapporti
ugualmente penosi per ragioni ben diverse.
Con Ferdinando egli rimaneva di una
correttezza glaciale. I due uomini non si
scambiavano che le parole strettamente necessarie,
e, di tacito accordo, evitavano gl'incontri
non indispensabili. Non poteva essere
cos con Arianna, e Raimondo prevedeva
nuove intime lotte, nuove sofferenze.
Sul finire di un pomeriggio dovette recarsi
da lei per esaminare un documento del
processo. Era tornata allora allora, e apparve
in abito da pomeriggio nello studio
dove la cameriera aveva introdotto Raimondo.
Egli la vide comparire, graziosa ed
elegante nel suo mantello di velluto nero
guarnito di petit-gris, sorridente e vivace,
animatissima. Aveva ancora sulle guance il
bel colorito che l'aria fresca di fuori vi
aveva diffuso. Disinvolta e semplice, s'intrattenne
con Evennes sul documento per il
quale si era recato l. Raimondo, dominando
la sua agitazione, si sforzava di immergersi
nel campo professionale; ma non poteva evitare
che il suo sguardo incontrasse senza
posa il viso di Arianna e quegli occhi il cui
fulgore lo abbagliava.
Il giorno calava. Gli angoli della stanza
diventavano oscuri e l'ombra, raggiungendo
la scrivania, avvolgeva Raimondo e Arianna,
scoloriva le piccole piume delicatamente sfumate
che formavano un cappellino di sobria
eleganza posato sui capelli castani. Di l dai
vetri velati da un diafano tulle il cielo, grigio
in tutto il giorno, appariva color del lino
prima di essere avvolto dall'oscurit.
Raimondo riordinava i suoi fogli in una
grande cartella di marrocchino aperta sulle
ginocchia. Arianna pensava, appoggiata all'indietro
nella poltrona. Inclinava un po' la
testa guardando Raimondo. Mentre egli richiudeva
la cartella gli domand:
Avete visto Paola, ultimamente?
Il giovane rialz la testa rispondendo:
No, non l'ho vista da diversi mesi. Per
capo d'anno venne a trovare i miei genitori,
ma io non c'ero. A mia madre sembr molto
cambiata.
Infatti  cambiata. La vita mondana
logora la sua salute che non  molto robusta;
e a ci si aggiungono dei gravi dispiaceri.
Sapete che si comincia a parlare di divorzio?
Raimondo sussult.
Di divorzio? Ma Paola non pu neppure
pensarci!
Arianna fece una risatina ironica.
Le convinzioni di Paola non sono radicate
come le vostre, credetemi. Le teorie
di Ferdinando, gli esempi mondani, coadiuvati
dalla sua debolezza di carattere, sono
presto riusciti a farle cambiare idea su quel
punto come su molti altri.
Non credo che spinga fino a tal segno
la dimenticanza degli insegnamenti ricevuti.
Per quanto deluso sia sul conto suo, voglio
per lo meno pensare che la sua fede
si risveglier per sostenerla in questa tentazione.
Arianna scosse la testa. Le sue dita affilate
giocherellavano con la borsetta che, entrando,
aveva posata sulla scrivania. Dopo
un breve silenzio riprese:
Mio fratello ha innumerevoli torti.
Paola ha quello di averlo sposato con conoscenza
di causa. L'aveva incantata, ma non
credo che lei lo abbia mai amato. Ora lo detesta.
Ve lo ha detto lei?
No, lei non mi parla mai dei suoi
crucci, perch da quando si  sposata le nostre
relazioni sono freddissime. Ma l'ho capito.
Del resto sua madre non si perita a dirlo.
Raimondo mormor:
Povera Paola!
Arianna si raddrizz un po' e si chin
verso di lui.
La compiangete davvero?... Sinceramente?
Ma prima che Raimondo avesse avuto il
tempo di rispondere, una mano fece il gesto
di chiudergli la bocca.
No, no! Dimenticate la mia domanda.
Come ho fatto a rivolgerla a voi, a voi, di cui
conosco la sincerit d'animo? Che sciocca
sono stata! Voi siete il solo uomo nella cui
parola ho assoluta fiducia.
Che tremenda e dolce emozione penetrava
a un tratto nell'intimo dell'animo suo!...
Aveva dinanzi quel viso palpitante, quei meravigliosi
occhi che gli dicevano eloquentemente
la stima entusiasta, l'ammirazione di
Arianna, e forse anche qualcosa di pi.
Ella ripet:
Voi solo.
Parve a Raimondo, per qualche istante,
che il suo cuore cessasse di battere, che il
suo cervello non funzionasse pi, che soffocasse
in una specie di ebbrezza.
Arianna! mormor.
Ma il nome pronunziato in un soffio oltrepass
appena le sue labbra.
Volse altrove lo sguardo, riusc a render
ferma la voce, per rispondere in tono semplicemente
cortese:
Signorina, siete troppo buona a dirmi
questo. Vi sono molto riconoscente.
Si alz, e Arianna fece altrettanto. Si
scambiarono alcune frasi insignificanti di cui
un momento pi tardi non avrebbero saputo
dire il senso. Le loro voci non avevano le
solite inflessioni. Raimondo si conged da
Arianna stringendo appena la mano offertagli.
Egli usc e lei rimase sola nella penombra
della stanza.
Si avvicin alla finestra. A malapena si
distingueva ancora la facciata del padiglione.
Le finestre al pianterreno s'illuminavano.
Arianna vi fiss lo sguardo divenuto
cupo come la notte che sopraggiungeva.
Una porta si apr dietro a lei senza che
ella si voltasse. Il rumore di un passo grave
fu attutito dal tappeto. Arianna ebbe un leggero
sussulto sentendosi posare una mano
sulla spalla.
Ebbene! Ti ci ho colta, bella sognatrice!
Ah, sei tu!
Si volt fissando sul fratello uno sguardo
gelido come la sua voce.
S, sono io, incantevole sorella. Spero
di non disturbarti, ora che Evennes  andato
via! L'ho incontrato per le scale.
Infatti, era venuto a chiedermi lettura
di un documento.
Daubrey fece un leggero fischio.
Il pretesto  sempre buono e salva le
apparenze.
Lei lo squadr domandandogli seccamente:
Che cosa intendi dire?
Egli rise ironicamente e le dette un colpetto
sul braccio.
Andiamo, figliuola, convieni con tutta
semplicit che il bell' Evennes non ti  indifferente,
e viceversa!
Ella si scost con un movimento brusco,
aggrottando le ciglia e contraendo la bocca.
Ah! Credi questo?
Nella sua voce vibrava una sprezzante irritazione.
Ebbene, ti sbagli in pieno. Evennes ed
io non abbiamo avuto e non avremo mai altro
che rapporti professionali e quelle relazioni
di amicizia abituali tra colleghi che si
stimano. Ma se lui ne avesse desiderate di
altro genere, non avrebbe cercato di nasconderle,
perch un uomo come lui coltiva solo
quelle che ha il diritto di avere.
Ferdinando sogghign. Fece qualche passo
e gir l'interruttore. La luce si diffuse nella
stanza, intorno al fratello e alla sorella in
piedi l'uno di fronte all'altro.
Ah, ah! Mi pareva, infatti, cara sorella,
che tu avessi un abito delizioso... proprio
delizioso, e che mette in rilievo la tua
bellezza. Questo cappellino specialmente ti.
sta proprio bene. Perbacco! Se Evennes ha
resistito, lo proclamo l'uomo pi straordinario
che ci sia sulla terra! Ma no,  certamente
vinto, o sta l l per esser vinto;
non  vero, mia bella Arianna?
Ella rispose con freddo disprezzo:
Lo so: tu non puoi immaginare un'anima
come la sua... tu che non hai pi niente
di buono, niente di sano nel cuore. Tu non
sai ci che sia un uomo pi forte delle sue
passioni, pi forte della vita che freme in
lui, pi forte di tutto, quando si tratta del
dovere. Ma per istinto detesti quell'uomo,
come perpetuo rimprovero alle tue deplorevoli
debolezze, e cerchi di diminuirlo. Ma
non ci riuscirai, ti avverto.
Daubrey lasci sfuggire una risata.
Caspita, come l'ami! Non avr che da
dire una parola, e tu gli cadrai tra le braccia!
Il dovere? Ah, ah, mi fai ridere! Non
conter per lui pi di quanto non conti per
altri, in questo caso...
Essa lo interruppe afferrandogli bruscamente
il braccio.
Taci! Un essere della tua sorta non pu
credere, infatti, alla bellezza morale, alla
delicatezza di un'anima come quella. Ma io
ho per quell'anima una tale ammirazione, e
stimo in modo s alto Raimondo Evennes,
che se anche lo amassi ed egli mi amasse, indietreggerei
sempre davanti all' idea di essere
per quell'uomo la causa di una debolezza di
cui soffrirebbe tanto e che lo diminuirebbe
ai miei occhi.
Vedendo lo stupore sul viso di suo fratello,
Arianna fece una risatina sprezzante.
Rimani strabiliato? Mi stai dicendo che
dimentico i facili principii nei quali sono
stata educata, come te? Che vuoi, per vivere
sento il bisogno di un po' d'aria pura. Adesso
vattene, Ferdinando. Non avrei la pazienza
stasera di ascoltare quello che venivi a dirmi.
Era forse per il processo d'Arcier?
Egli fece un cenno affermativo. Sotto le
palpebre cascanti i suoi occhi, sorpresi e curiosi,
esaminavano Arianna.
Ebbene, torna domattina all'ora che
vorrai. Non esco.
Va bene. Spero che i vostri nervi saranno
calmi, signora capricciosa! E non mi
arrischier pi a pronunziare il nome dell'intangibile
Evennes: lo difendi con troppo
calore.
Ella rispose freddamente:
T'invito infatti a non rinnovare discorsi
del genere.
Le prese la mano domandandole:
Sei arrabbiata con me?
Sar sempre arrabbiata di non poterti
stimare.
Ritir la mano mentre Daubrey si lasciava
sfuggire una breve sghignazzata.
Decisamente, il severo onore di Evennes
dilaga su di te! Inoltre, credo che tu
frequenti anche sua madre, non  vero?...
Bada di non imitare troppo quella austera
signora!
La signora Evennes non  austera ed
 la donna che stimo pi di tutte al mondo.
Arrivederci. A domani.
Egli usc, e Arianna torn alla scrivania.
Un sogno appassionato e triste le riempiva
gli occhi che si fissavano sulla poltrona sulla
quale sedeva poco prima Raimondo.
Un brivido le corse per le spalle. Congiunse
le mani e con voce arrochita lanci
come un grido di desolato richiamo:
Evennes!... Evennes!
Il bel viso palpitava sotto l'afflusso del
dolore. Ebbe gli occhi velati di lacrime.
Arianna, che aveva detto un giorno a Raimondo
che non piangeva mai perch nella
vita vi sarebbero sempre troppe occasioni
per piangere, Arianna piangeva.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
La signora Murillon, china sulla scrivania
di Raimondo, esponeva con la sua abituale
animazione il motivo della sua visita. Si
trattava di una delle sue tante protette che
non osava venire a consultare l'avvocato Evennes.
Eppure le ho ripetuto su tutti i toni
quanto siete buono! Ma le avversit hanno
reso diffidente e selvaggia quella povera creatura.
E, guardate un po', non vuol sentire
parlare della signorina Daubrey! Dice che
una donna non pu occuparsi di queste cose.
Raimondo ebbe un sorriso forzato.
Ecco una brava signora antifemminista!
Ma credo che due o tre colloqui con la signorina
Daubrey l'avrebbero convertita.
Lo credo anch'io, perch mi pare che
quell'adorabile Arianna conosca bene la sua
materia. Ed  cos semplice, inoltre, cos naturale!
Tutte le clienti che le ho mandato
ne sono entusiaste. E poi ho scoperto in lei
un modo squisitamente delicato di venire in
aiuto alle pi disgraziate. Non nego che una
carriera simile mi piace poco per una donna,
ma riconosco che con una intelligenza e un
cuore come ha lei, pu compiervi un gran
bene.  solamente increscioso che alla signorina
Daubrey manchi il principio fondamentale.
Lei stessa lo riconosce. Vi sono
dei momenti, mi dice in cui non so decidere
ci che  bene o male, ci che deve
essere consigliato a quelle disgraziate che
vengono a raccontarmi le loro miserie.
Infatti non le manca che quello... eppure  tutto.
Raimondo parlava con calma freddezza,
senza che niente lasciasse indovinare la sua
commozione. Evitando ogni ostentazione riport
il discorso sul primo argomento.
Quando la signora Murillon prese congedo,
egli and ad aprire la porta della sala di
aspetto.
Da una poltrona profonda, in cui era distesa
in languida posa, si alz una donna.
Raimondo mand un'esclamazione:
Paola!
S, sono io, vorrei parlarti.
La sua voce era bassa e tremante In fondo
a quegli occhi grigi il cui colore gli era piaciuto
tanto, lesse una preghiera ansiosa.
Sono a tua disposizione.
And verso di lei, prese la mano che essa
gli tendeva e la baci.
Come sta tua madre? Ho saputo che
si  sentita male...
Non sta ancora bene... i pensieri...
l'inquietudine...
Nello studio, dove Raimondo la segu, ella
si sedette vicino alla scrivania aprendo un
po' la cappa di pelliccia con gesto istintivo.
Quando Raimondo si fu seduto di fronte
a lei, la giovane donna disse, con visibile
sforzo:
Vengo a consultare l'avvocato e il cugino
che un tempo fu tanto buono con me.
Due finestre rischiaravano la stanza e attraverso
il fine tulle delle tende il sole entrava
liberamente, svegliava dei riflessi sullo
spesso vetro della scrivania, arrivava fino
alla poltrona di Paola. Raimondo, che da
diversi mesi non vedeva sua cugina, pot
rendersi conto in quel momento che Arianna
aveva detto la verit: Paola era davvero
molto cambiata.
Il carnato trasparente, il bel carnato leggermente
roseo, non esisteva pi: era sparito
sotto il belletto che Paola usava fin dai
primi tempi del suo matrimonio, perch a
Ferdinando piaceva cos. Ma anche un'altra
cosa aveva invecchiato quel viso, cambiato
l'espressione di quegli occhi, e si chiamava
sventura.
Con voce esitante Paola prosegu:
Forse non dovrei rivolgermi a te. Molti
direbbero che tu saresti l'ultimo a cui dovrei
rivolgermi. Ma non posso fare altrimenti,
poich tu sei il solo nel quale ho assoluta
fiducia.
Raimondo trasal leggermente. Un'altra
donna, poco tempo prima, gli aveva detto
le stesse parole: Arianna. Arianna e Paola.
L'amore di oggi, l'amore di ieri. Tutte e
due si incontravano per rendergli questo
omaggio.
Paola continu:
Quello che ho da dirti  penoso e orribile!
E nello stesso tempo sar la confessione
dei miei torti verso di te.
Egli stese la mano in segno di protesta.
Non questo, Paola! Non ne parliamo
mai! Ti ho perdonata. Ora tutto  passato,
dimenticato.
Ella mormor:
Dimenticato!
Le labbra tinte tremarono. Con gesto istintivo
Paola torse un guanto che si era tolta,
e riprese con voce che si arrochiva:
E sia, non ne parliamo pi. Ma parleranno
i fatti. Se mai tu fossi stato capace
di desiderare una vendetta, Raimondo, saresti
soddisfatto. Perch con Ferdinando ho
sempre sofferto, e adesso  troppo,  troppo!
Non ne posso pi!
Dagli occhi della giovane donna fissi sul
cugino, traspariva tutta la tragedia della
sua vita coniugale priva del velo d'indifferenza
che le era ormai abituale.
Se tu sapessi come lo detesto! Se lo sapessi!...
Da mesi e mesi non ho pi che un
desiderio: lasciarlo, rompere questo odioso
legame. Lui non vuole, capisci, sono ricca!
E mi minaccia. Ma poco importa, non ne
posso pi! Bisogna che tu mi dica che cosa
devo fare per ottenere la mia libert.
Una pena profonda invadeva Raimondo di
fronte all'angoscia di quella donna un tempo
tanto amata e che egli aveva sognato di rendere
felice. Non vi si mescolava nessun senso
di trionfo. Non vi era in lui che una profonda
compassione per l'anima umiliata, che
ricorreva a lui, come un tempo la piccola
Paola ricorreva al grande cugino Raimondo.
Povera Paola! Certo, non ti credevo felice;
ma non pensavo che tu fossi a questo punto.
Si era alzato, era andato a sedersi accanto
a Paola, ne stringeva le mani gelate. Con dolcezza
piena di compassione osservava quel
viso sconvolto dall'angoscia.
S, la gente non sa tutto... ora ti racconter...
bisogna pure che tu sappia, per
consigliarmi.
Raimondo ne aveva gi udite parecchie di
quelle dolorose confidenze di mogli. Era stato
iniziato a tanti drammi segreti che hanno per
teatro un focolare domestico. Ma per quanto
commosso potesse essere stato, non lo fu mai
quanto nell'udire Paola, colei che un tempo
aveva chiamata la mia Paola, confidargli
le sue terribili delusioni di sposa, vederla l,
tutta umiliata, tutta tremante davanti a lui,
sentire le sue mani rabbrividire nelle sue.
Ella termin:
Ecco, ora. sai tutto... e capirai perch
voglio separarmi per sempre da quell'uomo.
Per sempre? A che pensi dicendo questo?...
Ella abbass un po' gli occhi, esit, e infine
disse:
Il divorzio, naturalmente.
Tu?... Tu, Paola?
S, so bene che non approvi simili idee.
Ma non ho pi gli scrupoli di un tempo. La
separazione non mi basterebbe, voglio lasciare
perfino il suo nome.
Codesta, ragione  molto debole per opporla
alla legge della Chiesa! Sei proprio
tu che parli cos? Che hai fatto della tua
fede, mia povera amica?
Ella disse con amarezza:
Non ho pi fede. Ferdinando mi ha
tanto canzonata, nei primi tempi...
Che misera parvenza di fede era la tua,
per aver ceduto cos presto! Andiamo, Paola,
non  possibile che tu dimentichi cos tutto
quello che ti  stato insegnato!
Ella mormor con sorda veemenza:
Lo odio! Lo odio per tutto quello che
mi ha tolto, per la felicit da cui mi ha separata.
Non l'ho mai amato. Credevo, ma
non era... oh, no, quello non era amore!
Le mani di Raimondo si dischiusero, abbandonarono
quelle di Paola. Il suo sguardo
si distolse da quegli occhi pieni di patetica
disperazione. Con voce calma, un po' arrochita
dall'emozione, parl alla giovane donna
del suo dovere, della sua fede di un tempo
che non poteva essere morta del tutto. La
sua eloquenza soggiogava gli uditori delle
sale d'udienza, e tra le mura del suo studio
non era meno persuasiva. Pi di una
volta delle anime stanche o in rivolta erano
uscite da lui riconfortate, rasserenate, rimesse
sulla retta via. La sua professione gli
appariva come un apostolato, e considerava
i doni che il Cielo gli aveva elargiti come il
mezzo per compiere il suo dovere religioso e
sociale. Questa volta colei che occorreva allontanare
dalla falsa strada era una donna
che un tempo gli era stata carissima e che
svegliava ancora in lui il ricordo di una
pura tenerezza. La sua voce prendeva delle
intonazioni pi calde; egli trovava delle parole
pi suadenti per lottare contro Paola
che ripeteva:
Non voglio pi nulla in comune tra me
e lui... nulla, nulla!
Non si separa cos quello che Dio ha
unito, Paola. Questo legame non pu essere
sciolto che dalla morte.
Ella diceva:
No, no! e s'irrigidiva davanti allo
sguardo dolcemente energico.
Con poche ma commoventi parole Raimondo
rievocava la giovent di Paola, la sua
pia adolescenza. Il busto della giovane donna
si piegava, i suoi lineamenti contratti si distendevano.
Un singhiozzo le sal alla gola.
Mia povera piccola Paola, dimmi che
non pensi pi al divorzio.
Ella domand pianissimo:
Vuoi dunque cos?
Non  volont mia, ma di Dio.
Ella incroci le mani sulle ginocchia e
guard a lungo davanti a s. Il sole illuminava
il suo viso stanco, gli occhi pieni di
un abbattimento desolato.
Infine disse:
Ebbene, ci rinunzio. Chieder la separazione.
Te ne occuperai tu?
 impossibile, cara. Dopo quello che 
stato, capisci,  impossibile!
La bocca troppo rossa trem un poco.
 vero. Allora mi indicherai qualcuno.
Ma verr qualche volta a trovarti, quando
avr bisogno di nuove forze. Tu non sai
quanto bene mi hai fatto! Mi pare di aver
bevuto a una sorgente vivificante.
Piegava, un poco la vita flessuosa guardando
Raimondo con l'espressione di un
tempo, dolce, carezzevole, teneramente attenta.
Dall'apertura della cappa appariva
l'abito di seta, di quel delicato color spigo
che ella aveva sempre preferito perch si armonizzava
con la sua carnagione delicata, e
che a Raimondo piaceva tanto.
Davanti a quel riflesso del passato, lo invase
una malinconia indicibile. Il suo amore
per Paola non era pi che un ricordo. Se
egli ne avesse dubitato, ne sarebbe rimasto
convinto in quel momento davanti alla giovane
donna che, tornata all'affettuosa confidenza
di un tempo e sgomenta dell'abbandono
in cui si trovava, cercava appoggio
nella sua forza. Ma tutte le gioie pure della
sua prima giovinezza rivivevano un istante
nella persona dell'antica fidanzata. Ora che
l'amore era svanito, ora che egli non soffriva
pi e la vedeva pentita, la sua compassione
verso la cugina infelice si mescolava a
una riconoscenza affettuosa per le piccole
gioie sentimentali che ella gli aveva date, per
il bel sogno che gli aveva ispirato. Non le
rimproverava pi la delusione di quattro anni
prima, n pi rimpiangeva la donna che da
se stessa si era avvilita ai suoi occhi sposando
Daubrey. Ma qualunque cosa avesse
fatto, ella personificava pur sempre per lui
la semplice e ideale tenerezza dei suoi venti
anni, il primo e per s lungo tempo unico
suo amore.
Vieni pure, quando credi che possa esserti
utile, Paola. O piuttosto, vai a trovare
mia madre, sar anche meglio. Tu conosci
la sua bont e la sicurezza del suo criterio.
Elena, che le ha trasmesse a te. Andr
senz'altro a trovarla. Ma tu, Raimondo, tu,
mi ricordi quanto di meglio ho avuto nella
vita. E questo mi  dolce... tanto dolce!
Ella si sporgeva un poco, appoggiando le
mani ai braccioli della poltrona. I suoi occhi
alzati verso Raimondo sembravano coperti
di una rugiada di lacrime.
Con commossa tristezza egli disse:
Povera Paola!
S, povera, povera! ella sussurr.
Raimondo distolse lo sguardo da quegli
occhi pieni di un desolato rimpianto. Paola,
con tono che cercava di rendere saldo, riprese:
Dimmi che cosa devo fare, a chi devo
rivolgermi. Seguir ciecamente i tuoi consigli.
Le dette le indicazioni necessarie e l'indirizzo
di un avvocato nel quale poteva avere
piena fiducia. Lei ringrazi e si alz dicendo
che si sarebbe fermata gi per fare una visitina
agli zii.
Vengo ad accompagnarti, disse Raimondo.
Si chin per raccogliere la borsetta di
Paola, che era scivolata a terra mentre essa
parlava. Paola la prese distrattamente. Si
guardava intorno per la grande stanza rivestita
di legno grigio, rallegrata dal sole e
dai bei tulipani accomodati in un vaso di
maiolica antica posato sul caminetto.
Sono sempre i mobili del tuo nonno,
i bei vecchi mobili di famiglia. A te  cara
la tradizione, sono cari i ricordi. Lui li detesta.
La nostra povera villa degli Abeti!
Se non fossi stata certa che tuo padre
l'avrebbe comprata, non avrei mai acconsentito
a venderla. Ma preferisco che sia tua,
poich non ho bambini. Io non potrei pi
andarvi. Soffrirei troppo.
Con gesto nervoso si richiuse la cappa, poi
dette la mano a Raimondo.
Non ti disturbare. Un cliente aspetta,
forse.
No, non ho sentito sonare. Comunque,
ti accompagno fino alla scala.
Apr la porta davanti a lei e ambedue si
inoltrarono fino al pianerottolo. Paola afferr
la mano di Raimondo e la serr con
forza.
Grazie di nuovo, grazie di avermi perdonata.
Quanto sei buono! Tu non sai che
conforto sar per me la tua amicizia!
Egli replic con tono fermo:
Il conforto cercalo prima di tutto vicino
a Dio perch troppo l'hai dimenticato
fino a oggi. Adotta un tenore di vita serio,
Paola, riprendi le tue abitudini cristiane. Ormai
ti occorre un forte scudo.
S, hai ragione; ma tu, tu che sei tanto
credente, mi aiuterai?
Con la stessa fermezza egli disse:
No, non io, Paola. Ma ti rivolgerai a
mia madre. Ella sar felice di farti da
guida.
Le dita di Paola si allentarono e lasciarono
andare la mano di Raimondo. Gli occhi
pieni di fervore si abbassarono, disparvero
sotto le palpebre diafane.
S, le chieder consiglio. Buona sera,
Raimondo. Poich sai pregare, prega per
me.
Chino sulla ringhiera, la guard scendere.
La cappa di petit-gris rivestiva elegantemente
la sua persona alta e snella. Un cappellino
di feltro verde scopriva i capelli
biondi che adesso avevano una intonazione
pi scura: quella richiesta quell'anno per essere
donne alla moda.
Una donna alla moda! Ecco ci che era
stata Paola, ecco che cosa aveva trovato di
meglio da fare per combattere le disillusioni
coniugali! Ora non era pi che un relitto
prossimo a sommergere se non veniva soccorso.
Ritornato nel suo studio Raimondo rimase
in piedi: una ruga solcava la sua
fronte pensosa. Quel colloquio, che lo aveva
riportato al passato, e nello stesso tempo gli
aveva rivelato tutto il dramma della vita di
Paola, lo aveva lasciato triste. Nonostante
tutto egli compiangeva sua cugina. Gli faceva
piet quella debolezza di carattere,
quella strana aberrazione morale che un
tempo lo aveva tanto dolorosamente sorpreso.
Paola diveniva ai suoi occhi una malata
nell'anima, colpita in modo grave, ma
non incurabile. Lei stessa del resto lo riconosceva
implicitamente chiedendo il suo
aiuto.
Ma quell'aiuto, quei consigli che sarebbe
stato felice di dare a sua cugina, doveva rifiutarli
alla fidanzata di un tempo, alla moglie
di Daubrey. Durante quella conversazione
aveva capito che Paola lo amava, che
probabilmente non aveva mai cessato di
amarlo, e che quel sentimento acquistava
nuova forza via via che cresceva in lei il disprezzo
per Daubrey. In rivolta, presa dallo
sgomento, essa veniva a lui, forse senza neanche
accorgersi che non si rivolgeva soltanto
al parente e all'avvocato per averne soccorso
e consiglio. Con la sua esperienza, la sua
prudenza di uomo avvezzo a sorvegliare la
propria coscienza, egli doveva prevenire il
pericolo e la sofferenza che ne poteva risultare
per lei. Pi tardi avrebbe parlato a sua
madre esortandola ad accogliere Paola con
la tenerezza di un tempo e a sostenerla nei
momenti di angoscia.
Nella stanza vi era un profumo gradevole
ma penetrante. Egli apr la finestra e sporse il
viso all'aria fresca, temperata dal caldo sole
di marzo. I suoi occhi si volsero verso l'appartamento
del primo piano abitato dal presidente
e da sua figlia.. L'immagine di Paola
si offusc, scivol nell'oblio. Egli non vide
altro che il viso fremente di Arianna, la sua
bocca senza belletto, che aveva un sorriso
cos delicato, e quegli occhi ora gravi ora
ridenti che lasciavano indovinare l'anima ardente,
leale, e talvolta dolorante.
Arianna... Arianna che forse saprebbe
amare fino alla morte colui che essa giudicasse
degno di un tale amore.
Si ritir quasi bruscamente, chiuse la finestra
e torn alla scrivania. Soffriva, e ancora
una volta doveva stroncare lo slancio
verso l'amore.
Che cosa fu mai l'abbandono di Paola,
di fronte a quest'amore che stenter tanto
a morire? pens.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Il processo d'Arcier fin con la condanna dell'accusata, nonostante la potente e brillante
difesa di Daubrey. La cameriera, cliente di Arianna, dopo un'abile difesa della
giovane procuratrice, fu assolta. All'uscita
dell'udienza alcuni colleghi premurosi circondarono
la signorina Daubrey. Evennes non era tra quelli. Al banco della difesa
aveva stretto la mano ad Arianna con poche
parole di congratulazione, e apparentemente
non si era occupato di lei. Da parte sua, ella
sembrava evitarlo, ma senza ostentazione.
In Tribunale cominciavano a circolare delle
voci sulla domanda di separazione presentata
dalla signora Daubrey. C'era poca benevolenza
verso Ferdinando. Era notorio che
egli aveva sposato la fidanzata di Evennes
raggirandola. La ricchezza della ragazza
aveva tentato la sua cupidigia di gaudente.
Ora metteva tutto in opera per impedire che Paola vincesse la causa.
Raimondo si assorbiva nel lavoro. Reagiva
energicamente all'intima sofferenza, e alle
rivolte del suo cuore innamorato. Arianna
con il nuovo contegno gli facilitava il compito.
Nei rapporti d'obbligo che aveva con
lui rimaneva unicamente la collega. Da poco,
Raimondo aveva visto nei suoi occhi che ella
lo amava, e le era profondamente riconoscente
di quella tacita delicatezza che risparmiava
alla sua anima tanti tumulti, tante lotte.
Ma l'avere scoperto l'amore della signorina Daubrey non poteva certo essere una
ragione capace di affievolire i suoi sentimenti
a suo riguardo; e a volte si sorprendeva ancora a pensare:
Se diventasse mia moglie, sarei quasi
certo di vederla, al nostro contatto, adottare
tutte le nostre idee.
Dopo poco la riflessione s'imponeva alla
sua mente leale. No, egli non aveva il diritto
di tentare quell'avventura, di rimettere
le sorti morali di una famiglia nelle mani
di una donna senza fede, per quanto buona
e virtuosa apparisse, perch sarebbe mancata
la base al focolare, e il legame tra loro non
sarebbe mai stato intimo e stretto se non
avessero potuto pensare nello stesso modo,
credere ai medesimi fini soprannaturali e sperare nella vita eterna.
All'inizio del seguente inverno in Tribunale
fu visto l'avvocato Daubrey molto cambiato,
poich in seguito a un raffreddore era
stato colpito da una bronchite che andava
in lungo senza accennare a guarire. La separazione
era stata pronunziata. Paola abitava
con sua madre. Andava pochissimo in
societ, ma era vista spesso dalla signora
Evennes. L essa incontrava talvolta Arianna.
Le due cognate si trattavano con correttezza,
ma senza che riapparisse l'amicizia di
un tempo. Non parlavano mai di Ferdinando
n degli avvenimenti che si erano svolti durante
la vita coniugale di Paola. Il silenzio
ricopriva quegli anni e l'uomo che Paola detestava e Arianna disprezzava.
La signora Evennes riceveva la sua giovane
cugina con bont. Ella cercava di portare
l'anima debole ed esulcerata a una seria
comprensione della vita. Paola andava
volentieri a trovarla e si attardava nella
grande sala tranquilla, parlando di Raimondo.
Raramente passava nel suo studio.
La signora Evennes, delicatamente era
riuscita a farle capire che nella sua condizione,
e soprattutto dato il precedente fidanzamento,
delle visite troppo frequenti rischiavano
di essere male interpretate. Ma
spesso, quando Raimondo, tornando dal Tribunale,
entrava a sedersi un istante presso
i genitori, la trovava l, pronta ad accoglierlo
con uno slancio che le metteva negli
occhi un improvviso splendore.
Arianna continuava a venire di frequente,
di preferenza nelle ore in cui supponeva che
Raimondo fosse occupato. Il colonnello e
sua moglie parlavano pochissimo di lei al
figliuolo. Incidentalmente essi dicevano:
La signorina Arianna ci ha detto questo,
ci ha raccontato quest'altro...
Ma subito cambiavano discorso e non facevano
mai apprezzamenti su lei. Raimondo
dapprima se ne era meravigliato; poi, conoscendo
la prudenza, la retta saggezza di
sua madre e quella chiaroveggenza di cui
essa gli aveva dato prova pi di una volta,
pens che essa lo aveva capito e che volutamente
ricorreva al maggior silenzio possibile
su colei che il figlio amava.
Tuttavia un pomeriggio essi s'incontrarono
nel salotto della signora Evennes. Arianna
veniva a chiedere consiglio per il ricevimento
che il presidente avrebbe dato di l a quindici
giorni per contraccambiare le innumerevoli
gentilezze di cui erano oggetto sua
figlia e lui. Era l anche Paola. Protesa verso
il cugino lo interrogava sopra un processo
che appassionava tutto il Tribunale. Era elegantissima
e l'abito le si addiceva, sebbene
non fosse del suo sobrio gusto di un tempo.
Aveva le guance leggermente colorite, ma la
sua carnagione non aveva pi quella freschezza
che era stata una delle sue doti maggiori.
Un cerchio violaceo sotto gli occhi dava al
suo sguardo una languidezza che non era
senza attrattiva. Ascoltava il cugino con evidente
fervore. A un tratto lo vide trasalire
mentre guardava verso la porta che si era
aperta. Ella vide il fremito del suo viso, il.
bagliore dei suoi occhi mentre guardavano entrare Arianna.
Cap forse in quel momento?... Cap, davanti
a quella giovane, radiosa bellezza? Distolse
lo sguardo e incroci nervosamente le
mani che tremavano un po'.
Arianna si avvicin alla signora Evennes
e s'inchin con graziosa deferenza. La luce
della lampada ne illumin i bei capelli castani,
il viso colorito dall'aria fresca, il vestito
a disegni di un blu pastello. Raimondo
fu sorpreso di vedere sua madre baciare la
bella fronte che si offriva a lei. La signora
Evennes non era incline a certe effusioni con
gli estranei. Arianna si era dunque gi tanto
attirata la sua benevolenza, forse il suo affetto?
Ne prov una gioia profonda e strinse
la mano della ragazza con pi abbandono del solito.
Arianna, seduta tra il colonnello e la signora
Evennes, espose il motivo della sua
visita. Evitava di guardare Raimondo. Accarezzava
distrattamente il gatto dei suoi
ospiti che le era salito sulle ginocchia. Mentre
parlava abbassava le palpebre come per
velare lo splendore dei suoi occhi. Paola,
seduta di fronte a lei, rimaneva zitta. Il suo
viso e quello di Raimondo si trovavano un
po' nell'ombra, tuttavia ella poteva osservare
la fisonomia del cugino, vederne gli occhi
che, attratti di continuo verso la visitatrice,
se ne distoglievano, per tornarvi subito. Le
sembrava che mai Arianna avesse avuto tanto
fascino quanto in quella sera. Era proprio
tipo da attirare e trattenere l'ammirazione
maschile, e Raimondo stesso, il serio, l'invincibile Raimondo...
Paola era tutta tesa a osservarli. Osservava
altres l'intimit che esisteva tra la
signora Evennes e Arianna, almeno a giudicare
dal tono della loro conversazione. Il
materno interessamento dell'una incontrava
nell'altra una incantevole deferenza. Paola
si sentiva invadere dalla irritazione. Non era
addirittura pazzesco, imprudente al massimo
grado, attirare quella ragazza che Raimondo,
con i suoi principii, non poteva sposare?
Non riconosceva pi il buon senso della zia
Elena. Forse Arianna aveva ammaliato anche lei?
Ora che la sua attenzione si acuiva, Paola
credeva di cogliere delle inflessioni commosse,
frementi, nella voce di Raimondo e
di Arianna quando si rivolgevano l'uno all'altro.
E un terrore geloso si insinu in lei
quando Arianna prese congedo e Raimondo l'accompagn alla porta.
Andarono entrambi in silenzio nel vestibolo,
dove Arianna si gett sulle spalle un
mantello; poi Raimondo apr la porta, e
mentre scendevano i tre scalini le domand:
Siete sempre soddisfatta della vostra
professione, signorina?
Molto soddisfatta. Permette di fare tanto bene.
Egli si ferm in fondo agli scalini, guardandola.
Ne debbo dedurre che il vostro scetticismo
di un tempo si  arreso e che le vostre
risoluzioni egoistiche sono tramontate?
S, potete dedurne questo.
Sopra la scalinata un globo rosato diffondeva
la sua tenue luce sui due giovani. Raimondo
vide salire negli occhi di Arianna una grave dolcezza.
Davanti a tante miserie materiali e morali,
come si pu rimanere insensibili? Come
si potrebbe non cercare di addolcire alcune
di queste pene, e non essere felici di sentirsi
la confidente, la consigliera, quasi l'amica
di anime sofferenti, a volte disperate?
Raimondo vedeva ora un'Arianna a lui
sconosciuta. Sapeva, s, che era buona, ma
non la credeva ancora capace di dedizione,
di piet, di quella carit vera che induce a
dare una parte di se stessi per consolare e
soccorrere gli altri. Quell'egoismo di cui essa
prima si vantava non era dunque che fittizio,
e il suo gran cuore di donna lo aveva presto respinto da s.
Solo le grandi anime provano questi
sentimenti, signorina. I professionisti di carattere
comune, invece, restano indifferenti
alle sofferenze che incontrano nella loro professione.
Si dominava, cercava di parlare con calma,
di frenare la commozione che lo invadeva
davanti a quell'Arianna compassionevole e
amorosa, cos deliziosamente donna, che sapeva
unire tanta grazia, tanta sobria eleganza,
a una forza di pensiero non comune,
a una salda e brillante cultura dello spirito.
Dunque, secondo voi, sono un'anima grande?
Un sorriso saliva alle labbra di Arianna,
un dolce sorriso che ravvivava lo splendore
vellutato dei suoi occhi.
S, lo siete. Niente  mediocre in voi.
S'interruppe. Troppe parole, che non voleva
lasciarsi sfuggire, si affollavano alle
sue labbra. La sua anima vacillava, come
smarrita sotto quello sguardo che diventava
di una dolcezza inebriante. E i suoi occhi
non lasciavano forse leggere tutta la trepidazione del suo essere?
Abbass le palpebre come per mettere uno
schermo tra s e quel viso di donna. Ma lo
vedeva ancora, sentiva il dolce calore dei suoi occhi fissi su lui.
Sono tanto felice di sentirvelo dire. Ho
piena fiducia nella vostra opinione.
Erano arrivati al cancello. Raimondo lo
apr. Sorridente, essa gli tese la mano.
Arrivederci! Verrete, domani, a sentire
Mareuilles? Non vorrei essere al posto di
quel povero Janillot! Sar travolto da tanta eloquenza.
Una risatina gioconda termin la frase.
Raimondo mormor:
Povero Janillot!
Non sapeva bene quello che diceva. Si
smarriva di nuovo. Le parole proibite, le parole
d'amore salivano alle sue labbra. Le gridava
il suo cuore, ma se fossero sfuggite
alle sue labbra?
Liber la mano dalle tepide dita che aveva
strette tanto forte e riusc a dire con calma:
S, voglio sentire Mareuilles. Sar interessante.
Buona sera, signorina.
S'inchin, la lasci passare e richiuse la cancellata.
Quando si volt vide Paola in piedi sulla
soglia del vestibolo. Ella scese gli scalini e gli venne incontro.
Te ne vai, Paola?
S,  l'ora.
Aveva la voce concitata e guardava Raimondo
con un'espressione di avida curiosit.
Ma egli era ancora troppo commosso
per accorgersene.
Paola fece qualche passo verso il cancello,
soggiungendo con un tono che cercava di
rendere indifferente:
I tuoi genitori trattano Arianna da
amica intima. Mi pare strano, le sue idee
sono tanto diverse dalle loro!
Con una durezza involontaria, egli rispose:
Ma  rimasta sincera e buona; e questo,
oltre tutte le qualit di cui  provvista,
le attira la stima e l'affetto dei miei genitori.
Paola fece una risatina strozzata.
Capisco! Non si pu rischiare la minima
critica su Arianna alla presenza di
un uomo. Tu come gli altri, Raimondo.
Con un gesto imperioso egli la interruppe.
Dico semplicemente la verit.  inutile
andare a cercare ragioni che non esistono.
Mi farai il piacere, Paola, di astenertene.
Egli abbassava la voce, ma il tono era
irritato, quasi duro. Paola arross e balbett:
Come sei suscettibile! Ci che ho detto
non merita questo risentimento.  naturale
che... che, come gli altri, tu la trovi piacevole.
Non voglio dire con ci che...
Cercava d'incontrare gli occhi di Raimondo,
ma egli guardava altrove ed ella
vide soltanto il profilo impassibile. Lui fece
un passo avanti, apr di nuovo il cancello.
Paola gli tese la mano che egli strinse appena.
Buona sera, Paola. Saluta tua madre.
Uno sguardo umile si volse verso di lui.
Sei arrabbiato con me, Raimondo?
Egli disse freddamente:
Ma no,  passato. Dimentichiamo ci, se vuoi.
Voglio quello che vuoi tu, sussurr Paola.
Egli non bad alla dolce sottomissione degli
occhi che lo fissavano. Quando Paola fu
passata, richiuse la cancellata come aveva
fatto prima per Arianna. Per un istante segu
con lo sguardo la giovane donna che
attraversava il cortile e si dirigeva verso
l'androne illuminato della casa di fronte.
Ma invece della cappa di pelliccia e del
cappellino di Paola, egli vedeva l'abito di
Arianna, i suoi capelli castani dai riflessi
dorati. Paola per lui non era pi che
un'ombra incapace di far trasalire il suo cuore.
Torn verso il padiglione e rientr nel vestibolo.
La signora Evennes era in fondo alla scala.
Prenderai freddo, figliuolo mio, gli disse.
No, mamma, poich stasera fa meno freddo.
Mentre rispondeva pensava: Se le parlassi di Arianna? Se le dicessi tutto?
Perch sebbene di solito confidasse tutto a
sua madre, non l'aveva mai messa a parte
dello scompiglio della sua mente. Gli pareva
che non parlandone gli riuscisse pi facile
vincersi. Solo il sacerdote che lo guidava
spiritualmente aveva ricevuto la confidenza
di quel cuore d'uomo. Tuttavia Raimondo
conosceva troppo bene sua madre per'non
sapere che essa lo aveva capito.
Ma non parl. Quella sera si sentiva troppo
agitato. Si sarebbe confidato a lei e le
avrebbe domandato consiglio quando fosse
stato pi calmo, quando avesse ripreso la padronanza dell'animo suo.
Vai a lavorare, figliuolo?
S, perch ho del lavoro urgente. A pi
tardi, mamma cara. -
Ella lo segu con gli occhi mentre saliva
le scale. Il personale elegante e il profilo
fiero si profilavano sul muro illuminato. Egli
si volt e vide sua madre che lo guardava;
allora sorrise teneramente; poi, con un improvviso
slancio, ridiscese e circond con le
braccia le spalle della signora Evennes.
Mamma tanto cara, abbracciami, per
darmi forza, per infondermi il tuo amore al
bene, al dovere, a qualunque costo.
Le labbra della madre si posarono sulla
fronte che si offriva a lei. Vi deposero un
lungo bacio ardente. Tutta l'anima della madre
risplendeva negli occhi che incontravano
quelli del figlio. La signora Evennes pos
una mano carezzevole sui capelli biondi dicendo:
Vai, bambino mio, e resta sempre quello
che sei oggi: un uomo onesto e un cristiano
che sa mettere la sua vita in accordo con la sua fede.
Lo guard di nuovo allontanarsi, e alcune lacrime le salirono agli occhi che tuttavia sorridevano.
Mio povero adorato! pensava. Quanto soffriresti accanto a una donna che non pensasse come te!
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
La signora Berta, assorta nella scelta di
un abito, sussult leggermente sentendo vicino
a s la voce della figlia.
Esco, mamma.
Ah, bene! Prendi la macchina?
No, vado a piedi. Ho bisogno di fare
un po' di moto.
La signora Berta sbirci con una lunga
occhiata il viso che portava evidenti tracce
di stanchezza.
Che hai, carina? Si direbbe che non
hai dormito.
Paola disse brevemente:
Infatti, pochissimo e male.
Ti senti poco bene?
Ma, no!... A pi tardi, mamma.
Si avvi verso la porta. Ma sua madre si
alz e la trattenne per un braccio.
Senti, cara, bisognerebbe che tu reagissi,
che tu non pensassi pi al cattivo sogno
che hai fatto. Ti ammalerai.
Paola la interruppe con una risatina sorda.
Non dovrei pensar pi che la mia vita
 rovinata per colpa di quell'uomo? Questo
mi sar impossibile!... Non passa ora, non
passa momento senza che soffra pensando...
pensando a quello che doveva essere.
Le sue labbra si contrassero, tremarono a lungo.
Quello che doveva essere! Sarei ora la
moglie di Raimondo, avrei tutto quello che
si pu desiderare: la ricchezza, la notoriet,
una vita onorata accanto all'uomo stimato
sopra ogni altro... e il suo amore.
La voce le si spezz. Il cerchio si accentu
sotto gli occhi pieni di patetica disperazione.
La madre serr forte il braccio sul quale
si appoggiava la mano.
Come! Lo rimpiangi a tal segno? Tu!
Oh, bimba mia!
Mi domandi se rimpiango un uomo come
lui! Ah, che errore fu il tuo!... Che errore
pazzesco!
Ma tu non lo amavi! Me lo dicesti tu,
Paola!
Fosti tu a persuadermene. Mettevi a
confronto il suo avvenire con quello di Daubrey,
esaltavi la larghezza di vedute di lui
e mi spaventavi con la pretesa intransigenza
di Raimondo. Ero debole, ambiziosa, e quell'uomo
mi circuiva. Inoltre, a quel tempo
non conoscevo il valore dell'amore di Raimondo,
e io stessa, ancora sotto l'impressione
della nostra amicizia d'infanzia, non
ero cosciente del sentimento che provavo per
lui. Ma presto capii... ah, ben prima del
matrimonio! Allora avrei dovuto troncare.
Non lo feci per orgoglio, e sono diventata la
moglie dell'uomo che non amavo. Meritavo
ci che ho sofferto. Ma se tu avessi fatto di
me una donna seria, profondamente cristiana,
se tu mi avessi consigliata come avrebbe fatto
la zia Elena, non avrei mai pensato a lasciare
Raimondo per un Daubrey.
La mano della signora Berta scivol sulla
manica della cappa di pelliccia. Il viso appassito
impallidiva, e gli occhi si riempivano
di un doloroso stupore.
Ma, bimba mia... bimba mia...
Paola si scans con un gesto d'impazienza.
Lasciamo andare, mamma. Ci che 
stato non si ripara. La mia vita  finita...
e lui non ha ancora cominciato la sua. Ah,
come sar felice quella donna!... E io avrei
potuto...
La sua voce fin in un singhiozzo.
Paola!
La signora Berta si riavvicinava cercando
di prenderle la mano; ma la giovane donna
si scans di nuovo.
No, lasciami, mamma. Ho una giornata
pessima. Perdonami di averti parlato cos.
Questi rimproveri mi sono sfuggiti perch
soffrivo troppo.
Usc dalla stanza e si trov nel salottino.
Si ferm l alcuni istanti per ricordare meglio
la scena di quella sera. Raimondo era
venuto l per domandarle se voleva davvero
rompere il suo fidanzamento. Lei gli aveva
confermato la sua decisione e gli aveva anche
detto che non lo amava.
Amare lacrime le salirono agli occhi; guardando
in giro per la stanza, sempre adorna
di fiori, uno specchio le riflett la sua immagine.
Si avvicin e si guard a lungo.
No, non sono pi la Paola, che egli amava,
la sua Paola, pensava. Sono ancora bella,
ma non pi come un tempo. E ho perduto
la sua stima sposando Daubrey.
Sospir e soffoc un singhiozzo. Usc
quindi alla svelta e si mise a camminare in
fretta. Andava, andava, senza una meta, col
solo desiderio di distogliersi dal pensiero
lancinante che l'aveva tenuta sveglia tutta
la notte. Si accorse a un tratto che si trovava
vicino a San Severino. Fece qualche
passo verso il porticato, poi si riprese e si
diresse verso San Giuliano il Povero.
Cinque anni prima vi aveva assistito a un
uffizio di rito greco, come sempre venivano
celebrati in quella cappella. Quel giorno era
con Raimondo, che uscendo le aveva detto:
Vengo spesso a pregare qui. Mi piace
questa solitudine, mi sento pi vicino a Dio.
Nel suo scompiglio morale, Paola sentiva
l'imperioso desiderio di rivedere i luoghi
dove era andata con Raimondo, fidanzata
felice che si lasciava amare senza capire
l'estensione della sua felicit. Vi era spinta
altres da un' incosciente attrazione per i
luoghi cari a colui il cui ricordo la perseguitava.
Capire e amare tutto ci che era
amato dal cuore e dalla forte intelligenza
di Raimondo, era divenuto lo scopo della sua vita.
Apr la porta ed entr. L'interno era
pieno di luce. Attraverso le losanghe grige
delle vetrate il sole illuminava le vecchie
statue erette sotto le finestre, ravvivava i
dipinti dell'icona, e, nel fondo, gli ori pallidi dell'altare.
C'era una sola persona, una donna, inginocchiata
in prima fila. Appoggiava il viso
sulle mani e guardava davanti a s. Il suo
personale appariva snello, elegante, sotto il
mantello ben fatto. Dal cappellino di feltro
nero uscivano dei capelli di un castagno
dorato. Paola ebbe un sussulto di meraviglia.
Sembra Arianna, pens.
Si avanz di qualche passo. S, era proprio
Arianna!... Arianna in una chiesa, in
ginocchio davanti a un tabernacolo cattolico!
Paola rest l ferma, stupita, con gli occhi
fissi sulla cognata. Il puro profilo si disegnava
nella luce; le labbra restavano immobili,
ma il viso esprimeva un'intima commozione,
i cigli palpitavano sugli occhi che
non abbandonavano l'altare.
Al rumore della porta che si apriva
Arianna non si era mossa, e neppure aveva
girato la testa sentendo sulle lastre il passo
leggero di Paola. Dopo qualche minuto chin
la fronte tra le mani e rimase cos, immobile,
per un momento. La luce scherz sul
candore della nuca e sul castano dorato dei
capelli; poi la figurina flessuosa si raddrizz,
le mani ricaddero. Arianna si alz e si volt.
Fu sorpresa, forse contrariata di veder l
Paola. I loro sguardi s'incontrarono con un
certo impaccio. Arianna avanz, strinse la
mano della cognata, e ambedue, in silenzio,
uscirono dalla chiesa..
Fuori, Paola si ferm domandando:
Sei dunque cristiana, ora, Arianna?
Lo sguardo di Arianna aveva ripreso la
sua calma sicurezza; sembr anzi, a Paola,
rischiarato da una luce caldissima, come un
riflesso ardente dell'anima.
S, sono cristiana, col pi vivo desiderio,
almeno. Ero venuta in questa chiesa
per riflettere, per scrutare la mia anima; e
ho sentito che avevo la fede, che pregavo.
A dire il vero, non lo avrei mai immaginato!...
Che dir tuo padre?
Sono padrona di pensare come voglio.
Mio padre mi ha sempre dichiarato: Crederai
quello che vorrai, o niente del tutto.
Nella notte morale in cui mi aveva avviata,
mi sono apparse la vita e la luce. Ormai
egli non pu allontanarmene.
Come sei giunta a questo?
Come? Ma se ti resta qualcosa dei tuoi
principii, Paola, sai che le anime sono guidate
insensibilmente, per le vie pi diverse,
fino alla soglia della fede, quella soglia che
io ho varcata poco fa. Vi sono stata guidata
dallo sgomento del vuoto assoluto di tutto
quello che mi circondava, dal terrore della
morte, della morte del mio essere pensante
e del mio cuore. E anche dal disprezzo, dall'amaro
disgusto che mi ispiravano le turpitudini
umane. Avevo continuamente sete di
credere a qualcosa di grande, di puro, d'immenso,
a qualcosa di eterno!
Il sangue parve palpitare sotto il vivo candore
delle guance e vi si diffuse in un afflusso rosato.
Qualcosa di eterno!... ripet Paola.
Ascoltava distrattamente sua cognata e guardandola, pensava:
Che fascino ha in s. E lui l'ama! Ah, l'ama!
Arianna continuava sottovoce:
Poi ho visto da vicino dei veri credenti,
di quelli che si comportano secondo la loro
fede. Si  mostrata a me un'anima di donna,
sublime e bella nella sua concezione cristiana
del dovere, felice in mezzo alle sue avversit
perch soffriva unita al suo Dio e aspettava
una gioia eterna. E ho anche visto
molto da vicino delle miserie, delle tristezze
di ogni genere, e mi sono accorta che la
fede, una vera fede in un Dio consolatore le
addolcisce e le nobilita. S, ho capito che il
dolore, esecrato dal mondo, pu essere sopportato
senza disperazione e senza rivolta,
quando ci appoggiamo a Colui che ne ha
preso il fardello per salvarci.
Paola rise ironicamente.
Tu dimentichi un'altra ragione di questo
voltafaccia.
Arianna sembr sorpresa.
Credo di averti detto le ragioni principali.
No, non la principale, la sola forse,
poich a tutte le altre non credo. Tu ti converti
per amore di Raimondo, e in questo,
s, ti capisco.
Il viso di Arianna divenne rosso. Gli occhi
delle due donne si penetrarono: quelli
di Paola che cercavano di nascondere attraverso
l'ironia la sofferenza gelosa, quelli di
Arianna fieri e indignati.
Ah, lo capisci?!.. Ebbene, io no, non
lo capisco. Non vorrei mai ingannare l'uomo
che stimo al disopra di tutti. Anzi, posso
benissimo dirtelo: ho temuto, dapprima, di
essere spinta verso la religione da questo movente.
Me ne tormentavo, come di una mancanza
di rettitudine. In quel tempo non avrei
saputo che cosa risponderti, se tu mi avessi
parlato come ora; ma la mia intenzione, da
principio oscura, si  poi precisata. Poco
fa, davanti a quell'altare, ho sentito chiaramente
che quantunque sia vero che Raimondo
Evennes mi abbia per il primo attirata
verso i suoi principii con la irradiazione
della sua fede, della sua vita altamente
morale, oggi mi ha avvinta per sempre la religione
del Cristo, studiata e meditata sotto
la guida della signora Evennes. Se non ne
fossi sicura come ne sono sicura oggi, non
farei mai il passo che mi separa dalla fede
praticante, perch non ammetto che, sia pure
per l'uomo pi amato, si cerchi d'ingannare
se stessi e ancor meno d'ingannare lui.
Paola mormor: Dunque  vero, tu l'ami?
Non ho motivo di nascondertelo.
E... lui?
Non mi ha detto niente.
La voce di Arianna diventava impaziente.
I suoi occhi si distolsero da quelli che cercavano
di penetrare il suo pensiero, ed ella
si scost leggermente.
Paola ripet sottovoce:
Non ti ha detto niente.
Con un accento di trionfo, mormor:
Ha amato anche me.
Un riflesso di sole circondava le due giovani
donne, rischiarava il viso di Paola, ne
sottolineava la freschezza perduta in mezzo
a una strapazzosa vita mondana e alle penose
preoccupazioni che l'avevano invecchiata prematuramente.
Arianna disse con una piet
un po' sprezzante:
S, ti ha amata come tu non meritavi,
poich gli hai preferito Ferdinando. Ferdinando!...
Fece una risatina carica d'ironia.
Ah, pazza, pazza! Ferdinando, invece
di Evennes! Paola, che follia t'invase in
quel momento?
Le labbra di Paola tremarono mentre mormorava:
Non so... s,  vero, ero pazza. Ferdinando
invece di Raimondo!
Veniva gente verso la cappella. Le giovani
donne tacquero e si allontanarono di qualche
passo. Paola tese la mano alla cognata.
Si separarono freddamente, come se ambedue
non avessero proprio allora svelato qualche
cosa del segreto della loro anima.
Arianna si dirigeva istintivamente verso il
Tribunale sebbene a quell'ora non vi avesse
niente da fare. In seguito a quel colloquio
inatteso i pensieri si affollavano nel suo cervello.
Aveva sorpreso in Paola la gelosia della
donna un tempo amata, che a sua volta ama,
e si accorge con disperazione che solo l'indifferenza
le risponde e che un'altra ha preso
il posto lasciato libero da lei. Arianna pensava:
Adesso  mia nemica; ma non la temo.
Evennes non l'ama pi. Ama me e ormai
nessun ostacolo ci separa.
Una viva allegrezza l'animava. Tutta la
sua giovinezza ardente cantava l'inno della
felicit. E un'altra gioia si aggiungeva a
quella. Sentiva nella sua anima vivere la fede.
Ella non era pi la meschina creatura
che viveva senza guida, senza scopo, povera
cosa che la morte prende senza lasciarne
sussistere null'altro che un po' di cenere.
Adesso, la fede, la Ricollegava a una filiazione
divina; ella poteva appoggiarsi a una
autorit indistruttibile, credere all'amore
senza tradimento, alla giustizia senza errori,
alla santit senza ombra. Vedeva anche una
vita eterna, una gioia senza fine il cui solo
pensiero dissipava il terrore della morte che
ella un giorno aveva confessato a Raimondo.
E pensava: A lui, a sua madre, io debbo questa felicit.
Senza loro sarei probabilmente restata
nelle tenebre. Sono apparsi sulla mia strada
come una luce accesa, mi hanno mantenuta
nei retti sentieri con la sola luce della loro
bellezza morale.
Attraversava la Senna. Davanti a lei si
allungava il viale del Palazzo di Giustizia,
dove i veicoli s'incrociavano in un incessante
andirivieni. Passando dalla corte di
Maggio gett un'occhiata sulla fredda e monumentale
facciata le cui tre porte immense
davano accesso alla galleria dei Passi Perduti,
e pens: Si imporr sempre pi qui per il suo
magnifico ingegno, per il grande ascendente
che ha su tutta questa giovent avida di udirlo.
A tale idea una gioia orgogliosa s'insinuava
in lei. Non contavano pi i suoi successi
personali; solo quelli dell'uomo amato
le importavano. Fin d'ora si sentiva felice
di non essere che un'ombra nella scia di
colui che aveva eletto a maestro della sua vita.
Si appoggi per un istante alla spalletta
del lungo Senna dell' Orologio. Davanti a lei
il fiume scorreva in bagliori di luce. Lontano,
sul fiume e sui tetti, si stendeva ancora
una nebbiolina luminosa.
Arianna diceva tra s e s:
Come tutto  chiaro stamani!... Come 
incantevole Parigi!
Beveva con gli occhi tutta quella luce,
tutta quella bellezza. Passava in lei il delizioso
fremito della giovent che incontra l'amore.
Come era lontano lo scetticismo che un
tempo ella professava con tanta sincerit!
Che calore oggi nel suo cuore!
Si volt per lasciare il lungo Senna. Davanti
a lei si elevavano le due vecchie torri
tonde che inquadravano la meravigliosa
porta gotica della Conciergerie. Nella piena
luce di quel sole gi primaverile quelle torri
rimanevano arcigne sotto il loro rivestimento
di pietra annerita, con le loro aperture
strette che sembrava rifiutassero al sole il diritto d'entrare.
Arianna che aveva ancora negli occhi tutto
il chiarore che aveva allora allora contemplato,
sorrise alle scure torri pensando:
Non temo pi n la vita n la morte, perch credo in un Dio eterno.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
La signora Evennes entr nello studio di
suo figlio, deserto in quell'ora pomeridiana.
Ne fece il giro, posando su ogni mobile
l'occhio attento di padrona di casa. In mezzo
alla stanza si ferm per osservare con compiacenza
l'ambiente serio e sobriamente elegante
che Raimondo si era creato con l'aiuto
di quei bei mobili di famiglia. Qui niente
riportava al lusso insulso di cui si circondavano
molti dei suoi colleghi che si erano
gi fatti un nome. Quella cornice, che alitava
la tradizione, ben si addiceva all'uomo
la cui vita fino a quel giorno si era riassunta
nei suoi doveri di credente, di figlio
e di francese.
La signora Evennes si avvicin a una finestra
aperta, appoggi le mani sul davanzale
e guard davanti a s, verso il piccolo parco
del villino vicino. La giornata era grigia. Un
fresco umido saliva dal suolo bagnato sul
quale sgocciolavano i rami gi adorni di
gemme. Un po' di nebbia si stendeva nella
profondit dei viali dove le fronde s'intrecciavano.
La signora Evennes si ritir e chiuse
la finestra. Voltandosi vide Raimondo che
entrava con la cartella sotto il braccio.
Ah! Sei qui, caro!
Ci sono, mamma. Sono tornato prima;
oggi avevo meno da fare in Tribunale.
Pos la cartella sulla scrivania e and
verso la madre, sorridendole.
Hai fatto or ora la tua ispezione, cara
mamma? Domenico ha rimesso in ordine e
ripulito tutto come vuoi tu?
Ella fece un gesto affermativo, e fissando
gli occhi sul viso sorridente del figlio domand: Che fai stasera?
Ho una conferenza al Circolo del Lussemburgo, te ne sei scordata?
No, affatto. Ma non darai una capatina
alla serata del presidente?
No, mamma. Mi sono scusato, e sono In regola.
Arianna per spera che tu receda dalla
tua decisione.
Sbaglia. Finita la conferenza, mi affretter
a tornare a casa. Il presidente
Daubrey mi  poco simpatico, lo sai, e abbiamo
pochi rapporti l'uno con l'altro. Inoltre, le
riunioni mondane non mi attirano, e siccome
niente mi obbliga ad andarvi...
Non hai il desiderio di vedere come
sar bella la signorina Daubrey con quel vestito
che abbiamo scelto insieme, lei ed io?
Egli ebbe un movimento brusco guardando
sua madre con stupefazione mista a rimprovero.
Tu, mamma, mi dici questo? Eppure
sono certo che hai indovinato... s, sai bene
che sono tanto pazzo da amarla!
Ella si chin avvicinando il viso a quello
del figlio. Lo sguardo ansioso di Raimondo
si ripos in quegli occhi seri e amorevoli in
cui risplendeva tutta la tenerezza, materna.
S, lo so, ragazzo mio. E ho temuto per te
quell'amore, appena l'ho visto nascere. Non ignoravo
quale lotta avresti dovuto sostenere tra lui e il tuo dovere.
Arianna aggiunge alla sua grazia fisica tante incantevoli
qualit! E lei ti amava. Se tu sapessi,
caro, quanto ho pregato per te! E alfine mi
venne dal Cielo una ispirazione. Mi misi a
studiare quella ragazza, a parlare con lei.
Cos potei convincermi del suo valore morale
ancora incolto, ma che sarebbe stato
facile coltivare. Il cuore era rimasto retto e
puro. A quell'anima non mancava che l'educazione
cristiana e il risveglio delle tradizioni
che furono quelle della sua famiglia
prima che il presidente se ne allontanasse.
Mi accorsi che lei vi aspirava per istinto,
povera piccola anima tormentata dal problema
della vita! Allora l'attirai pi spesso,
divenni la sua amica, la sua consigliera. Ci
accadde con molta semplicit, per tacita intesa.
Veniva verso di me perch sentiva che
le volevo bene e che avevo un po' di luce, un
po' di vita da comunicarle. Parlavamo con
molta intimit. Le questioni religiose erano
spesso oggetto dei nostri colloqui. Le parlavo
inoltre delle nostre tradizioni di famiglia,
di tutto quello che noi amiamo e rispettiamo.
E vedevo quella giovane anima aprirsi
a una nuova vita; la vedevo diventare cristiana...
diventare mia figlia.
Mentre parlava, la signora Evennes sentiva
Raimondo fremere contro di lei, vedeva
salire una gioia ardente nei suoi occhi buoni.
Quando tacque due braccia la circondarono
e la voce di Raimondo rison un po' ansimante:
Mamma, tu hai fatto questo per me!
Arianna credente!... Arianna mia moglie!
E sei tu, mamma mia cara, che me la dai,
tutta compenetrata del tuo intelletto, del tuo
insegnamento, del tuo cuore!
Il terreno era ammirevole. Tutte le
buone semenze vi germoglieranno. Tu continuerai
il compito iniziato, ne farai una
donna degna di te.
Ella baci la fronte che si appoggiava a
lei. Raimondo si raddrizz un po', ma uno
dei suoi bracci rimase intorno alle spalle
della madre. La signora Evennes lo guardava
con quell'aria gravemente pensosa che
anche Raimondo a volte assumeva e che rendeva
i loro visi tanto somiglianti.
Hai sofferto, bambino mio, hai lottato
e hai vinto.
S, ho sofferto! Se almeno avessi potuto
non rivederla! Ma quasi ogni giorno la
incontravo. Ah, come l'amo! Cara mamma,
temo di amarla troppo!
Il mio Raimondo si ricorder che  cristiano
e che le passioni umane sono effimere.
Ama tua moglie, figliuolo mio, amala con
tutte le forze del tuo cuore, ma senza mai
permettere a questo amore terrestre di prendere
il sopravvento su quello che devi a Dio,
n di indebolire la tua vita di credente.
Ella lo guard ancora a lungo. Una immensa
gioia rischiarava quel viso d'uomo. La
signora Evennes disse pensosa:
Anche lei deve amarti come l'ami tu.
Conserva sempre il tuo potere su lei per
innalzarla fino a te. Fanne la regina del tuo
focolare, ma tu resta il re. Ecco ci che deve
essere. Ricorderai sempre, ragazzo mio, le
mie raccomandazioni?
Non dimenticher mai, fin nei minimi
atti della mia vita, di mostrarmi degno della
pi adorabile delle madri.
La signora Evennes sorrise agli occhi che
la guardavano con dolce tenerezza.
Sicch persisti a non voler andare stasera
dal presidente?
Egli fece una risata squillante.
Ah, mamma cara, ora ci andr! Vedr
la mia Arianna, poich mi  permesso di
amarla.
La signora Evennes mormor:
S, lo sapevo bene che avevi paura di
lei... e paura di te.
Quella sera, a tarda ora, finita la conferenza,
Raimondo torn a casa, per vestirsi
da sera, poi sal dal presidente Daubrey.
Stavano ballando nel salotto e nello studio
del padrone di casa. Arianna, un po' in disparte,
parlava con il presidente dell' Ordine
degli avvocati, arrivato anche lui un po' in
ritardo. Ella arross vedendo Raimondo che
s'inchinava davanti a lei, e l'emozione traspariva
dalla sua voce quando disse:
Avete dunque cambiato idea?... Bene!
Siete stato molto gentile.
Il presidente dell' Ordine si mise a ridere
stringendo la mano di Raimondo.
E ne sar ricompensato diventando il
cavaliere della nostra deliziosa ospite. Ors,
vi lascio, ragazzi; allontano da voi la mia
triste cinquantina che non ha niente da
fare qui.
La sua magra figura scomparve tra gli
abiti neri.
Raimondo domand:
Volete ballare, signorina?
No. Mi sento un po' stanca. Sediamoci
e parliamo un po', volete?
Andarono nello studio di Arianna diventato
un salottino. Dal divano d'angolo dove
si erano seduti vedevano i ballerini volteggiare
nel salotto vicino. Da principio si
scambiarono brevi frasi interrotte da lunghi
silenzi.
Dicevano delle cose comuni, mentre vibrava
in loro tanta appassionata emozione
che si rifletteva nei loro occhi quando s'incontravano.
Ogni movimento di Arianna produceva un
dolce fruscio. Il tulle grigio argento ondeggiava
sopra un trasparente di seta rosa, formando
una delicata sfumatura di una eleganza
sobria e rara.
Mia madre mi ha detto che avete scelto
questo vestito consigliandovi con lei, signorina.
S, sono ricorsa al suo consiglio. Vi
pare bello?
 la cosa pi squisita che abbia mai
visto.
Ella rise, ma era molto commossa vedendo
tanta ammirazione negli occhi di Raimondo.
Dovrete farne gli elogi a vostra madre.
Il suo buon gusto mi ha evitato di incorrere
in esagerazioni spiacevoli.
Ho sempre trovato perfetto il vostro
gusto.
Vi fu di nuovo silenzio. Le parole indifferenti
non riuscivano pi a varcare le loro
labbra. Il ballo finiva e Arianna torn tra i
suoi ospiti. Gli uomini la circondavano. Fu
con essi di una amabilit riservata, un
po' fiera. Da lontano Evennes, pur chiacchierando
con uno dei suoi colleghi, non la lasciava
con gli occhi. In quel quadro di festa
ella appariva in tutta la sua regalit di
donna, in tutto lo splendore della sua bellezza.
Raimondo sentiva accelerare i palpiti
del suo cuore tutto preso da una gioia inebriante.
Sfuggendo al suo interlocutore fece
qualche passo per avvicinarsi alla ragazza.
In quel momento l'orchestra riprendeva a
sonare. Arianna, alle domande di alcuni suoi
ammiratori, rispose che per quella sera non
avrebbe pi ballato. Vedendo Evennes che
si avvicinava, ella pos la mano sul suo
braccio.
Andiamo l. Vorrei sedermi ancora
un po'.
Raimondo disse sottovoce:
Desidererei parlarvi... dirvi solo qualche
parola.
Ella grav un poco la mano indicando con
quel movimento, al giovanotto, il profondo
vano di una finestra davanti alla quale si
elevavano alte piante verdi.
Ora erano l, uno di fronte all'altro. L'ombra
delle foglie attenuava lo splendore della
luce. Erano soli e Raimondo diceva:
Avete capito? Sapete quello che ho da
dirvi?
Arianna abbass un po' le palpebre. Una
emozione molto giovanile, molto delicata, le
imporporava il viso. Non era pi la indipendente
Arianna, gi donna nel modo di fare,
nella mentalit, nella esperienza. Raimondo
aveva davanti a s una fanciulla che, un
po' tremante, aspettava la prima dichiarazione
d'amore.
Hai capito, Arianna? Sai che ti amo?
S, lo so. Ma non potevi sposare una
miscredente.
Mia madre mi ha detto che sei convertita.
 vero. Credo, come credi te. Ora la
mia anima  in pace. Ricordi quante volte
ti ho confidato le mie incertezze, le mie angosce?
S, me ne ricordo... Ti compiangevo
tanto! Ora, se vuoi accettare il mio nome,
ti aiuter a conservare, ad aumentare quella
pace che  nata dalla fede.
Ella disse semplicemente:
Anche tu sai che ti amo, Raimondo.
Sar tua moglie.
Egli le prese la mano e vi appoggi le labbra.
Rialzando la testa scambi con lei uno
sguardo di appassionata tenerezza.
Vorrei dirti quanto mi sei cara.
Me lo dicono i tuoi occhi, Raimondo.
Gli sorrise. Il suo sguardo aveva uno splendore
di felicit che abbagliava Evennes.
Ho sofferto tanto pensando che non saresti
stata mia!
Con accento di fervida ammirazione ella
disse:
Come sei forte! Che felicit sar vivere
accanto a te!
Il fogliame ombreggiava i capelli castani
che quella sera avevano dei riflessi pi chiari.
Un po' di luce arrivava al giovane viso fremente.
Arianna soggiunse:
Chiesi alla signora Evennes di aiutarmi
a diventare come lei. La dignit, la felicit
di una donna e di coloro che la circondano
sono racchiuse nei doveri che tua madre compie
con tanta semplicit perch  un'anima
forte e credente. E per te, Raimondo, ci
vuole un'anima simile alla sua.
Abbandon la mano in quella di Evennes,
il cui calore la penetrava. A ogni movimento
le piccole perle della sua collana ondulavano,
e risplendevano sul candore diafano
del collo.
Ci vuoi te, per me! le disse Raimondo;
e stringendole pi forte la mano
soggiunse: Ti voglio con i tuoi difetti e
le tue qualit: con i tuoi difetti che spariranno
nella nostra atmosfera familiare, con
le tue qualit incantevoli, il tuo cuore rimasto
puro, e quella delicatezza d'animo che
un giorno scoprii in te. Sapevi che potevi
sconvolgere la mia vita, rendere aspra e
dura la lotta tra il mio amore e il mio dovere;
potevi sperare di vincermi; e ti allontanasti
per risparmiarmi una grande sofferenza.
Questo l'ho capito, Arianna, e ti benedico
per averlo fatto.
Con amorevole seriet ella disse:
Non avrei potuto sopportare che, sia
pure per amor mio, tu ti fossi diminuito
ai miei occhi, e io stessa mi sarei disprezzata
se avessi avuto la debolezza d'incitarti
a mancare al tuo dovere.
Tacque per un istante; poi, a voce pi bassa, soggiunse:
Eppure, quanto mi eri caro! Sei stato
tu che mi hai strappata all'egoismo, all'amaro
disprezzo di tutto ci a cui tendeva
la mia anima delusa. Il tuo esempio parlava
chiaro. L'ho seguito da lontano, molto da
lontano. E mi sono sentita pi forte. Con
la finalit del dovere da compiere per conservare
la tua stima, la vita mi  parsa meno
dura. Non hai mai capito, Raimondo, che
evitavo tutte le debolezze che assediavano la
mia giovinezza priva di una guida morale,
il mio cuore privo di affetti familiari, pensando
che volevo meritare la stima di colui
che ai miei occhi era il vero onore, la vera
bellezza morale, la vera energia nel dovere?
Egli mormor appassionatamente: Arianna! Mia amatissima Arianna!
Ella chin un po' la testa guardandolo con fervore.
Mi  dolce sentirti dire cos. Non avrei sopportato che me lo dicesse un altro. Nessuno me lo avrebbe detto come te, Raimondo; nessuno avrebbe avuto il profondo rispetto e l'ardente amore che vedo nei tuoi occhi.
Rispetto e amore,  proprio ci che ti
offro infatti, ed  tutto il segreto della felicit coniugale.
L'orchestra sonava un'aria spagnola che quell' inverno faceva gran furore. Le coppie ballando passavano davanti alle piante dietro le quali erano i due giovani. Molti sguardi erano rivolti da quella parte. Taluni bisbigliavano: La signorina Daubrey amoreggia col suo collega, il bell'Evennes.
Arianna domand: La signora Evennes mi accetter per figlia?
Mia madre ha per te una grande stima e un grande affetto. Lei stessa mi ha rivelato quanto vali, che donna sei.
Le voglio molto bene anch'io! E ho tanto da imparare da lei! Come sono ora, ti renderei felice per qualche tempo; poi la convivenza ti permetterebbe di discernere i miei difetti, le lacune della mia educazione morale. Ne soffriresti, e mi ameresti meno.
Voglio invece che tu mi ami sempre come oggi, magari in modo diverso, ma con la stessa intensit. Bisogna che tu trovi in me la donna che ti comprenda in tutte le sfumature del pensiero, in tutti i tuoi slanci di credente. Bisogna, amor mio, che la tua anima penetri la mia per elevarla fino a te.
Egli disse, sorpreso: Dici proprio quello che ha detto mia madre quando dianzi le ho confessato quanto ti amavo. Vorrei che ti udisse! S, sar il tuo consigliere, Arianna. Sar il tuo sposo in tutta l'estensione della parola, che racchiude tanti doveri!
S'interruppe per un istante, e con un tenero sorriso soggiunse: Ma la tua indipendenza?... Riuscir a piegarsi sotto il giogo maritale?
La mia indipendenza? Non esiste pi ora che mi ami e io ti amo. Te la offro, semplicemente. La immolo davanti a te. E questo sacrifizio, al quale non avrei acconsentito per nessun altro, mi  dolcissimo.
Fece un movimento che mise il suo viso in piena luce. L'emozione incupiva i suoi occhi violetti nei quali splendeva la sua giovane felicit. Il tulle grigio argento fremette sulla seta rosa e le perle rifulsero intorno al collo.
Le ultime battute della danza spagnola giungevano a loro. Arianna disse con rammarico: Torniamo di l, adesso. Domani verr a trovare la signora Evennes.
Ti aspetter in mattinata, se potrai venire.
Verr verso le dieci. Ci sarai?
S, far in modo di esserci. Abbiamo da dirci tante cose!
Si scambiarono una lunga stretta di mano e uno sguardo ardente di tenerezza. Poi tornarono a mescolarsi agli invitati del presidente.
Evennes, molto guardato, molto ricercato, parlava distrattamente. Il suo pensiero era vicino ad Arianna, che sorrideva appena rispondendo con aria distratta ai suoi ammiratori e pensando a Raimondo.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Secondo il parere di tutti, l'avvocato Raimondo Evennes, il giorno dopo, nella causa che sostenne, super se stesso. Si trattava di una causa di captazione di eredit che da mesi occupava l'opinione pubblica. Raimondo, avvocato della parte civile, abbatt pezzo per pezzo il sistema di difesa del suo avversario, uno dei pi celebri tra i membri dell' Ordine. Tenne quanto volle colleghi, giudici e uditorio sotto l'imperio della sua parola vibrante e forte, li soggiog con una perorazione al cui stile purissimo dava maggior risalto il timbro caldo, sonoro e profondo della sua voce.
I procuratori si affollavano per sentirlo. Arianna era seduta tra loro. Il suo cuore si dilatava di lieta fierezza. Quell'uomo ammirato, stimato da tutti, era il suo fidanzato.
Egli l'amava con la passione forte di un cuore intatto. Glielo aveva ripetuto anche quella mattina davanti a sua madre dandole il primo bacio d'amore. Credeva di sentire ancora il calore di quelle labbra frementi che con tanta fermezza non si erano lasciate sfuggire le parole che Raimondo non poteva dire ad Arianna miscredente. Ma ora quelle labbra parlavano, avevano gi parlato, e ci che dicevano dava ad Arianna la massima felicit.
Incurante dell'attenzione di cui ella era oggetto, non vedeva che lui, in piedi al banco degli avvocati, che dominava tutta la sala con la potenza della sua parola e l'energica volont del suo sguardo. Non aveva notato, nei primi ordini dell'uditorio, la signora Berta Evennes e Paola. Le vide solo un po' pi tardi. Nella luce smorta di quel pomeriggio piovoso il viso della giovane donna appariva stanco, rilassato. Arianna, guardandola, sent di nuovo in s quella piet un po' sprezzante che sempre le ispirava Paola. E pens: L'ha amata, e lei l'ha respinto! Che rimpianto deve provare adesso! La compiango,  una povera anima debole. Ma non avrebbe saputo amare Raimondo come deve essere amato. Non lo avrebbe compreso.
Corse col pensiero a Ferdinando. Gi da un mese era a Leysins per tentare di arrestare la malattia che lo minava. Nelle poche righe che scriveva diceva che il suo stato rimaneva stazionario; ma i medici non avevano nascosto al presidente che, se guariva, doveva cambiare completamente vita.
Arianna per era certa che il fratello non avrebbe mai accettato una vita regolare e non si sarebbe assoggettato a nessun riguardo per la sua salute.
Guardando Paola, il cui sguardo non lasciava il banco degli avvocati, Arianna pensava:
Sa senza dubbio lo stato di salute di Ferdinando, e forse attende la sua vedovanza.
Allora cercher di riprendere Raimondo.
A questo pensiero un sorriso di dolce trionfo sal alle labbra della ragazza. Nessuna donna le ispirava timore, neanche Paola, la fidanzata un tempo prediletta. Era sicura della fedelt di colui che, non ignorando che ella lo amava, e innamorato egli stesso, era passato su quell'amore per obbedire alla sua coscienza.
Ella pensava: Mi preferiva il suo Dio.
E trovava ci molto nobile, molto giusto, e anche molto rassicurante. All'animo che si domina davanti alle passioni umane ci possiamo appoggiare con fiducia perch non inganner. L'udienza finiva. Il presidente stava ora pronunziando la condanna dell'accusato e della sua complice. Arianna, mentre tutti i membri dell' Ordine presenti si rallegravano con Evennes, rimaneva in disparte. Si avvicin soltanto quando lo vide meno circondato.
I loro occhi s'incontrarono. Quelli di Arianna dicevano: Come hai parlato bene! Sono fiera di te.
Quelli di Raimondo rispondevano: Come sei adorabile e quanto ti amo.
Insieme con altri colleghi essi arrivarono nell'atrio. La signora Berta e Paola, fendendo il gruppo che circondava Evennes, giunsero fino a lui. Paola, mentre si congratulava col cugino sbirci Arianna che non perdeva niente della sua bellezza nel severo vestito che, addosso a lei, diventava grazioso, ed ebbe un brivido d'inquietudine vedendo tanta vivida luce negli occhi che sorridevano guardando Raimondo.
La signora Berta si chin all'orecchio di sua figlia. Vedo il presidente Daubrey che viene da questa parte. Andiamo, Paola.
Durante il processo di separazione essa aveva avuto col padre di Ferdinando un alterco piuttosto violento, e da allora non si erano pi visti. Si allontan dunque lesta lesta, seguita da Paola che aveva stretto la mano di Raimondo dicendo: A presto, vero? Devi venire a desinare da noi uno di questi giorni.
Il presidente si avvicin a sua figlia. Aveva in mano un telegramma, e un'emozione insolita contraeva i lineamenti del suo viso scarno che sembrava pi giallo del solito.
Un telegramma da Leysins, Arianna. Le condizioni di Ferdinando si sono aggravate a un tratto. Temono un esito fatale a breve scadenza.
Il sorriso disparve dallo sguardo di Arianna.
Prese il telegramma, lo percorse e disse tristemente:
Povero Ferdinando! Dovr dunque morire cos lontano? Andiamo, almeno, ad assisterlo! Partiamo, babbo?
S, andiamo subito a casa. Vedremo l'orario dei treni.
Arianna si volse a Raimondo. Non credi che occorra avvertire Paola?
Certamente!
Il presidente protest: Che idea! Non c' pi nulla tra loro.
 sempre suo marito. Deve essere avvertita.
Pensateci voi allora, Evennes. Io non ho tempo, e, inoltre, non me ne curo.
Ebbene, ci penser io. Forse non  ancora uscita. Vado a vedere.
Arianna disse: A presto.
E la tenera carezza dei suoi occhi complet il saluto.
Raimondo cerc invano sua zia e Paola nell'atrio. Decise di recarsi a casa loro.
Forse le avrebbe trovate; altrimenti vi sarebbe tornato pi tardi. Bisognava che Paola fosse avvertita prima della partenza del treno della sera.
Mentre in automobile si dirigeva verso l'abitazione delle sue parenti, Raimondo pensava al triste destino di quell'uomo abbandonato a se stesso fin dalla infanzia, schiavo dei suoi vizi, divenuto un rottame umano in cui tutti i buoni sentimenti parevano annientati.
Per una misteriosa disposizione della Provvidenza Arianna era stata preservata da simile sorte. Ella conservava un cuore senza ombra, un'anima retta che insorgeva contro il male, che si sarebbe dedicata a tutte le grandi cause e avrebbe conservato intatto l'onore del focolare.
La signora Berta e Paola erano in casa.
La cameriera fece passare Raimondo nel salottino dove quasi subito apparve Paola.
Tu, mio caro! Che c'?
Il suo accento esprimeva sorpresa, non inquietudine, e sul suo viso si rifletteva un'intima gioia.
Il presidente Daubrey ha ricevuto un telegramma da Leysins. Suo figlio sta malissimo.
Parte con sua figlia con il treno della sera e mi ha incaricato di avvertirti.
I lineamenti di Paola si contrassero un poco.
Abbass gli occhi mentre mormorava: Non sapevo che fosse tanto grave.
Pare che non abbiano alcuna speranza di salvarlo. Devi partire stasera se vuoi rivederlo vivo.
Ella sussult guardando meravigliata il cugino.
Io, partire?... Rivederlo?... Ma non  pi niente per me!
No, Paola;  sempre tuo marito, e sta per morire. Hai un dovere da compiere verso di lui.
Ella disse con veemenza: Non lo rivedr mai. Non hai dunque capito che lo detesto? Ha rovinato la mia vita. Per causa, sua sono una spostata. Eppoi sai bene quanto mi ha fatto soffrire, te
l'ho pur detto... anzi, no, non sai tutto!
Tendeva il viso, i suoi occhi avevano una fiamma insolita, e la loro espressione di sofferenza e di sdegno le dava una bellezza quasi tragica.
Raimondo disse fermamente: So quanto hai sofferto per colpa sua; ma so anche che sei cristiana e che sei sua moglie. Quell'uomo sta morendo; tu devi essere vicina a lui per cercare di strappare quell'anima alla sorte che l'aspetta.
Mai!
 tuo dovere, Paola.
Essa ripet: Mai!
Il suo viso diventava rigido ed ella distolse lo sguardo da quello di Raimondo.
Fai come vuoi. Questo riguarda la tua coscienza. Hai ancora due o tre ore per riflettere. Spero che ripenserai alla tua decisione, perch potresti rimproverartela duramente in seguito.
La voce di Raimondo era tagliente e severa, l'espressione del viso accentuava la riprovazione contenuta nelle sue parole. Fece un passo verso la porta per andarsene. Ma Paola lo trattenne per un braccio.
Non te ne andare cos! Raimondo, vorrei fare quello che vuoi tu, ma mi chiedi troppo. Rivederlo, quando l'ho cancellato dalla mia vita!
Un legame vi unisce sempre. Il tuo posto  laggi. Sii forte, Paola.
Le prese la mano e soggiunse con tono pi mite, compassionevole: Pregher per te; ma parti:  tuo dovere.
La mano di Paola trem nella sua. Egli vide fremere le spalle della giovane donna sotto il velluto azzurro del suo vestito da casa. Due occhi febbrili si fissarono su lui.
Tu lo vuoi? Lo vuoi, Raimondo?
Egli fece un gesto di protesta e la sua mano lasci ricadere quella di Paola.
Che c'entra la mia volont in una questione che riguarda solo la tua coscienza?
Io ti dico: Devi andare da tuo marito che  moribondo. Ma non ho nessun potere per importi questo passo.
Ella balbett: S... s...
Chinava la testa come faceva un tempo, quando Raimondo le rivolgeva un rimprovero amichevole. Le sue labbra avevano la stessa espressione di mestizia e le sue palpebre bianchissime si abbassavano come allora, dolcemente, sugli occhi che dicevano: Perdonami.
Fu una visione del passato, nel luogo che aveva visto tante volte Raimondo seduto accanto alla sua fidanzata teneramente sorridente.
Una commozione fatta di malinconia s'insinu nel cuore di Evennes e cancell dal suo viso la rigidezza che vi era apparsa.
Avvolse con un lungo sguardo impietosito colei che gli ricordava delle dolci ore, un amore sincero e protettore. Non si ricordava pi della sofferenza inflittagli da lei, della ferita recata al suo amor proprio. O meglio, vi pensava con una specie di indulgenza, involontariamente un po' sprezzante, per quella debolezza di cui aveva potuto allora misurare tutta la estensione. Paola non era pi capace di risvegliare in lui altra emozione che quella di un ricordo. Da lungo tempo il suo dolore era sparito insieme con l'amore.
Vai da lui, Paola, egli disse con dolcezza.
Capirai quanto ho ragione di darti questo consiglio, allorch sentirai la tua coscienza in pace dopo gli istanti penosi che dovrai passare.
Vi fu tra loro un lungo silenzio. Alcune rose in un vaso si sfogliarono e i loro petali caddero con lieve rumore sul foglio lucido di una rivista. La piccola lumiera antica diffondeva la sua luce velata sui due cugini in piedi l'uno di fronte all'altro: lui, molto calmo, la considerava con compassione; lei esitante, ansiosa, con certi sussulti che la facevano fremere tutta.
Alla fine, con voce soffocata ella disse: Ebbene, andr, perch dici che  mio dovere. Poich in questo sconvolgimento morale, nelle incertezze nelle quali mi dibatto, tu sei la luce che mi guida. In chi dovrei avere fiducia, se non in te che mi hai perdonata, in te la cui vita  cos nobile e il cui animo contiene tanta bont? Tu rischiari la mia strada, tu mi sostieni con i tuoi esempi e i tuoi consigli. Seguir questi, Raimondo, partir a qualunque costo.
Bene, Paola. Non dimenticare quando sei l che in quell'uomo, per quanto avvilito sia, c' un'anima da salvare. Ora ti lascio; hai appena il tempo di prepararti.
Prese la mano che ella gli tendeva; ma lei domand: Vuoi darmi un bacio, per farmi coraggio?
Le labbra di Raimondo sfiorarono appena la fronte che si protendeva verso di lui, e disse con dolcezza: Buona sera, Paola. Non dimenticare di pregare. Dio solo ti dar la luce e la forza di cui hai bisogno.
Usc. Paola rimase sola nel salottino. Il velluto azzurro mandava dei riflessi sotto la tenue luce. Dalle sue dita inanellate che tremavano congiungendosi in un gesto d'angoscia sprizzarono dei bagliori.
Ella mormor: Amico mio... amico mio!...
Due lacrime scivolarono lungo le guance leggermente imbellettate. Paola gett un lungo sguardo su quei mobili, su quegli oggetti testimoni di un amore scomparso e che avevano un giorno sentito Paola Daubrey rispondere al fidanzato: No, non ti amo come tu vorresti.
Pieg la testa pensando con disperazione: Ah, pazza, pazza!
La morte di Ferdinando ritard di una quindicina di giorni la domanda di matrimonio che i genitori di Raimondo rivolsero al presidente Daubrey. Questi si rallegr con la figlia per quella conquista.
Ero certo che ci saresti riuscita. La sola cosa che mi dispiace  che lui ti convertir alle sue idee.
Il presidente si era accorto del cambiamento avvenuto in sua figlia. A Leysins l'aveva sentita parlare di Dio a Ferdinando con parole attinte alle pi pure sorgenti del Vangelo.
Quando le aveva espresso la sua sorpresa, gli aveva risposto: Infatti sono cristiana, come fu mia madre, come sei stato tu stesso.
Ma come?... Da quando?...
Da qualche mese. Con la riflessione, lo studio, a contatto di anime nobili, e per una grazia misericordiosa.
Il presidente aveva fatto una risatina. E aggiungi: per amore di Evennes. Sar pi comprensibile, bambina mia.
Ella, con tranquilla fierezza, aveva detto: Mi aspettavo questo discorso. Anche altri penseranno cos, ma non mi importa.
Dato il grave lutto dei Daubrey, al pranzo di fidanzamento furono invitati solo gli intimi.
La signora Berta e sua figlia ignoravano ancora l'avvenimento. La signora Evennes si riservava di comunicare loro al ritorno, quel fidanzamento che avrebbe fatto molto soffrire la nipote.
Paola apparve sul finire di un pomeriggio nello studio del cugino; questi si preparava a raggiungere Arianna.
Raimondo s'inform della sua salute e di quella di sua madre. Ella rispose brevemente, poi gli disse che era venuta a consigliarsi con lui circa le noie che le procurava il presidente Daubrey.
Raimondo la interruppe. Scusami, cara Paola, se ti prego di consigliarti con l'avvocato Landier. Non posso mettermi tra il presidente e te.
Perch?
Raimondo esit a pronunziare le parole che avrebbero certamente spezzata l'ultima speranza di Paola, ormai vedova. I suoi occhi riprendevano lo sguardo sottomesso e tenero della Paola di un tempo, con uno splendore passionale che allora non avevano.
Ma l'illusione era morta nel cuore di Raimondo.  Anche se fosse stato libero da qualsiasi altro affetto, non avrebbe provato per Paola che una piet affettuosa.
Perch mi sono fidanzato con la sua figliuola. La vide arrossire mentre le palpebre si abbassavano per nascondere la sofferenza del suo sguardo. Con voce un po' rotta disse: Ah, davvero!?... Arianna...
Poi il sangue sparve dal suo viso e la sua esile persona ebbe una leggera flessione.
Paola!
Egli si alz spaventato credendo che le prendesse male. La sua mano afferr quella della giovane. Paola disse pianissimo: Non  niente... un piccolo malessere. Durante il mio soggiorno a Lione mi sono stancata molto.
Vado ad avvertire mia madre.
No, non  nulla. Mi dispiace di averti disturbato. Hai ragione,  meglio che mi rivolga all'avvocato Landier.
Un leggero colpo battuto alla porta la interruppe.
Raimondo disse: Avanti.
Il battente si apr ed entr la signora Evennes seguita da Arianna. Paola arross novamente. Indietreggi un po' appoggiandosi alla scrivania di Raimondo. Egli and incontro ad Arianna e strinse la mano che ella gli offriva. Lo sguardo della giovane si volse alla cognata. Esprimeva solamente della compassione.
La signora Evennes si avvi verso Paola che non si mosse.
Buona sera, cara. Ignoravamo il tuo ritorno.
Dammi notizie di tua madre.
Paola rispose con voce asciutta, distrattamente. Guardava Arianna e Raimondo. Si abbotton il mantello con gesto istintivo, e con il medesimo tono asciutto disse: Vado via, perch ho delle commissioni da fare. Tutti i miei auguri di felicit, Raimondo... e a te pure, Arianna.
Salut tutti con una certa fretta. La signora Evennes disse a suo figlio che stava per accompagnare la giovane donna: No, resta, l'accompagno io.
Quando la porta si fu richiusa dietro alle due donne, Arianna mormor: Povera Paola! Che grande felicit ha perduta!
Chin un po' la testa sulla spalla di Raimondo. Le labbra di lui sfiorarono la sua guancia.
Mi rattrista la sua sofferenza. Avrei voluto risparmiargliela. Ma non posso rimpiangere il suo abbandono di un tempo.
Arianna, amor mio, che bei riflessi d'oro hanno stasera i tuoi capelli!
Alla cancellata del giardino la signora  Evennes salutava Paola.
Vieni pi spesso, disse. Guardava il viso pallido, gli occhi cerchiati. Paola fece un gesto di noncuranza. Oh, la mia vita!  rovinata ormai,  finita.
Puoi farne ancora buon uso. Prometti di venire a trovarmi pi spesso. Nelle prime ore del pomeriggio sono sempre sola.
E sia. Verr per obbedirti. E poi... s, la tua forza morale attira la mia debolezza.
Mi occorreva una madre come te; la mia ha fatto la mia disgrazia.
Rabbrivid e mormor dolorosamente: Ah, povera mamma, che martirio mi hai procurato!
Quell'estate, Raimondo e Arianna, dopo un soggiorno in Norvegia, andarono a passare il mese di settembre ai Grandi Abeti.
Raimondo voleva prender contatto con la gente del paese di cui diventava in certo modo il castellano.
Un pomeriggio Raimondo apparve sullo spiazzo di fronte alla Rupe dell'Inferno, dove Arianna stava ricamando. Per desiderio del marito aveva abbandonato il Foro.
Egli and a sedersi accanto a lei e le porse una lettera aperta.
 di mia madre. Mi dice che Paola non sarebbe aliena dal riprendere marito tra qualche tempo. Pare piaccia al dottore Borel, e che lei a sua volta lo  trovi di suo gusto.
Sarebbe un matrimonio di convenienza. Bene. Borel  serio; sapr guidare sua moglie senza asprezza. Credo che Paola non sar infelice con lui, e forse arriver ad amarlo.
Lo spero anch'io. Per fortuna mia madre si  assunta la guida di quell'anima...
Come un tempo della mia.
Oh! Tu, Arianna, cammini sulle sue tracce, e diverrai simile a lei.
Arianna pieg la testa sulla spalla del marito dicendo con fervore: Tu e lei siete anime forti, anime splendenti.
Attirate tutte le debolezze per rialzarle, per comunicar loro un po' di divino calore, per rischiararle con la luce ardente che  in voi.
S'interruppe, appoggiando la fronte al viso di Raimondo. Un brivido di gioia la percorse.
Temevo tanto la notte! disse sottovoce.
Ma tu sei apparso, Raimondo... ho conosciuto il tuo Dio e ho creduto in Lui. Ora tutto  luce davanti a me.
...
.
...
FINE.
